Non è così semplice creare melodie delicate e frenetiche, classicheggianti e virtuose, romantiche e incalzanti, senza sconfinare entro frontiere musicali scontate e banali, soprattutto se lo strumento protagonista da cui vengono sviscerate le note è il violino. Nel caso delle composizioni di Alessandro Quarta, prive di sperimentalismi e minimalismi, si percepiscono atmosfere certamente morbide ed eteree, così come classicheggianti e cinematografiche, ma l’ambiente sonoro prodotto non è mai sviluppato secondo schemi prevedibili e possiede una consistenza plastica che respira, pulsa e ci interroga.
Quarta è concertista di fama mondiale, con un curriculum lungo qualche pagina, che allinea riconoscimenti nazionali (tra cui il premio “Eccellenza italiana nel mondo” nel 2017, anno in cui per la musica fu premiato anche Antonello Venditti) e internazionali, concerti in tutto il pianeta, collaborazioni ai massimi livelli (segnaliamo in particolare quelle con Roberto Bolle, Carlos Santana, Céline Dion, Jovanotti) e nomination ai Grammy Awards con l’album Alessandro Quarta Plays Astor Piazzolla. Numerose le sue composizioni, sia per sonorizzazioni che per concerti, e diversi gli album a suo nome, a cominciare da One More Time del 2010.

I 5 elementi, che prende ispirazione dai cinque elementi costituitivi della materia secondo la tradizione antica, è una suite strumentale eseguita per la prima volta a Cremona nel settembre 2023, in occasione dei festeggiamenti per il decennale del prestigioso Museo del Violino nella città del sommo liutaio Antonio Stradivari. È invece di poche settimane addietro la sua pubblicazione in cd, realizzata dall’etichetta Fonè con una masterizzazione analogica e un livello di registrazione Hifi Reference. Protagonisti, insieme al compositore, il fido pianista Giuseppe Magagnino (partner di lunga data di Quarta e membro del suo quintetto), l’ensemble Solisti Filarmonici Italiani e altri otto archi.
Quello che ci regala Quarta, in un panorama musicale contemporaneo dove spesso la forma prevale sul contenuto, è un racconto strumentale che attraversa i pilastri della natura non come semplici simboli, ma come presenze vive, emotive, quasi carnali. Il suo violino non si limita a eseguire, evoca, scolpisce, accarezza e graffia. Ogni nota è una fenditura nel tempo, un invito a sentire più che a capire. Precedute da un prologo, Creazione, “senza la quale ci sarebbe solo il nulla”, Terra, Acqua, Aria, Fuoco ed Etere, considerato dai Greci il quinto elemento, di cui sono costituiti le sfere e i corpi celesti, costituiscono un ciclo da cui è bandito l’effetto per ricercare l’essenza, dove le atmosfere si alternano con naturalezza dalla malinconia, che sa di pioggia e pietra, alla sensualità, che vibra come pelle sotto il sole, da una sospesa contemplazione alla ruvidezza, quasi rock, con il ritmo diventa impulso vitale.
Il suono è ampio, quasi cinematografico, senza perdere l’intimità che lo contraddistingue nei momenti più interiori. Le trame orchestrali dialogano, sostengono, rilanciano, raramente si fanno pura decorazione per un violino che mantiene costante la tensione poetica e un pianoforte che respira con lui, lo sfida, lo consola. Senza mai cadere nel didascalico, I 5 elementi ci lega a quella memoria profonda, ancestrale, che ci pone come esseri umani in adesione alla terra e ai suoi ritmi, che ci fa riscoprire parte di un tutto più universale, dove la musica è linguaggio capace di parlare al corpo, alla mente e all’anima.
Terra possiede malinconia e volo, canto del violino quasi in un valzer lento, determinazione ed esperienza. Acqua insegue un sogno mediorientale in continue evocazioni di panorami senza fine, onde appena increspate e sole bruciante. Aria è respiro, vento, tempesta, su una scrittura densa e articolata tra fughe e progressioni quasi seicentesche e ritorni alla quiete. Fuoco inizia con un tango cubano che diventa un valzer sempre più vorticoso e sensuale. Etere conclude instillando pace e introspezione ma poi prorompe in un impennate quasi violente, dal piglio rock sinfonico.
Perfetta fusione di musica classica, musica operistica, new age, soundtrack sound, persino ambient, in un fluire melodico ricco e seducente che non disdegna soluzioni ardite che si possono ritrovare nei maestri delle colonne sonore (Hans Zimmer su tutti) e in alcuni compositori contemporanei, il lavoro di Quarta ci ricorda che la musica può ancora essere rito, viaggio, rivelazione. E riflessione profonda sulla responsabilità umana verso la natura, compagna essenziale e distruttiva insieme. I 5 elementi è un’opera che non si consuma, ma si sedimenta. E come ognuna delle materie che la ispirano, resta.






































