C’è un filo rosso che unisce tre uscite recenti che stanno facendo discutere gli appassionati di soul, funk e retro‑groove. Facts della Butter Funk Family, Lance Ferguson’s Rare Groove Spectrum Vol. 3 e Road To Mandalay degli Angels of Libra sono, pur nella loro diversità, accomunati dall’urgenza di riportare al centro la fisicità del suono, il calore degli strumenti veri, la cura artigianale per arrangiamenti che non si accontentano di evocare un’epoca, ma la rivivono con consapevolezza contemporanea.

Butter Funk Family

Facts (Beets & Produce)

Voto: 8/9

 È proprio vero che il vino buono sta nelle botti piccole. Questo album fantastico dura solo 21 minuti (di fatto è il secondo EP, dopo Downtown del 2023, della Butter Funk Family), ma produce un effetto devastante, non batte a vuoto neppure per un secondo e rappresenta la spontaneità di una jam session pressoché permanente per offrire un funk irrefrenabile vissuto come rito collettivo. Protagonista un ensemble aperto – nella cover sono allineati i nomi di 15 musicisti, ma allinea oltre 30 nel suo roster – allestito dal doppio vincitore di Grammy Printz Board, che ha lavorato con “sconosciuti” come i Black Eyed Peas, Katy Perry, John Legend.

I sette brani ci fanno ascoltare un collettivo che suona come un ottovolante sonoro, che intreccia fiati, chitarre, percussioni e tastiere con una naturalezza che ricorda le produzioni indipendenti degli anni Settanta, che allinea voci convincenti e coinvolgenti. Il disco è un’esplosione di groove funk che prende i piedi e non li lascia più, di bassi gommosi e ritmiche decise che aggiornano il rhythm & blues più pulsante in un contagioso susseguirsi di spunti, di fiati che sanno chiacchierare e sorridere, sottolineare e soprattutto trascinare, proprio come si dovrebbe sempre. E come facevano antan gruppi come Sly & The Family Stone e i Parliament-Funkadelic.

Non mancano una ballata soul vigorosa come Somethin’ Crazy, in cui la voce di Alana Hil appassiona duettando con quella di Nic Jackson, e un momento di soul cinematico che si apre a una dimensione corale come Pussy Pit, punteggiata da un intermezzo rap vecchia scuola di Torrence Groce, aka Took4Granted, e dalla tromba del leader. Di sicuro non c’è mai il “vintage per il vintage”, bensì un flusso continuo ad alta tensione, dove ogni dettaglio – la chitarra di Nadav Peled nell’apertura Kootsy Mootsy, la voce sensuale e poderosa di Bodacious Thang in Touch This, i fiati infuocati e le voci ruggenti di Alana e di Sam Pounds in Love Power – contribuisce a un’atmosfera calda, sorridente, senza sovrastrutture, diretta come un siluro sottomarino e attuale in ogni situazione.

Lance Ferguson

Rare Groove Spectrum Vol. 3 (Tru Thoughts)

Voto: 8

 Lance Ferguson, mente di Bamboos, Menagerie e Lanu, produttore di oltre 40 album e oltre 100 singoli, nonché instancabile esploratore del suono nero, torna con il terzo capitolo della sua serie dedicata ai “rare grooves”. E continua il suo “gioco” di recuperare brani dimenticati, piccoli tesori nascosti nei cataloghi minori, e reinterpretarli con un gruppo che suona come una vera e propria brass band per «onorare gli originali trovando al contempo una nuova strada».

Questa volta passa dall’iniziale brano cult dei Jungle Dominoes all’attenta reinterpretazione della hit del 2020 di Billie Eilish My Future, con la bella voce di Rita Satch, dalla sofisticata rilettura della Runnin’ degli Earth, Wind & Fire a vari classici del jazz-funk mondiale (Fourty Days di Billy Brooks, cui aggiunge un’inedita sezione fiati, la rilassata Dig On It di Jimmy McGriff e la palpitante Could Heaven Ever Be Like This di Idris Muhammad) e australiani (Song For Bobby dei Pyramid, con un sentito assolo alla tromba di Ross Irwin, e la versione degli Hot Sauce della Soul Thing dei compositori inglesi Keith Mansfield e Paul “Raven” Gadd diventata Oz Bump), da Losalamitoslatinfunklovesong di Gene Harris rivisitata in chiave bossa al ballabile Caveman Boogie di Lesette Wilson, un classico dei crate-digger (i “cercatori di vinile”).

Non si tratta mai solo di “cura filologica” per Ferguson, che non si limita a restaurare, bensì rilegge, scolpisce, aggiunge nuance. Le sue non sono copie carbone, ma traduzioni “affettuose” e ogni arrangiamento è calibrato per far emergere anche ciò che nel brano originale era solo accennato. Questo terzo volume è probabilmente il più maturo della serie: i fiati sono più incisivi e le percussioni più avvolgenti, mentre l’affilata produzione possiede sempre quella tipica patina analogica che non è nostalgia, ma scelta estetica precisa. È un che parla agli appassionati, a chi vuole scoprire un repertorio che rischiava di perdersi nel tempo, e soprattutto a chi ama la black music di ieri e di oggi sapendo quanto sia un linguaggio vivo, capace di reinventarsi senza mai perdere la propria identità.

Angels of Libra

Road To Mandalay (Waterfall)

Voto: 8/9

 Il brano di apertura Ain’t No Lovin’ è un errebì sfacciato, intenso e squillante, che segna da subito il ritorno del cantante irlandese Nathan Johnston (l’inventore della denominazione della band, quando nel 2021 inviò al produttore e chitarrista Dennis Rux una demo intitolata proprio Angels Of Libra) per una storia di redenzione da un amore perduto e di un nuovo inizio. È questa la tematica di tutto il cd, ispirata alla poesia Mandalay di Rudyard Kipling del 1890, che continua con Lie To Me, una ballad corposa, arricchita da una strumentazione articolata, e Put Your Love On Me, che distende il suo groove elegante, punteggiato dai fiati, dal battito delle percussioni e delle mani e dalla chitarra pungente di Björn Wagner dei Mighty Mocambos.

Il suono cinematico del collettivo tedesco emerge in I Fell In Love, con aperture corali e spaziosi disegni narrativi sotto il canto. E continua con il soul “orchestrale” della raffinata ed emozionale Easy Now. Si muove con eccellenti incroci di archi e fiati Never Say Never che la rendono facile da ascoltare e apprezzare, mentre Man On The Run è sostenuta da un ritmo martellante su cui volano schegge di chitarra, cori vibranti, riff di tastiere e poi voli di fiati all’unisono. Baby When You Old Me propone la voce solista di Sarife Afonso in un vorticoso funk alla James Brown dal battito costante; la title track ha il sapore sixties dei “lenti” sofisticati e minimali con uno splendido finale in crescendo; Time Stands Still “ferma il tempo” in un perfetto equilibrio sonoro dal sapore cinematografico e sospeso.

Preceduta da There’s A War Going On, calibrata come se gli “angeli” fossero un ensemble classico travestito da band soul, l’unica cover è la conclusiva This Boy dei Beatles, rifatta con i due cantanti sugli scudi su un arrangiamento raffinato e insieme rispettoso. Gli Angels of Libra con questo loro quinto lavoro compiono un passo ulteriore verso un perfetto soul-funk contemporaneo, propulsivo e mai invadente, che unisce la registrazione analogica alla pienezza strumentale (23 i musicisti accreditati). La sontuosa produzione permette a ogni brano di aggiungere un tassello, un colore, un profumo a un viaggio immaginario di rinascita che ci ricorda come il suono può ancora essere un luogo da abitare, non solo da consumare.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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