Sentimental Value

Se padri e figlie devono recitare le loro vite

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Sentimental Value
di Joachim Trier
con Renate Reinsve, Stellan Skargaard, Inga Ibsdotter Lilleaas, Elle Fanning, Anders Danielsen Lie

A scuola chiesero alla ragazza Nora (Reinsve) di paragonarsi a un oggetto. Lei scrisse che si sentiva come la sua casa: piena, vuota, silenziosa, rumorosa, dolorosa. Prese un bel voto. Nella casa c’era una crepa. Il padre regista (Skarsgaard) un giorno se ne va e lascia la moglie e le due figlie. Nora diventa attrice (brava, ma con una crepa dentro, come la casa) e la sorella Agnes (già apparsa bambina in un film del padre) diventa una studiosa e una madre di famiglia. Alla morte della madre riappare il padre che vuole Nora come attrice in un film scritto per lei. Il film del suo ritorno. Da girare nella casa con la crepa. Nora non vuole. Non gli perdona l’abbandono. Durante una retrospettiva a Deauville il padre conosce l’attrice Kemp (Fanning) che potrebbe sostituire la figlia e la porta nella casa per raccontarle il film. La storia della casa è la storia del regista, della nonna di Nora, dei valori sentimentali delle cose, ma le angosce di Nora, i dubbi di Agnes, l’ammirazione di Kemp per il regista istrione e bugiardo che ha sempre usato la sua vita e la sua memoria come un copione fanno sì che la storia della nonna in realtà sia… Forse Trier (che aveva già diretto la Reinsve in La persona peggiore del mondo) evoca il fantasma di Ingmar Bergman e della sua corte di attrici figli mogli e amanti, forse vuole usare il film per evitare il contatto diretto con i sentimenti, ma l’assunto è che si fa una fatica pazzesca ad ammettere che ci si ama. Film premiato 38 volte, Skarsgaard fresco Golden Globe

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