OBI ci racconta il suo nuovo singolo “L’uomo della pioggia”: l’intervista

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Dopo aver ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Amnesty – Voci per la Libertà 2023 (nelle categorie emergenti e premio della critica) e la vittoria al Riccione On Stage 2024, il prestigioso contest musicale organizzato da Radio DeeJay, OBI presenta il suo nuovo singolo, L’uomo della pioggia, disponibile dal 30 gennaio in radio e su tutte le piattaforme digitali.

OBI è un rapper e cantautore torinese dalla scrittura personale e riconoscibile. Dopo un percorso iniziato nella scena rap e passato attraverso una parentesi cantautorale, oggi OBI torna al microfono con un’identità nuova e senza filtri: L’uomo della pioggia è un personaggio ironico e tagliente che nasce dal bisogno di lasciare andare ciò che non gli appartiene più, per riprendersi la propria voce.

Il suo nuovo singolo, prodotto da Raffaele “Rabbo” Scogna, è una dichiarazione di indipendenza: niente compromessi, niente ruoli da interpretare, solo verità dette a denti stretti e con un ombrello in mano come simbolo della trasformazione. Perché la pioggia, per OBI, non è un ostacolo: è il posto dove si sente più vivo.

Con una scrittura che alterna immagini cinematografiche, sarcasmo e autoironia, OBI racconta una generazione in bilico tra ambizione e precarietà emotiva. L’uomo della pioggia è solo il primo passo di un percorso nuovo, più consapevole e più coraggioso: la musica che arriva quando smetti di nasconderti.

L’intervista
Da La pioggia uccide a L’uomo della pioggia sembra esserci un cambio di prospettiva: che tipo di trasformazione raccontano questi due brani messi uno accanto all’altro?

La pioggia uccide e L’uomo della pioggia sono due brani fortemente correlati tra loro. Nonostante siano nati in due periodi di creatività e personalità artistica totalmente differenti, fungono da ponte, collegando l’Obi cantautore, che cercava un linguaggio per comunicare in maniera più diretta, all’Obi rapper che invece quel linguaggio, dopo svariati tentativi, è riuscito a trovarlo.

Chi è davvero l’uomo della pioggia? Un personaggio? Una maschera? Un tuo lato che tenevi nascosto?

Obi non capiva che quella “pioggia che uccide” era solo uno strumento che l’uomo della pioggia, la mia parte più inconscia, stava utilizzando come strumento ultimo per comunicare a Mattia di levarsi e lavarsi dalla faccia e dalle parole quella patina creata da un periodo prettamente pop. L’uomo della pioggia è perciò una rappresentazione simbolica di ogni emozione forte che non sono più disposto a filtrare con termini, terminucci e terminetti arzigogolati.
Niente più e niente meno di quello che uno psicologo fallito come me definirebbe… inconscio.

La canzone nasce da un’esigenza di “lasciare andare”: cosa stavi lasciando andare, concretamente, quando hai scritto il pezzo?

Quando ho scritto il pezzo ero appena tornato da una serata a Casa Fornasetti, la fantastica residenza di Barnaba –  incredibile designer, artista e persona. Avevo preparato un freestyle puro e crudo in puro stile boom bap anni 90.
C’è poco da dire, ho solo pensato che volevo tornare a fare quello, è stato come cadere da un palazzo per ricordarsi a metà strada di avere il paracadute perfetto.

Se qualcuno dovesse ascoltare “L’uomo della pioggia” senza conoscerti, che idea di OBI ti piacerebbe si facesse?

⁠Mi piacerebbe che pensasse: “Cazzo, questo ragazzo dice cose vere ed è vero nel dirle!”

Sei tornato ad uno stile prettamente rap dopo essere passato per un periodo più cantautorale, soprattutto dal punto di vista musicale. Cosa stavi cercando in quel periodo e cosa hai ritrovato oggi tornando a questo tipo di suono?

Come già detto prima, il rap non se n’è mai andato via dal mio cuore. Amo la cultura hip hop, ho cercato di viverla sempre a 360 gradi.
Appena me ne sono allontanato, questo cazzutissimo uomo della pioggia mi ha ricordato che non mi conviene cercare di essere chi non sono. Sono un semplice ragazzo di provincia, cresciuto ascoltando i Mobb Deep, Nas e Biggie.
Poi sicuramente amo sperimentare i generi, ma le incursioni devono rimanere incursioni e non invasioni di campo che ad altri competono.

Se potessi dire una cosa all’OBI che stava iniziando a fare freestyle nei contest, cosa gli diresti oggi?

Forse gli direi: “se fallisci, per rinascere ci sono vari modi. E uno di questi è la tua testa che fa: papaparararah.”

Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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