L’agente segreto
di Kleber Mendonça Filho
con Wagner Moura, Udo Kier, Gabriel Leone, Maria Fernanda Cândido, Hermila Guedes
Brazile, 1977, in pieno regime militare dei Gorillas durato dal ’65 all’84. Un uomo in viaggio verso Recife nel Pernambuco si ferma a fare benzina. C’è un cadavere sotto un cartone, abbandonato ai cani, vicino al distributore, arriva la polizia e chiede il pizzo all’uomo. L’uomo è vedovo, si chiama (forse) Marcelo, vuole rivedere suo figlio dai nonni, forse è della resistenza, forse è in fuga, forse lo cercano per un segreto tecnologico molto in anticipo sui tempi in un Brasile dove la gente scompare, gli assassinii sono politici ma i sicari sono delinquenti prezzolati e tutte le cose sembrano collegate e surreali: il figlio è ossessionato dallo Squalo di Spielberg, ma in uno squalo hanno trovato la gamba di uno studente sparito, la gamba sembra animarsi e andare (saltellando) a picchiare chi fa sesso clandestino dei giardinetti, dei killer fanno sparire la gamba dalla cella frigorifera dell’obitorio, la sequenza della repressione porta anche a sorprese che sembrano uscite anzitempo da un film di Tarantino e molte sono le citazioni cinematografiche (Lo squalo, King Kong, Pasqualino Settebellezze, Braccio di ferro, Dona Flor e i suoi due mariti, Il presagio e, guarda un po’, Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo, il cui trailer sembra dare il titolo misterioso al film). Ma Marcelo è davvero Marcelo? E il film è politico, magico o ironico? E in Brasile la gente al cinema veniva posseduta dagli spiriti? 95 candidature e 59 premi, tra cui Golden Globe al film e al protagonista Wagner Moura





































