La grazia

La grande leggerezza

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La grazia
di Paolo Sorrentino
con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano

Servillo diventa Presidente della Repubblica per Sorrentino. Il suo nome è Mariano De Santis, ma tutti lo chiamano  “cemento armato”. Lui è l’unico a non saperlo. Maestro di diritto, impenetrabile alle forzature ma stanco dei rituali costituzionali, ringraziato alla Scala per aver tenuto a bada un politico, affiancato dalla figlia giurista (Ferzetti), amato dalla scorta e dagli alpini, in apparenza è indeciso a tutto, ma entro fine mandato (imminente: è nel semestre bianco) dovrebbe dire la sua su due domande di grazia e una legge sull’eutanasia. E i due assassini che hanno chiesto la grazia in qualche modo avrebbero ucciso per eutanasia. Il film è stato presentato a Venezia 82 come “Una storia d’amore”. E lo è. Per la moglie morta. E anche una storia di gelosia. E di dubbio. Come dice un papa nero con i dreadlock – ovviamente contrario all’eutanasia- “ Presidente tu hai la Grazia”. E la Grazia cos’è, se non la (grande) bellezza del dubbio? E dunque in Sorrentino la grazia, La Grazia con la maiuscola, l’ironia, il dubbio, l’amore e la rabbia e persino la Leggerezza stanno tutti in equilibrio come l’astronauta italiano che non riesce a rientrare dalla stazione orbitante e piange rassegnato ma poi ride perché le sue lacrime diventano bolle in assenza di gravità. Meno acido che nei precedenti film politici Il Divo e Loro, surreale quanto basta, con un finale che ricorda la cena di Gambardella con la direttrice nella Grande bellezza (minestrina, scopatina). Si fuma, ma niente suore. Applausi. Servillo in stato di grazia ha vinto la Coppa Volpi.

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