Franz di Cioccio: 80 anni passati a suonare, suonare

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Franz Di Ciocco
@Emanuela Vertolli

Da ieri Franz Di Cioccio ha superato ufficialmente l’asticella degli 80 anni. A vederlo non si direbbe, ma è così. Dietro i tamburi ne ha passato qualcuno di meno, ma mica tanti: già da bambino, infatti, si dilettava a suonare sui fustini di detersivo o su qualunque altra superficie lo permettesse. Suo padre, che suonava l’oboe, avrebbe voluto che il figlio imparasse a suonare uno strumento “più nobile”, per esempio il sassofono. Ma il giovane Franz non ne voleva proprio sapere: «L’ancia di quello strumento è una lamella sottile che ti spacca le labbra, e baciare le ragazze era impossibile».

Franz Di Ciioccio
@Enrico Ballestrazzi

No, il suo strumento è la batteria. E diventa subito un fenomeno. Infatti già da adolescente fonda un gruppo, i Black Devils. A 18 anni conosce Franco Mussida, cambiano il nome del complesso in Grifoni e vanno in giro in tournée con Gian Pieretti, uno che in quel periodo aveva un bel successo.

Gian Pieretti li presenta alla sua casa discografia, l’allora potentissima Ricordi. Il gruppo ingaggia come cantante Teo Teocoli, uno che già allora faceva il verso a Celentano. Iniziano a farsi chiamare I Quelli e diventano in fretta uno dei complessi beat più ammirati.

Negli anni successivi la formazione subisce vari rimaneggiamenti, ma piano piano si stabilizza e a partire dal 1971 cominciano a farsi chiamare Premiata Forneria Marconi. Detto in estrema sintesi, non solo uno dei gruppi più importanti del rock italiano, ma a tutt’oggi uno dei più stimati in mezzo mondo. Tra album in studio, dal vivo e raccolte, hanno superato quota 50. E ancora oggi è un marchio che continua a macinare concerti in Italia e all’estero. I motori trainanti sono due: Patrick Djivas e lui, il Franz nazionale, che ormai da parecchio tempo sia in sala, sia sul palco, oltre a suonare la batteria, si diletta a cantare: «Ricoprire entrambi i ruoli non mai stato un problema. Lo facevo già negli anni ’70, quando cantavo stando seduto alla batteria. Per esempio il brano Dove… quando, dal nostro album d’esordio Storia di un minuto, l’ho sempre cantato io. Poi, a partire dal decennio successivo, quando il ruolo di cantante è diventato preminente, abbiamo dovuto ingaggiare un secondo batterista. Però ancora oggi continuo a dividermi tra microfono e bacchette».

Per la sua amatissima PFM ha rinunciato a grandi occasioni. Come quando i Led Zeppelin, intenzionati a rimettersi insieme, gli chiesero di fare un provino, per sostituire John “Bonzo” Bonham, morto il 25 settembre 1980. Lui disse no… «Siccome su questa storia sono girate tantissime versioni, vorrei fare chiarezza una volta per tutte. Io i Led Zeppelin non li ho mai nemmeno incontrati. So che avevano letto cose egregie su di me su un giornale musicale inglese, credo “The Musical Express”. Qualcuno mi riferì che volevano conoscermi, che gli sarebbe piaciuto se io avessi fatto un provino. Ma io non ho mai preso in considerazione l’idea, dissi a me stesso: “La PFM è la mia famiglia, non potrei farne a meno”».

Franz Di Cioccio
@Luigi Mandia

Tra i tanti con cui ha suonato, ci sono due miti della musica italiana, Lucio Battisti e Fabrizio De André. Col primo, ha partecipato alla registrazione di brani iconici come Acqua azzurra acqua chiara, 10 ragazze, La canzone del sole, Emozioni, Mi ritorni in mente, Fiori rosa fiori di pesco e Anna. Ha raccontato questa esperienza nel libro Sulle corde di Lucio (Giunti), scritto a quattro mani con Riccardo Bertoncelli: «Il giorno in cui abbiamo registrato Fiori rosa fiori di pesco è nata mia figlia Cinzia. Sono cose che non si possono dimenticare. Lucio era davvero simpatico, mi mancano tanto le nostre battute e le nostre risate».

Franz Di Cioccio

Personaggio caratterialmente all’opposto era Fabrizio De André. «Credo che l’abbinata PFM-Faber sia stata una delle cose più belle dell’intera storia della musica italiana. Ancora oggi, ad oltre 45 anni dalla prima volta, continuiamo a portare in giro le sue canzoni con i nostri arrangiamenti, e il pubblico apprezza sempre».

«Mi trovano in Sardegna e andai a trovarlo», racconta Franz. «A un certo punto estrassi il classico coniglio dal cilindro. Fino ad allora Fabrizio si era sempre mosso come un menestrello, ma io lo spiazzati proponendogli di suonare con noi. All’inizio era perplesso. Io insistetti, gli spiegai che negli Stati Uniti, per esempio, operazioni del genere erano sempre più frequenti, e di solito erano dei grandi successi».

«Lavorare con lui è stata un’esperienza straordinaria, ma non è stato facile. Fabrizio era come un fiume in piena, aveva sempre mille idee e avrebbe voluto realizzarle tutte. Era un’anima inquieta. Una notte sul tardi, non ricordo per quale motivo, andai in camera sua: era circondato di libri. Ne leggeva sempre quattro o cinque contemporaneamente».

Quando inizia a parlare, Franz Di Cioccio è una miniera di aneddoti e ricordi. «Una volta Phil Collins mi disse che senza la PFM i Genesis non sarebbero mai esistiti… Un’altra volta, stavamo suonando negli Stati Uniti, dove nei festival i tempi sono rigorosi, finiti i 40 minuti a noi riservati salutammo il pubblico e stavamo per scendere dal palco, quando uno degli organizzatori ci disse di andare avanti: “Carlos Santana vi ha sentito suonare, e ha deciso di togliere due pezzi dalla sua scaletta per lasciarvi altro spazio”».

Franz Di Cioccio

Franz ha un carattere molto forte. La sua passione è la musica, ma non per questo perde di vista i diritti dei più deboli, specie se non hanno la possibilità di far valere le loro ragioni come gli animali (detto per inciso, ha sei cani e sette gatti).

Qualche settimana fa ha dichiarato “guerra” al suo Abruzzo (è nato a Pratola Peligna, in provincia dell’Aquila, il 21 gennaio 1946), a causa di una legge piuttosto restrittiva emanata dalla regione sulla cura degli animali abbandonati. Ebbene, il musicista ha dichiarato pubblicamente che non suonerà più nella sua regione d’origine se non faranno marcia indietro su questa legge.

Tornando alla musica, la domanda è d’obbligo: «Hai mai pensato di smettere di suonare?». Lui ti guarda come se tu fossi un marziano: «Perché dovrei farlo? Finché avrò un briciolo di energia, mi vedrai sul palco… Semmai, col resto della band stiamo ragionando se sia il caso di rallentare un po’, fino ad oggi abbiamo fatto circa 7.000 concerti, e continuiamo a farne circa 150 all’anno. Magari potremmo pensare di ridurre questo numero, di farne, che so?, 25, 30, magari in location più capienti. Ma smettere del tutto proprio no, non se ne parla!».

Intanto, almeno fino a fine febbraio, continua il tour Doppia traccia, che coniuga due grandi mondi che da anni affascinano i fan della prog band italiana più famosa al mondo. Ogni concerto infatti è diviso in due parti, la prima con i grandi successi del gruppo, come Impressioni di settembre, È festa, La carrozza di Hans e Mondi paralleli. La seconda dedicata a Faber, PFM canta De André, con brani come Il pescatore e Volta la carta.

Ieri sera Franz Di Cioccio ha festeggiato i suoi 80 anni in una nota trattoria milanese, circondato da familiari (in primis la figlia Cinzia e la moglie Iaia De Capitani, da quasi 25 anni manager della PFM), dai tanti musicisti con cui ha suonato e da numerosi amici e giornalisti. A un certo punto è salito sul palco per un saluto affiancato da altri due mitici batteristi, Ellade Bandini e Tullio De Piscopo. Curioso notare che quest’ultimo compirà 80 il prossimo 24 febbraio; mentre Ellade raggiungerà il traguardo il 17 luglio. Chissà quale pozione magica fu distribuita in quel mitico 1946? Del resto per tutti gli anni ’60 e ’70, quando Franz, Ellade, Tullio e centinaia di altri grandi funamboli della musica prima affinarono le loro qualità, poi si imposero all’attenzione del mondo, si respirava davvero un’aria diversa e la parola d’ordine era “suonare, suonare”.  

Franz Di Cioccio
Da sinistra: Tullio De Piscopo, Franz Di Cioccio, Patrick Djivas, Ellade Bandini
Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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