Mauro Ermanno Giovanardi ha pianificato con grande attenzione la pubblicazione del suo nuovo album, intitolato E poi scegliere con cura le parole, che sarà pubblicato il 20 marzo ed è già prenotabile cliccando qui.
Del resto è un album al quale ha iniziato a lavorare oltre 5 anni fa, quindi è più che comprensibile che non voglia “bruciarlo”. Personalmente ne ho parlato con lui in svariate occasioni, e dalle sue parole è emersa la sensazione che in questo disco ha messo tutto se stesso. Non vorrei usare il termine “definitivo”, ma sono più che certo che sarà uno degli album più belli dell’anno, uno dei più intensi.
Insomma, quel E poi scegliere con cura le parole che ha voluto come titolo non credo sia una frase buttata là a caso, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. Ottimamente raffigurata nell’immagine di copertina: in uno sfondo che ha l’intensità del cielo, Ermanno cammina su una strisciolina rosa, come se fosse un equilibrista. Del resto lui equilibrista, o funambolo che dir si voglia, lo è sempre stato. Spiegano gli esperti: «Un equilibrista all’opera sembra sempre sfidare le leggi dell’equilibrio. Eppure, egli rispetta pienamente le leggi della fisica e sfrutta soluzioni che il nostro cervello adotta costantemente per mantenere il corpo in equilibrio».

Ecco, nella vita di tutti i giorni Ermanno è così: è un gran sognatore (ricordate il suo album intitolato Ho sognato troppo l’altra notte?), ma al tempo stesso è attentissimo a quanto succede nella vita reale, capace di infiammarsi per le troppe storture di questo mondo (andate a dare un’occhiata alla sua pagina Facebook!).
Peraltro, è interessante notare che, dopo essere stato sotto contratto per molti anni con un colosso come la Warner, attualmente Giovanardi incide per la Woodworm, una delle più interessanti etichette indipendenti (tra gli artisti che hanno contribuito a lanciare ci sono Motta, Calibro 35, Fast Animals and Slow Kids, The Zen Circus, Dente e numerosi altri).
«No», dice con un sorriso, «non ho imitato la camminata di un gambero. La mia è stata una scelta precisa. Il fatto è che oggi le grandi case discografiche sono più interessate al numero dei follower che hai che non alla tua proposta artistica».
A dicembre ha anticipato il tutto con la pubblicazione del singolo Veloce. Il 30 gennaio uscirà invece un EP contenente 4 brani e intitolato A tutti i costi.
Dice Mauro Ermanno Giovanardi: «Tra quelli fatti da trent’anni a questa parte è il mio disco più pensato, soppesato, aspettato… e anche il più travagliato. Al suo interno, tra le sue pieghe, c’è tutto il mio modo di essere e il mio approccio alla musica: fatto di disciplina, costanza, sacrificio e, contemporaneamente, di amore, rispetto, senso etico, morale ed esistenziale. È, tra tutti, il disco più esistenzialista che abbia mai realizzato. Un’esistenzialità che però non si lascia trascinare né trascina nell’oscurità, nel maelström del malessere, ma che viene affrontata con una certa leggerezza».
Poi aggiunge: «È una “leggerezza pensosa”, per dirla con Calvino nelle Lezioni Americane. È stato un progetto travagliato perché il suo percorso parte da lontano, da prima che scoppiasse il Covid. Credo che senza la pandemia sarebbe stato un disco diverso: sicuramente sarebbe uscito almeno cinque anni fa e sarebbe stato, a tutti gli effetti, qualcos’altro. Durante il periodo pandemico ho deciso di metterlo in stand by per lavorare a un nuovo capitolo dei La Crus, per poi riprenderlo nel 2022, chiuderlo quasi del tutto e sospenderlo nuovamente per pubblicare, nell’aprile del 2024, Proteggimi da ciò che voglio. Un’uscita che è stata un episodio nei nostri percorsi ormai solisti, e non una nuova ripartenza o rinascita della band: una bellissima e appagante esperienza, che però difficilmente avrà un seguito».
La parte musicale del disco è stata sviluppata insieme a Leziero Rescigno (già collaboratore dei La Crus), che ha curato la produzione e il lavoro di pre-produzione, mentre Lele Battista ha lavorato alle registrazioni, agli arrangiamenti e alla versione finale dei brani.
I testi nascono invece da un lavoro corale, che potremmo definire un vero e proprio collettivo della parola: Giovanardi ha coinvolto un gruppo di autori e musicisti con cui ha scritto i brani a quattro mani. Nei primi tre estratti figurano: Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà e Alessandro Cremonesi dei La Crus.
Ecco come Ermanno racconta i 4 brani che fanno parte dell’EP che pubblicherà il 30 gennaio.
Veloce (Giovanardi – Kaballà – Bitossi – Pastorino): «È un inno al paradosso della modernità: ritrovarsi sempre a correre, in preda alla frenesia, senza sapere neanche verso cosa. Con ironia filosofica e ritmo serrato, il brano fonde critica sociale e poesia urbana: Kierkegaard incontra l’algoritmo, “l’aut aut” si misura con la connessione perpetua. La velocità diventa metafora di un mondo che scambia l’urgenza per senso, e il movimento per libertà, mentre “il futuro è una piazza di spaccio” dove si consumano ansie e solitudini. Musicalmente pulsante e testualmente affilato e disincantato, il brano racconta il cortocircuito tra cuore e profitto, tra bisogno di pace e culto della prestazione. Un manifesto sul tempo che divora, che racconta l’essere umano contemporaneo che cerca di stare al passo con la tecnologia, di “andare più veloce delle macchine” ma che produce uno spaesamento esistenziale senza paragoni col passato e senza più punti di riferimento reali».
Anni Zero (Bianconi – Kaballà): «È il punto d’incontro di due epoche, un viaggio poetico tra due mondi legati dallo stesso battito musicale: una madre che ascoltava il rock trasgressivo dei Velvet Underground (traslati nel testo in “Il Velluto Sotterraneo”) e una figlia che, negli auricolari digitali, riscopre quella stessa ribellione. La canzone intreccia memoria e attualità, mostrando come la musica segua un moto circolare: restituisce giovinezza, identità, disorientamento. Con un linguaggio lirico e cinematografico racconta come ogni epoca risuoni dentro l’altra, in un continuo ritorno di emozioni, illusioni e immaginari. “Torneranno cieli azzurri tra pareti stupefatte”, canta il ritornello, come un sottile presagio. Una ballata sul tempo che scorre e sull’eternità effimera delle canzoni pop, e del loro potere di diventare – ancora una volta – un piccolo “placebo” generazionale”».
Per cantare più forte (Giovanardi – Colapesce – Rescigno): «Come poter vincere la morte? La prima scintilla, lo spunto del testo è nato mentre passeggiavo. Volevo raccontare dell’immortalità, e di come appunto, poter sconfiggerla, la morte. Ho sempre pensato che noi, che facciamo questo lavoro, abbiamo una fortuna e un privilegio pazzesco rispetto ad altri. Quello di poter lasciare un piccolissimo segno del nostro passaggio su questa terra. E questo lo possiamo fare con la nostra arte.Lasciando opere, o in questo caso canzoni, riflessioni, parole, che ci assomiglino il più possibile. Che siano davvero aderenti a quello che siamo e che pensiamo. Di poter raccontare il nostro universo interiore in tutte le sue sfaccettature. Per cui, da un punto di vista etico, questa fortuna non può e non deve essere sprecata. Mai. Ed è per quello che alla fine di ogni nuovo disco sono stremato. Perché questo senso etico mi porta a dare sempre il 110%. Perché quando un nuovo lavoro è uscito, non lo puoi più cambiare. Resta per sempre. “Voglio aprire le braccia, per cantare più forte, per ingannare la morte, e sentirmi più vivo”. In questi versi, la necessità di volere lasciare una traccia per non scomparire e diluirsi nell’oblio. Per riuscire almeno una volta, a vincere la morte».
Un errore: «Il brano riflette sul tema dell’identità partendo da una deviazione. Non l’errore come colpa da correggere, ma come frattura necessaria, come spazio di libertà in un mondo che chiede adesione e coerenza. Le sue parole suggeriscono che proprio l’imperfezione permetta uno sguardo più autentico sul reale, una forma personale di giudizio e di creazione. Accettare di non funzionare sempre diventa un atto di fedeltà verso se stessi. Una canzone determinata, che rivendica il diritto allo scarto come origine di una voce riconoscibile».
Questa la tracklist completa dell’album:
1 Il buio nella pelle
2 Veloce (Giovanardi – Kaballà – Bitossi – Pastorino)
3 La coscienza della mia generazione
4) Anni zero (Bianconi – Kaballà)
5 Amore Giuda
6 Di struggente amore
7 Fermami
8) Per cantare più forte (Giovanardi – Colapesce – Rescigno)
9 Il numero che viene dopo
10 Un errore (Giovanardi – Cremonesi)
11 Non credo nei miracoli
12 Ogni voglia di noi due
13 Ha ragione Schopenhauer
Personalmente attendo con una certa impazienza l’uscita di questo album, anche perché Ermanno è un musicista che seguo (quasi) dagli esordi e che stimo infinitamente. Assistetti alla prima esibizione dei La Crus al Club Tenco, nell’ottobre del 1994. Giovanardi si era già fatto le ossa con i Carnival of Fools (sui quali recentemente è uscito il bel film documentario Jesus Loves the Fools, il cui sottotitolo è: Un carnevale dei pazzi, dei sedotti e degli abbandonati – The Carnival of Fools Story), ma quella sera all’Ariston era una delle primissime volte che si esibivano come La Crus. Non avevano ancora nemmeno pubblicato un disco, ma piacquero talmente tanto che quella stessa sera la Warner li mise sotto contratto. Pochi mesi dopo, il 31 gennaio 1995, uscì il loro primo album, intitolato semplicemente La Crus.

In quegli anni organizzavo una manifestazione che si chiamava Max Generation: in pratica selezionavo 18 artisti o gruppi emergenti, ai quali veniva data la possibilità di esibirsi davanti a un pubblico composto da migliaia di persone. C’era un Premio della critica, e quell’anno lo vinsero loro: ricordo la consegna, dietro il palco di Sonoria, sotto una pioggia battente.
In quel periodo abitavamo a poche centinaia di metri di distanza l’uno dall’altro, e siccome avevamo orari più o meno simili, spesso in tarda mattinata ci incontravamo in un baretto a metà strada per fare colazione. Oltre alla musica, uno dei temi che ci accomunava era la passione per il ciclismo (ancora oggi Ermanno quasi ogni giorno sale sulla sua bici da corsa e fa “una sgambata” di un centinaio di chilometri).
Da allora non ci siamo mai persi di vista, e quando ci incontriamo facciamo lunghe chiacchierate, di musica e altro. La scorsa estate abbiamo passato parecchio tempo insieme perché entrambi facevamo parte (assieme a Luisa Melis, Teresa Mariano e Pino Marino: foto in chiusura) del “comitato di garanzia” del tour di scouting organizzato da Borghi Artistici e legato al Premio De André. Inutile dire che, oltre a confrontarci sui ragazzi che ogni sera salivano sul palco per decidere chi portare alle semifinali di Isernia e successivamente alla finale di Roma, ci è capitato spesso di parlare di quel disco che stava ultimando, E poi scegliere con cura le parole, che vedrà la luce il 20 marzo. Lo ripeto: poche altre volte l’ho visto così concentrato, entusiasta, eccitato, elettrizzato da un lavoro che stava ultimando.







































