Lo si dice spesso: “ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia”, perché la custodiscono, la proteggono, la rilanciano verso il futuro. Tazenda. S’istoria infinida, firmato da Felice Liperi con la collaborazione di Luca Parodi, appartiene veramente a questa categoria. È un volume che non si accontenta di ripercorrere le tappe della band sarda che ha segnato l’evoluzione della world music italiana, riprendendo con coraggio e fantasia, partecipazione, invenzione e una visione nuova il patrimonio tradizionale della sua terra per irrorarlo di stimoli aperti al superamento del folk revival allora abituale nel trattare il repertorio popolare, forza rock e tensione cantautorale, e sviluppare un’avventura artistica che ha inciso un solco profondo nella cultura sarda e, più in generale, nella musica italiana.
Il viaggio di questo agile volume di 169 pagine (edizioni Il Castello, € 18) attraversa quasi quarant’anni di vita creativa e dall’iniziale gruppo Coro degli Angeli – da cui nel 1988 si staccano i tre fondatori Andrea Parodi, cantante, Gino Marielli, chitarrista, e Gigi Camedda, tastierista – arriva fino a noi con la forza di una testimonianza necessaria. Ed è anche un omaggio nel ventennale dalla scomparsa della voce storica del gruppo, oggi sostituita, dopo gli avvicendamenti di Beppe Dettori e Nicola Nite, dalla brava Serena Carta Mantilla, nessuna parentela nota con la magnifica interprete di musica folk Maria Carta.
Liperi, giornalista e musicologo, affronta la vicenda dei Tazenda (il cui nome è una reinterpretazione del pianeta immaginario Star’s End, nella trilogia della Fondazione di Isaac Asimov) con un equilibrio prezioso: da un lato la precisione dello studioso, dall’altro la sensibilità di chi sa ascoltare le vibrazioni emotive dietro le date, i dischi, i cambi di formazione. Il risultato è un racconto che non si limita alla cronaca, ma cerca il senso profondo di un percorso che ha saputo fondere tradizione e modernità, radici e sperimentazione, lingua sarda e pop-rock contemporaneo.
L’analisi attenta delle tappe fondamentali della band, dagli esordi alla consacrazione nazionale, dalle collaborazioni prestigiose alle trasformazioni interne, fino all’eredità artistica che ancora oggi risuona, è approfondita e resa più leggibile e “vera” dalle fotografie, i testi di varie canzoni (e relative traduzioni dal dialetto), le testimonianze e contributi di amici e colleghi – tra cui figure di primo piano della musica italiana -, materiali d’archivio, ricordi personali. Questo “mosaico” ci restituisce la complessità di un gruppo capace di portare la lingua sarda nel cuore del mainstream musicale italiano senza snaturarla, anzi esaltandone la musicalità e la potenza evocativa anche con commistioni inattese, tra le quali ricordiamo quelle con il reggae giamaicano o la musica cubana.
Le storie, gli aneddoti, le parole dei protagonisti costruiscono il senso di un percorso che appare davvero “infinito”, come suggerisce il titolo e come è spesso il pregio della musica world che affonda le radici in un passato antichissimo e si apre a ricche e inedite prospettive per il futuro. Inoltre il contributo di Luca Parodi, figlio di Andrea, aggiunge una dimensione quasi familiare, testimoniando la dedizione, la fatica, la visione di un artista che ha trasformato la sua terra in canto e la cui “presenza” è tuttora un filo che continua a tessere legami tra isola e continente, tra tradizione orale e arrangiamenti moderni, tra identità locale e orizzonte globale.
I Tazenda emergono dal libro non solo come una band e un simbolo di appartenenza, ma anche come un laboratorio culturale, una fucina di incontri artistici e umani (infinite le collaborazioni: da quella celeberrima con Pierangelo Bertoli per la sanremese Spunta la luna dal monte a quelle con Fabrizio De André, Marco Carta, Francesco Renga e via dicendo fino ai Simple Minds e a Little Steven, il chitarrista di Bruce Springsteen, nonché ottimo solista) che permette loro di continuare a trasformarsi e a generare senso.
Per questo sono da seguire nel tour teatrale con tre microfoni, due chitarre acustiche (la seconda affidata allo storico collaboratore Massimo Cossu) e un pianoforte, che, con la stessa denominazione S’istoria infinida, ci propone una parte di quel repertorio di oltre 100 brani capace di disegnare quasi quarant’anni di emozioni legate a un’identità culturale che ha saputo aprirsi al mondo, sollecitate in forma di “racconto condiviso” dalle parole dell’autore di questo libro Felice Liperi, con loro sul palco. Prossima data il 7 febbraio al Teatro Civico di Sassari.







































