Oggi ci ha lasciato Sergio Secondiano Sacchi, dal 2017 nel comitato che guidava il Club Tenco. Lui al Tenco era legatissimo, infatti raccontava sempre che era presente già alla prima edizione, nel 1974: «Stavo svolgendo il servizio militare, ma mi ero tenuto 10 giorni di permesso per poter assistere a quella manifestazione fondata dal mitico Amilcare Rambaldi».
Dice lo storico presentatore del Tenco Antonio Silva: «Era malato da tempo, ma purtroppo aveva preso un po’ sottogamba la sua malattia. Soltanto un mese fa siamo riusciti a convincerlo a ricoverarsi, ma ormai non c’era più niente da fare. Purtroppo stasera ci ha lasciati. Siamo tutti distrutti» (nel 1972, Silva e Sacchi avevano fondato il gruppo dei Pan Brumisti: foto sotto).

Sergio avrebbe compiuto 80 anni il prossimo 8 giugno. Nato a Milano, già da molti anni si era trasferito in un luogo isolato a un centinaio di chilometri da Barcellona.
A proposito del suo trasferimento in Catalogna, aveva raccontato: «Anche questa scelta è frutto della musica. Con Amilcare Rambaldi avevo cominciato a frequentare la regione sulle tracce delle splendide canzoni dei suoi cantautori, a partire da Lluís Llach. Mia moglie aveva da tempo l’intenzione di andarci a vivere, per cui già nel ’92 comprammo quella che per quindici anni è stata solo una seconda casa. Poi la bellezza del luogo e la pace della vita di campagna hanno fatto il resto… Pensa, noi abitiamo in un borgo in pietra con solo sei residenti. Davanti al mio studio ho venti chilometri di verde, senza alcun insediamento umano. So di essere un privilegiato, ma ho percorso qualcosa come 3.000 chilometri per trovare il mio buen retiro».
Architetto con la passione della musica, Sergio Secondiano Sacchi ha scritto libri sulla canzone d’autore e curato dischi collettivi, facendo conoscere in Italia autori come Vladimir Vysotskij, Pablo Milanés, Lluís Llach, Pi de La Serra e Joaquín Sabina. Inoltre ha pubblicato il libro Storie e amori d’anarchie. Le canzoni e gli avvenimenti che raccontano un’idea di libertà e rivolta, edito da Squi(libri) e realizzato assieme al suo grande amico Sergio Staino (insieme nella foto sotto, realizzata da Renzo Chiesa): oltre alla passione per il Club Tenco, condividevano il nome di battesimo e pure la stessa data di nascita.

Dotato di un forte senso dell’ironia, a proposito della sua professione di architetto e dell’amore per la musica, Sacchi raccontava: «Fin da ragazzo ho seguito la vocazione del “non scegliere”. Ho fatto il liceo classico perché ti lasciava aperte tutte le porte. Per la cronaca, i miei mi avevano mandato a studiare in collegio, fuori Milano, ma quando da lì fui sbattuto fuori (era un istituto arcivescovile e pare che in chiesa mi fosse sfuggita qualche frase blasfema), terminai gli studi al Carducci. In seguito mi iscrissi ad Architettura, perché lì c’era dentro un po’ di tutto: cultura classica, scientifica, artistica… Sempre con l’obiettivo di non incanalarmi in una passione sola. Parallelamente, infatti, coltivavo quella per la musica».

Tra i primi a pubblicare sui social un sentito ricordo, il cantautore Alessio Lega, che ha scritto:
«Era mio amico.
Poi era anche Sergio S. Sacchi.
Poi era anche un artista così umile o così superbo da aver dedicato la propria creatività torrenziale a costruire architetture fatte coi suoni e con le parole degli altri.
Poi era anche un architetto, nel senso professionale del termine… ma di questo non ne ho mai saputo troppo.
Poi poteva essere anche così scostante da rasentare la stronzaggine più assoluta. Ma la sua porta non si chiudeva mai definitivamente.
Poi era un esperto internazionale di Whisky.
Poi era un uomo di parola, amante della parola al punto da capire, tradurre e far cantare anche le parole delle lingue che non conosceva.
Poi era di una rara trascuratezza nel vestire, ma trascurato con uno stile inimitabile. A dispetto di Sonia che si disperava per farlo apparire, se non elegante, civile, almeno nelle occasioni ufficiali.
Poi era uno scrittore barocco e chiarissimo.
Poi era un condottiero di rassegne.
Poi aveva fatto diventare Barcellona un rifugio dei cantautori negletti in patria.
Poi era uno che parlava di canzoni – con la voce bassa e un po’ spompata degli ultimi tempi – e risultava assai più vario e polifonico delle noiose orchestre di 50 elementi che lo accompagnavano nei suoi racconti.
Poi era stato un mio grande detrattore… finché non aveva invece deciso che ero suo amico. Vai a capire perché.
Io che lo ammiravo da sempre non vedevo l’ora.
Poi una volta aveva detto che ero un genio: una parola che non si dovrebbe mai usare per un vivente.
Lui si che era un genio.
Il mio amico, il mio compagno Sergio S. Sacchi».

Ovviamente non poteva mancare un comunicato del direttivo del Club Tenco:








































