Nato a Parigi nel 1933, Roman Polanski viene da una famiglia polacca che si era rifugiata in Francia poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Sfuggito alle persecuzioni naziste e alla deportazione grazie ad un famiglia cattolica che lo ha accolto sotto falso nome, Polanski nel 1955 è ammesso alla famosa Scuola di cinema di Łódź in Polonia, dove si diploma nel 1959, imponendosi in breve come uno dei più interessanti registi polacchi realizzando alcuni cortometraggi di grande spessore. ”Due uomini escono dal mare portando un armadio ed entrano in città. A causa di questo armadio però non riescono a profittare della vita. Ho voluto mostrare anche una società che rifiuta l’essere umano non conformista. E perciò intorno ai due uomini, nella città, succedono cose terribili, crudeli, ma nessuno le vede o vuole vederle. Nessuno tollera il singolare trio che sarà costretto a scomparire e a ritornare nel mare donde è venuto”. Questa malinconica parabola sulla solitudine umana raccontata da Roman Polanski nel corso di un’intervista a Positif del 1960, è il cortometraggio Due uomini e un armadio diretto nel 1958 che riscuote un notevole successo internazionale, facendo incetta di premi. Il regista, frequentando negli anni Cinquanta i più geniali scrittori del teatro dell’assurdo e del grottesco, quali i contemporanei Gombrowicz e Mrozek, Beckett e Ionesco (ma attirato anche dai classici Conrad e Thomas Mann), affina una personale e disincantata visione della vita, espressa attraverso un cinema di fervida immaginazione e di sinistro fascino. Nel 1962, dopo La caduta degli angeli e Il grasso e il magro, firma un altro cortometraggio I mammiferi, una pantomima beckettiana di grande rigore stilistico a due soli personaggi, ambientata in un freddo panorama invernale, in cui la tendenza all’egoismo e alla sopraffazione sono la rappresentazione più inquietante e cinica dell’animo umano. Una visione fatalistica ed amara sull’uomo contemporaneo che Polanski riproporrà con il successivo Il coltello nell’acqua, suo primo lungometraggio. Trasferitosi a Parigi, Polanski è affascinato dalle prime opere della Nouvelle vague e incontra lo scrittore Gérard Brach, futuro co-sceneggiatore di quasi tutti i suoi film. Dopo Il coltello nell’acqua (1962), nel 1966 riesce a girare Cul de sac, che il regista ha sempre considerato uno dei suoi film migliori. Segue Per favore… non mordermi sul collo! (1967), divertente parodia dei film di vampiri durante la cui lavorazione si innamora e sposa l’attrice Sharon Tate che verrà uccisa dalla banda criminale guidata da Ch. Manson. Poi a Hollywood realizza Rosemary’s Baby (1968), uno dei suoi film più famosi. Quindi torna in Europa. In Inghilterra affronta niente meno che un testo di William Shakespeare, con Macbeth (1971) e in Italia firma Che? (1972). Ma la sua carriera continua a svilupparsi tra i due continenti: di nuovo negli Stati Uniti gira Chinatown (1974) e in Francia L’inquilino del terzo piano (1976), nel quale è anche interprete. Tornato ancora una volta negli Stati Uniti è costretto a lasciare il Paese dopo un’accusa di stupro ad una minorenne e una breve carcerazione. Tornato In Europa firma Tess (1979 e poi si dedica alla regia teatrale. Nel 1986 Polanski realizza Pirates poco apprezzato dalla critica e con scarsi risultati al botteghino.. Il grande successo di pubblico arriva però con Frantic (1988), seguito nel 1994 da La morte e la fanciulla (1994), protagonista è una donna che crede di riconoscere l’uomo responsabile in una violenza sessuale nei suoi confronti. In La nona porta (1999), protagonista è Johnny Depp nel ruolo di un esperto di libri rari, che riceve l’incarico di ritrovare un raro volume dedicato all’esorcismo. Nel 2002 con Il pianista gira uno dei suoi film migliori e un altro grande successo, nel quale racconta la persecuzione nazista sullo sfondo del ghetto di Varsavia. La sua carriera procede con Oliver Twist (2005); The Ghost Writer (2010); Venere in pelliccia (2013); Quello che non so di lei (2018); L’ufficiale e la spia (2019) e The Palace (2023).
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Undici cult di Roman Polanski
Dal 14 febbraio al 19 marzo 2026, alla Cineteca Milano Arlecchino la rassegna che propone alcuni film tra i più rappresentativi del regista polacco, naturalizzato francese







































