Lo scorso 19 dicembre è stato pubblicato Sogni ex demo, il nuovo EP di The Andre per Freak&Chic in distribuzione ADA Music Italy.
Si tratta un EP di canzoni con produzioni minimali, composto da brani che giravano per le stanze senza trovare il loro posto. Ne abbiamo parlato nella nostra intervista.
Mi è sembrato ci sia un filo conduttore in tutte le canzoni. I personaggi sono tutti fermi un attimo prima di fare qualcosa, come se avessero la paura di fare la mossa che vorrebbero fare per paura di sbagliare.
Direi che hai già risposto. È un po’ il tema portante di tutte le canzoni. Sono nate tutte in momenti diversi ed hanno anche avuto delle genesi diverse: una è addirittura di quattro anni fa. Hanno tutte un po’ gli stessi protagonisti con lo stesso desiderio di fare quella mossa che non si ha il coraggio di fare o di dire quella cosa che non si ha il coraggio di dire.
Sono fotografati proprio in quell’attimo tra il “lo faccio” e il “non lo faccio”, e poi sembra che non lo facciano mai, quindi rimangono sospesi in questa situazione di stallo.
A te interessa raccontare più il desiderio o la paura di sbagliare? Pensi che il silenzio sia meno pericoloso dell’azione?
Personalmente sono una persona che prima di agire, di buttarsi, di fare qualcosa ci pensa. Tendo a riflettere molto, e secondo me questa cosa è un po’ confluita nei personaggi delle canzoni.
Mi ha incuriosito il verso di Shanghai, dove dici, appunto, “il mondo è uno Shanghai”. Cosa intendi?
Mi sembrava l’immagine giusta per catturare quella situazione in cui si sta giocando una partita di Shanghai, ci sono tutte le bacchette una sopra l’altra e appena fai una mossa cade tutto. Però ogni tanto bisogna avere anche il coraggio di fare quella mossa e di far cadere tutto per andare avanti con la partita, altrimenti si rimane bloccati nella stessa situazione in eterno.
Che, di fatto, è quello che troviamo anche in Stallo, quando dici “se nessuno sbaglia siamo punto a capo”. Quindi questa immobilità è una forma di difesa, però è anche una condanna a questo punto?
Sì, diciamo che la contraddizione che viene fuori dalle canzoni è che l’io narrante è quello che da un lato non si sbilancia, ma dall’altro vorrebbe che l’altra persona si sbilanciasse. Quindi è come se stesse vivendo il contrappasso delle sue scelte.
Quando è che hai capito che questi brani demo potevano diventare un EP di “ex demo”?
Di solito ho la tendenza a concentrarmi su dei progetti più grandi. Quando ho finito l’ultimo disco, però, avevo cominciato a scrivere tutta una serie di canzoni che mi sono venute fuori abbastanza naturalmente, ma che non si accordavano a questo disegno.
Da un lato non le potevo assolutamente inserire in Mentre non riesco a dormire, né riuscivo a trovargli posto in un’altra dimensione, dall’altro, però, ci tenevo. Mi piaceva come erano uscite, anche per il loro essere un po’ più minimali rispetto al disco, e volevo trovargli una loro dimensione. Poi mi sono accorto che ce n’era un gruppettino che condivideva la stessa ambientazione, un po’ onirica, stessi temi, stessi personaggi e così è venuto fuori l’EP.
Quindi ci sono ancora molte altre canzoni nel cassetto e queste le hai scelte perchè accomunate da una tematica di fondo.
Di roba nei cassetti ce n’è davvero tanta, la quantità non è mai stato un mio problema. Ovviamente poi bisogna lavorare sulla qualità, però questi quattro brani mi sembrava che avessero quantomeno una loro identità piena e potessero camminare da soli.
Quali sono stati i tuoi riferimenti per la scrittura di questi brani?
I miei ispiratori sono sempre i cantautori del secondo novecento. Ultimamente sto ascoltando molto Bon Iver, i Fleet Foxes e tutta una serie di artisti molto acustici: probabilmente quello ha avuto un impatto sulla scrittura di queste canzoni.
Quanto è stato difficile proporre le tue canzoni e riuscire a farsi ascoltare, dopo l’esordio con le cover?
Da un punto di vista proprio materiale l’esperimento delle cover l’ho abbandonato anche abbastanza in fretta, perché alla fine è durato alla fine un annetto.
In quest’ultimo anno mi sembra di essere riuscito a far passare questo messaggio che posso fare anche qualcos’altro al di là delle cover o del rifare De André. È una cosa positiva, perché mi dà molta più libertà e non mi impedisce tra l’altro di tornare a farle un domani. Semplicemente non sono più quello che fa solo quella cosa lì, ma sono una persona che ha fatto quella cosa lì, ma può fare anche diverse cose.
Mi sembra che ci sia un pezzettino della mia “community”, anche se è una parola che non mi fa impazzire, che comunque sostiene questo aspetto della mia produzione da tanto tempo. E di questo sono molto contento e anche grato.
Visto che Sogni ex demo è uscito a fine 2025, cosa ti aspetti da questo 2026?
Come dicevamo prima di canzoni in cantiere ne ho molte. Alcune sono già finite, mentre altre sono in lavorazione. In questo momento mi sto dedicando ancora alla scrittura, e spero nel giro di quest’anno di tirare fuori qualcos’altro dal cappello.





































