Partirà dall’ARCI Bellezza di Milano il RiSKAtto Tour 2026 degli Statuto. Proprio a partire dal giorno di uscita della ristampa del celebre album del 1999 in CD e doppio vinile, la storica band mod torinese intraprenderà una serie di concerti nei club di tutta Italia. Qui riporteranno dal vivo tutti i brani del disco con gli arrangiamenti originali dell’epoca, come One Step Beyond, Baggy Trousers, Monkey Man, Lorraine e molti altri, riadattati in italiano.
A questi si aggiungeranno le loro hit storiche come Abbiamo vinto il Festival di Sanremo, In fabbrica, Ragazzo ultrà, e molte altre.
L’intervista
Abbiamo raggiunto Oscar “Oskar” Giammarinaro per farci raccontare delle ristampe degli album e del tour in partenza, che vedrà l’esecuzione dal vivo di tutti i brani di RiSKAtto, e tanto altro, dagli albori della band… al futuro dello ska.
Partiamo dall’inizio: ti va di parlarmi della scena musicale torinese di inizio anni ‘90, in cui voi eravate i rappresentanti dello ska più stile Madness, ma c’erano un sacco di gruppi come Fratelli di Soledad, Loschi Dezi, Africa United (poi diventati Africa Unite), oltre a tutto il movimento che gravitava tra centri sociali, Lega dei furiosi, El paso e altri locali simili?
Noi abbiamo sempre avuto una nostra strada e un percorso decisamente autonomo. Siamo l’espressione musicale dei mods di Piazza Statuto e abbiamo scelto lo ska come genere principale della nostra proposta musicale, perché era quello che ci piaceva di più tra i generi ascoltati dai mods.
Siamo stati i primi a suonarlo in Italia cantandolo in italiano, a parte qualche rara comparsa come può essere stata Operazione Sole di Peppino di Capri negli anni ’60, oppure le bellissime canzoni che aveva fatto Rettore, come Lamette e Donatella, o qualche brano di Alberto Camerini. Però come genere musicale facente parte della cultura e della proposta musicale di un artista italiano siamo stati sicuramente i primi a farlo.
Ovviamente i nostri ascolti erano anche Soul, Rhythm & Blues e i generi ascoltati dai mods. In quel periodo a Torino c’era sicuramente un bel movimento che era la conseguenza di un altro movimento precedente, quello dei primi anni ’80.
C’erano gruppi come gli Africa che erano già attivi dal ’79, i Rough di Piero Maccarino, quell’Oi! metropolitano che era molto importante, Nero Orgasmo, i Blue Vomit per quanto riguarda il punk.
Abbiamo avuto dei riferimenti molto importanti a livello musicale e culturale e grazie a queste radici poi sono cresciuti tanti altri gruppi, come quelli che hai citato tu, mentre altri invece che erano già in attività si sono affermati maggiormente. Era sicuramente un periodo molto ricco di proposte musicali, di luoghi dove poter suonare.
Come mai, secondo voi, è finito quasi tutto in pochi anni e, oltre a voi, sono rimasti solo i Subsonica, gli Africa Unite e poco altro?
Credo che comunque di band ce ne siano abbastanza, e di artisti torinesi ce ne sono tanti.
Tu hai fatto i nomi chiaramente più importanti, ma ci sono stati anche dei rinnovamenti, cambi di formazione. Magari artisti che avevano un gruppo si sono poi invece uniti ad altri artisti, hanno formato altri gruppi, e c’è stato anche un certo ricambio, altre idee, ed una certa evoluzione.
Devo dire che comunque la scena torinese ha saputo mantenersi abbastanza su quei livelli. Non come allora, però tutto sommato negli anni si è difesa piuttosto bene.
Come vi rapportavate con quella scena molto politicizzata, visto che non ne siete mai stati parte del tutto organica?
Noi siamo sempre andati per la nostra strada, i nostri rapporti sono sempre stati importanti in occasioni in cui c’era la necessità di dover collaborare per qualche causa che ci accomunava. Abbiamo suonato Torino è la mia città prima di un’elezione comunale, e abbiamo partecipato anche a concerti per la pace. Questo è un valore che noi abbiamo sempre dato per acquisito, per normale, per ovvio, anche se l’ultimo periodo storico ci dice che così non era.
Quando c’erano i concerti di questo tipo, come ad esempio quelli contro il nucleare, condividevamo il palco e soprattutto la motivazione per cui eravamo su quel palco.
Avete scelto di ristampare Tempi moderni a quasi 30 anni di distanza. Quale è la canzone che ancora sentite adatta alla società di oggi, e quale invece è “invecchiata” peggio?
Per quanto riguarda i testi dell’album, credo che Il futuro ci appartiene sia spaventosamente attuale. Lo dico, e aggiungo spaventosamente, perché è stata scritta tanto tempo fa, eppure se l’avessi scritta adesso si adatterebbe benissimo a quello che ci sta circondando in questo momento, sia a livello locale che globale.
I concetti espressi in È Stato sono quelli: gli ultimi anni, quando sono spariti vari omissis e ci sono state diverse rivelazioni dei segreti di stato, hanno ancora di più affermato che quel brano era più che mai figlio della verità, delle cose che venivano nascoste dagli organi di informazione durante gli anni di piombo e il periodo del cosiddetto terrorismo.
Poi ci sono dei brani che raccontano storie personali, ma sinceramente non trovo un testo che adesso non condividerei più. Essendo storie personali, quelle sono state, quelle erano, e non ne rinnego nessuna.
Qualche anno dopo la pubblicazione di Tempi moderni avete aperto le date italiane degli Oasis. Siccome l’estate scorsa c’è stata la loro reunion non posso non chiederti un ricordo di quell’esperienza.
Non ci sono aneddoti in particolare, ma è stata una gran bella soddisfazione. Nel nostro “albo d’oro” aprire il concerto degli Oasis è sicuramente una delle soddisfazioni più importanti.
Dopo la pubblicazione di Tempi moderni avevamo già conosciuto Noel Gallagher, che era venuto a fare promozione in Italia per il loro album Be Here Now. Oltre alla passione comune per il calcio abbiamo scoperto quella per la Lambretta e per il Nothern Soul.
Quando gli sono stati proposti i gruppi per l’apertura dei loro concerti in Italia qualche anno dopo, nel 2002, loro hanno scelto noi, e sicuramente il fatto che ci fossimo conosciuti prima è servito parecchio.
Come avete scelto, all’epoca, le canzoni da inserire in RiSKAtto e com’è stato il lavoro sulle versioni italiane dei testi?
È stato molto divertente perché sono le canzoni che ci hanno fatto appassionare a questa musica: i nostri primi ascolti, quando l’entusiasmo era tanto, e lo è tuttora.
Nei brani non c’è una traduzione del testo, ma ci sono degli adattamenti. Più che andare a ripetere quello che era il significato delle parole originali, abbiamo cercato di trovare la funzionalità delle parole sulla musica, e ci sembra che la cosa abbia funzionato bene.
L’unica canzone che ha mantenuto lo stesso tema e lo stesso titolo è La mia radio, On my Radio, cantata da Rettore. I testi degli altri brani, invece, sono completamente diversi dall’originale.
Questo però non è stato assolutamente un problema anche il pubblico ha accolto bene questi adattamenti, e tant’è che il disco andò benissimo ed anche il tour di quell’anno fu di ben 104 date, dandoci grandissime soddisfazioni. Credo sia stato un esperimento riuscito.
Quindi anche per questo motivo avete scelto di riproporre interamente RiSKAtto dal vivo e con gli arrangiamenti originali?
Le canzoni praticamente le suoniamo tutte, e ce ne sono anche due italiane presenti nel disco: Bandiera gialla, che è comunque l’adattamento in italiano di un brano giamaicano degli anni Sessanta, e Bada bambina, di Little Tony, che a noi piace tantissimo.
Da tifoso della Lazio non posso far altro che ringraziarvi per aver scritto È già domenica, oltre a chiederti com’è nata la canzone.
La canzone è nata ovviamente per i motivi che sappiamo, ovvero l’omicidio di Gabriele Sandri.
Siamo sempre stati il gruppo che per il primo ha parlato di Ultras, io faccio parte della tifoseria Ultras del Toro da quando sono ragazzino e quindi è una cosa che vivo in prima persona. E siccome siamo quelli di Ragazzo Ultrà, ci sembrava giusto che fossimo noi a dedicare a lui una canzone per ricordarlo al meglio.
Dopo averla scritta, ho inviato la registrazione alla famiglia di Gabriele per sapere se a loro piaceva, e se poteva fargli piacere una canzone che ricordasse Gabbo in qualche modo.
A loro è piaciuta tantissimo, ci hanno autorizzato a registrarla, e tutti i diritti ricavati dal testo di quel brano sono andati all’associazione che porta il nome di Gabriele.
Devo dire che è una canzone che non avremmo mai voluto scrivere, ma che ci ha dato tante soddisfazioni e tanti riconoscimenti, e che sicuramente è venuta dal cuore.
Seppur tifando squadre diverse ci accomuna, come tifoserie, la contestazione verso i nostri rispettivi presidenti. Cosa ne pensi di questi vent’anni di presidenza Cairo e della situazione attuale del Torino?
Senza andare tanto ad approfondire cose che sono molto locali e che magari non sarebbero comprese, limitiamoci alla parte superficiale, cioè ai risultati.
Dopo vent’anni i risultati sono quelli che sono e parlano chiaro. Non essendoci stati dei risultati degni della storia del Toro, sarebbe auspicabile un cambiamento radicale della gestione della nostra squadra.
Tra meno di dieci giorni partirà il vostro nuovo tour. Quando il pubblico viene a un vostro concerto, secondo voi, viene per sentire qualcosa di attuale o per ritrovare il sé stesso del 1997? Avete visto un’evoluzione del vostro pubblico target nel tempo?
Sicuramente quelli che hanno la nostra età o qualcosa di simile vengono perché magari rivivono le sensazioni e le emozioni che provavano quando avevano vent’anni, quindi fa piacere attraverso la musica rivivere questi momenti in cui eravamo giovani e spensierati.
Però ci sono anche nuove generazioni che ci ascoltano e che apprezzano il genere musicale, ed è una cosa che a noi fa veramente piacere. Quindi il nostro pubblico rimane eterogeneo, anche dal punto di vista dell’età.
Ci sono ragazzi giovani, che conoscono le nostre produzioni passate, soprattutto i nostri brani più conosciuti e che siamo sempre “obbligati” a suonare, in senso buono. Quindi canzoni che non possono mancare come Ragazzo ultrà, Qui non c’è il mare, In fabbrica, Abbiamo vinto il Festival, Piera.
L’ultimo disco, quello dedicato completamente al calcio, è andato molto bene e le canzoni sul calcio funzionavano bene dal vivo, anche quelle strumentali. Piacevano forse di più ai meno giovani perché riportavano a un calcio di una volta, a un rito popolare che era il calcio domenicale, ma è stata una scelta azzeccata ed il pubblico giovane le ha gradite moltissimo.
Essere “mod” nel 2026 che significato ha? È ancora una scelta identitaria o ormai è più un linguaggio estetico e musicale?
Da sempre il modernismo ed essere mod è la soluzione migliore per vivere in questo sistema che ci piace sempre di meno.
La nostra dimensione, il fatto di essere qualcuno per quello che si è e non per quello che si ha, essere consapevoli della nostra cultura, del nostro stile, del nostro patrimonio musicale, è una cosa che ci contraddistingue veramente. Fa in modo che non si venga omologati, che si esca da quelle che sono le imposizioni commerciali, dalle mode, dal consumismo e permette alla nostra cultura di essere ancora più che mai attuale. Sempre in evoluzione, con le radici ben salde nei primissimi periodi, quindi alla fine ’50 e l’inizio anni ’60, ma che con tutto il percorso che c’è stato fino ai giorni nostri continua ad essere, per noi, la risposta migliore e la soluzione migliore per vivere in questo sistema
Immaginate una persona che scopre lo ska tra 20 anni, nel 2046: che musica troverà, secondo voi? Un genere storico, con dei grandi successi di un’altra epoca, oppure qualcosa di totalmente diverso da quello che è lo ska oggi, e che era negli anni ‘80-‘90?
Lo ska, dal primissimo ska giamaicano, ha avuto delle contaminazioni più o meno riuscite, come è normale che sia in tutti i generi musicali. Lo ska core a noi non piace assolutamente, però è un genere che è un dato di fatto, che esiste e che ha un pubblico ben affermato.
Chissà cosa ci riserverà il futuro… Sicuramente ci saranno delle evoluzioni, delle contaminazioni e dei ritorni, perché poi alla fine in tutta l’arte, ma specialmente nella musica, recuperare e dare un occhio al passato per poter proporre qualcosa di nuovo è fondamentale.
L’artista intelligente, attento e curioso non può dimenticare il passato per poter fare bene delle cose nuove e future.
Le ristampe di Tempi moderni e RiSKAtto
Il primo pubblicato originariamente nel 1997 torna oggi in versione doppio vinile 180 grammi e CD. Tempi moderni contiene 12 canzoni in puro stile “brit e power pop” con arrangiamenti chitarristici e orchestrali, ammiccanti alle migliori produzioni di Blur e Oasis, al punto che fu proprio la mod band torinese ad aprire il tour italiano della band dei fratelli Gallagher nel 2002.
L’album sancì l’inizio della collaborazione con il produttore artistico Carlo Ubaldo Rossi, il quale seppe ricreare brillantemente il suono proveniente dalla Gran Bretagna. Questo mantenendo però le caratteristiche italiane della band, così che i due singoli Non finirà e Neanche lei entrarono in rotazione nelle emittenti radio nazionali.
Il secondo uscito nel 1999, sarà ora disponibile in due versioni vinile: nero 180 grammi e picture disc, ma anche CD.
RiSKAtto racchiude 14 canzoni, delle quali: 11 versioni in italiano dei brani più celebri dello ska inglese (Madness, Specials, Bad Manners e Selecter), due versioni ska di classici dei ’60 italiani (Bandiera gialla e Bada bambina) e un brano dedicato al Grande Torino in occasione del cinquantenario della tragedia di Superga (Grande, con testo dello scrittore Gianpaolo Ormezzano). Nel disco, sempre prodotto da Rossi, spicca la partecipazione di Rettore, che canta la versione italiana di On my Radio dei Selecter.
A motivare la scelta di un album dedicato interamente allo ska “2-Tone” contribuì il pubblico degli Statuto, che dopo un disco senza neanche un brano ska, aveva richiesto a gran voce una nuova uscita che riportasse alle radici della band. Una carriera che iniziò proprio suonando brani dei The Specials con testi riadattati in italiano, come testimoniato dalla prima demo-tape Torino Beat del 1984, in cui compaiono le cover di Concrete Jungle e Rat Race.
È possibile acquistare le ristampe degli album a questo link.
Le date del tour
13 febbraio – Milano, ARCI Bellezza
17 febbraio – Torino, Blah Blah
20 febbraio – Roma, Defrag
21 febbraio – Castiglione del Lago (PG), Darsena
22 febbraio – Torino, Blah Blah
7 marzo – Bergamo, INK Club
12 marzo – Bologna, Locomotiv Club
Dopo le oltre 50 date del loro ultimo Football Tour, la band è nuovamente pronta ad infiammare il pubblico con uno spettacolo tutto nuovo e un ricco set strumentale.
Sul palco Oscar Giammarinaro (voce), Zak Loggia (chitarra), Alessandro Loi (basso), Giulio Arfinengo (batteria), Gigi Rivetti (tastiere), Lorenzo Bonaudo (tromba) e Daniele Bergese (sax).





































