Primavera

Quando l'orfana Cecilia incontrò il prete rosso

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Primavera
di Damiano Michieletto
con Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Hildegard De Stefano, Stefano Accorsi

Attenti ai gattini appena partoriti… Siamo nel 1716. Dal 1346 il Pio Ospedale della pietà di Venezia accoglie bambine orfane e abbandonate, le istruisce come in clausura  a leggere scrivere e fare musica, ne fa delle concertiste e le prepara a matrimoni che portano una dote all’istituto. La violinista Cecilia (Insolia) vive nel culto di una madre mai conosciuta ed è già promessa a un nobile in guerra contro i turchi. Poiché altri istituti offrono migliori concerti e hanno più donazioni dalla nobiltà ecco che chiamano un nuovo insegnante di musica. Vivaldi (Riondino), rosso di pelo e prete per salute fragile, sfortunato, può essere pagato poco. Vivaldi e la violinista Cecilia si riconoscono creature affini nell’amore per la musica e nella sfortuna. La musica cambia (è storico: l’orchestra delle orfane sotto Vivaldi raggiunse vertici) ma se la guerra finisce e il nobile (Accorsi)  torna, Cecilia deve andare in sposa e lasciare la musica. E lei non vuole. Perché questo film è notevole? Perché Venezia, che è già un fondale ovvio, è appena usata (è un film claustrofobico), perché il melodramma che potreste immaginare tra Cecilia e Vivaldi non va in quella direzione, perché la musica che si sente è quella che Vivaldi scriveva e insegnava alle orfane, perché il film la dice lunga sulla condizione femminile, la carità, la verginità, il denaro, la guerra e il successo, e perché il titolo e la Primavera, la prima delle Quattro stagioni, sbocciano alla fine. Michieletto è regista teatrale al secondo film, la sceneggiatura di Ludovica Rampoldi è tratta dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa (Strega 2009) e segnaliamo anche Pennacchi e Sacchi. Tutti bravi. Applausi.

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