Renato Zero riparte con “L’orazero in tour” da Roma

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Renato Zero

“L’ora Zero” scatta alle 21 in punto. L’ora del ritorno di Renato Zero sul palco, dopo la recente uscita dell’album omonimo ad ottobre (edizioni Tattica). Sei date romane e poi un lungo tour che lo porterà nelle prossime settimane in molte città italiane. Con numerose serate già sold-out.

E l’abbraccio della sua città si fa caloroso già nelle ore precedenti, con il piazzale antistante il Palaeur che – pian piano, nel pomeriggio – si colora di un pubblico festante e colorato, di età diverse, a far da contraltare al grigio-pioggia del cielo.

Il pubblico di Zero è qualcosa di più di un pubblico, è una sorta di comunità, di famiglia allargata, fedele nei decenni e costante negli affetti. E in platea lo scenario fin dalle 19 è quello di abbracci e saluti, incontri e foto condivise, sorrisi, racconti e ricordi da riaccendere.

La “prima” dei Tour di Renato Zero è sempre un evento un po’ speciale, c’è l’attesa, il gusto del ritrovarsi sotto a un palco, la voglia comune di continuare una storia iniziata per moltissimi fin dai tempi dei primi album, dei primi live , o dai “giorni” del Tendone Blu “Zerolandia”.

L’inossidabile conto alla rovescia del pubblico “tre, due, uno…” scandisce gli ultimi attimi dell’attesa, poi una clip quasi “spazio-temporale” introduce sul grande schermo alle spalle del palco la voce di Zero, che intona “Sogni nel buio”, un estratto dall’album “No! Mamma, no!” del 1973, un testo molto intenso su un feto che non vedrà mai la luce.

Renato Zero
@Simomne Cecchetti

L’entrata in scena di Zero lo svela con un outfit total-white elegante e sobrio, con una accattivante bombetta, e il brano “No! Mamma, no!” apre la lunga scaletta della serata, salutato da una autentica ovazione. Dall’album “Zerolandia” arriva subito dopo “Io uguale io”, forse anche un invito a ritrovare sè stessi e la propria autenticità in un mondo travolto da social e nuove tecnologie. “Quel bellissimo niente” invece è un’alchimia di storia e nostalgia (“che il talento in fondo è saper vivere”) di grande raffinatezza, e accarezza il pubblico prima dell’elettricità di “Cercami”.

La voce di Zero è in gran spolvero, e l’artista romano tiene il palco con grande smalto, intonando poi un “trittico” di brani tratti dal nuovo album, “Lasciati amare”, “Il Rifugio” (la voglia di complicità per crederci ancora e riassaporare il mondo) e “Più musica”.

Poi, a scaldare ulteriormente i cuori del pubblico, un medley di grande pregio con alcune perle della produzione zeriana: “Marciapiedi”, “Svegliati”, “La rete d’oro”, “Motel”, “Uomo no” (“uomo, no, il buio no, perché figlio della luce sei, perché ali per volare hai… ”).

Poi ancora un tuffo tra i solchi del nuovo album con un altro trittico, “Vorrei piacerti”, (un invito al coraggio nell’amare, col cuore “che ha fretta ed aspetta una risposta”), “Voglio regalarti un avvenire” (un inno alla speranza e un invito ad uno sguardo “prospettico”) e “Il battito del mondo” (“siamo il sale delle rocce, il sangue amaro della strega).

Renato Zero

Zero incassa ogni applauso come una carezza, dispiega un sorriso e ringrazia il pubblico per la sua autenticità: “non cambiate, non date retta a quelli che vi vogliono tutti uguali e finti, marziani precostituiti”. E non manca di schiaffeggiare “quei dementi che giocano con le sorti del mondo”. Le note di “Libera”, eseguita con grande tempra, sottolineano l’urgenza di porre fine alla piaga della violenza sulle donne, mentre la ritmica ipnotizzante di “Senza”, tratto dal nuovo album, fa balzare in piedi il pubblico prima di un altro medley che chiude la prima parte del live con spartiti “storici” come “I giardini che nessuno sa” e “Il Carrozzone”, lasciata cantare in parte al pubblico (come accadde la prima volta nel 1980 sotto il tendone di Zerolandia).

Il viaggio di Zero nel suo sterminato e prezioso canzoniere prosegue nella seconda parte dello show affrontando anche il tema dell’ambiente (“Il canto di Esmeralda”), per poi tornare ad una sequenza di brani del nuovo album, tra cui “Se ti innamorerai” (“se ti innamorerai vieni a cercarmi, entra dentro la musica con me”) e “L’anima canta (“voglio avere un brivido, uno stimolo, in questo mondo ruvido, risentirmi un Re”).

Renato Zero
@Simone Cecchetti

La “febbre” zeriana sale tra il pubblico, composto da età diverse, con molti zerofolli della prima ora che non mancano di indossare magliette a tema o di esibire outfit effervescenti. Gli striscioni sugli spalti del Palaeur rimandano ad un affetto solido, variegato, appassionato del suo pubblico, mentre dal palco parte il medley più trascinante dello show, con la storica “Madame” che lascia poi spazio alle note de “Il Triangolo”, alla spumeggiante “Mi vendo” e alla ritmica di “Resisti”, con l’intero Palasport in piedi a cantare e a ballare.

Le note luminose di “Aspettando l’alba” introducono ad un altro brano storico, quel “Guai” che ebbe il compito di aprire il doppio album di Zero del 1980, “Tregua”. Il coro del pubblico si fa sempre più avvolgente (“guai, a chi non ti lascia impazzire mai…!”) mentre ormai è quasi mezzanotte e Zero tocca e supera le tre ore di concerto (compresi i brani nei medley, saranno 43 alla fine le canzoni in scaletta). Un altro ricco medley tiene per mano il pubblico con note che ormai appartengono alla vita di ciascuno di loro, quelle di “Più su”, e di “Amico”, con la voce di Zero che non molla di un millimetro e indossa ogni spartito con grande smalto, una voce che conserva intatta la capacità di vibrare e far vibrare le corde dell’anima. E non mancano nel medley le note de “Il cielo”, che in molti cantano ad occhi chiusi, mentre gli occhi di altri diventano lucidi sui “I migliori anni della nostra vita”.

Renato Zero

C’è ancora il tempo per un richiamo ad una romanità troppo spesso perduta, mentre il pubblico cerca di avvicinarsi al palco per un abbraccio ravvicinato, scandito dalle note di “Ave Maria” e di un brano inedito, “Resta con me”, dedicato alla propria mamma. Scorrono sullo schermo i titoli di coda, le luci che si accendono svelano i volti dei presenti alla fine del viaggio, chi si abbraccia, chi sorride, chi resta immobile a fissare il palco, chi tradisce occhi lucidi. Qualcuno, in un angolo, continua a cantare da solo. E viene da pensare allora che “L’ora Zero” sia in fondo per Zero e per il suo pubblico complice un modo per fermare il tempo. Un flusso di energia speciale. Per rallentare, fermarsi, riflettere e capire. Senza smettere mai di cantare.

Concludiamo con un videoriassunto del primo concerto romano di Renato Zero. 

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