Hamnet – Nel nome del figlio
di Chloé Zhao
con Paul Mescal, Jessie Buckley, Emily Watson, Joe Alwyn, David Wilmot
Stratford upon Avon, verso la fine del Cinquecento. William (Mescal) figlio del guantaio Shakespeare insegna latino ai figli dei contadini ma è restio a seguire le orme del padre. Si innamora di Agnes (Buckley), che usa un guanto da falconiere per chiamare a sè un rapace. Agnes dorme in posizione fetale tra le radici degli alberi, guarisce con le erbe, vede i destini ed è definita figlia di strega. Grande amore, matrimonio contrastato, avranno una figlia Susanna, partorita nella foresta, e poi due gemelli, Judith e Hamnet. Judith prende la peste ma Hamnet si offre alla morte al suo posto. Qui si esce, in apparenza, dal bosco e si entra nella letteratura. Hamnet equivale ad Hamlet, e il figlio del guantaio a Londra scrive per il teatro: sta per mettere in scena al Globe il dolore che l’ha allontanato da Stratford e da Agnes: Hamlet, la tragedia del dolce principe. Attenti: non è un film filologico, non è l’ennesimo “essere o non essere”. Il film parte quasi misterioso e cresce -nel dolore- fino a sovrapporre tutti i fantasmi dei padri e dei figli, del film e della tragedia, fino a riunire Hamnet che si offrì alla morte in cambio di Judith e Hamlet che parla coi fantasmi in Danimarca. Il tutto viene dal romanzo Nel nome del figlio. Hamnet di Maggie O’Farrell (anche cosceneggiatrice) e mostra che Chloé Zhao sa essere una regista ancora diversa da quella che ha firmato Nomadland ed Eternals. Finale intenso in cui si può rileggere Shakespeare come autore che sale dal buio della terra





































