Tra i sassofonisti della “generazione di mezzo”, quella dei sessantenni e più di oggi, Joe Lovano è quello che più di tutti ha saputo prolungare, senza mai distaccarsi completamente dalla tradizione, il continuo rinnovamento che alimenta l’idioma afroamericano sin dagli inizi del secolo scorso. E quello che, nell’anno in cui ricorre il centenario della nascita di Miles Davis e John Coltrane, meglio può impegnarsi nel pensare, coordinare e dirigere un festival jazz che ha i due giganti come riferimento e che è un omaggio corale a coloro che nel jazz hanno indicato nuove strade.

Setting The Pace è il titolo che il sassofonista di Cleveland, ma con genitori siciliani, ha voluto dare all’edizione 2026 della rassegna di cui da tre anni è direttore artistico e che sarà la 47esima a riempire di musica afroamericana Bergamo e i suoi iconici luoghi di attrazione e di riferimento. Dal 19 al 22 marzo Bergamo Jazz riempirà di grande musica il Teatro Donizetti, il Teatro Sociale, l’Aula Picta del Palazzo Vescovile, l’Accademia Carrara, Sala Piatti e altre location con numerose proposte di alto spessore artistico e propositivo.

Lakecia Benjamin

Sono stati invitati seguendo il pensiero di Lovano. «Come musicisti siamo costantemente impegnati nello studio e nello sviluppo per trovare la nostra voce. Questo percorso è alimentato dai suoni e dallo spirito dei maestri. Quelli che ci hanno dato e danno la fiducia e l’ispirazione per raggiungere gli elevati standard di oggi. Gli artisti che si esibiranno a Bergamo Jazz Festival 2026 stanno, a loro volta, indicando nuove vie per celebrare l’eredità di Miles e Trane». Ve li elenchiamo, sottolineando, oltre all’attenzione costante alle menti di punta di un universo espressivo come quello del jazz che continua a mostrare segni di vitalità persino sorprendenti, la folta rappresentanza femminile, oggi più che mai sotto i riflettori con musiciste e compositrici di assoluto valore.

Tre le serate al Teatro Donizetti, capolavoro di fine 700 dell’architetto Giovanni Francesco Lucchini, con inizio alle ore 20.30. Venerdì 20 marzo inizierà il duo formato dal fuoriclasse del contrabbasso Dave Holland e dall’innovativo chitarrista Lionel Loueke, reduci dall’album del 2024 United, cui farà seguito il sassofonista di Chicago Steve Coleman con i suoi Five Elements e il suo visionario jazz-funk che fonde l’improvvisazione più immaginifica con rigorose strutture compositive.

La sera successiva gli acclamati Bad Plus, nell’ultima formazione, che vede la storica ritmica, il contrabbassista Reid Anderson e il batterista Dave King, accanto al sassofonista Chris Potter e dal pianista Craig Taborn, proporranno le composizioni scritte da Keith Jarrett per il suo glorioso American Quartet. Seguirà la talentuosa sassofonista newyorkese Lakecia Benjamin, che presenterà il suo funk-jazz incandescente, applauditissimo a Bergamo tre anni fa.

Jazz Passengers

Domenica 22 chiuderà i battenti del festival un progetto speciale ideato da Lovano per ricordare il centenario della nascita di Davis e Coltrane, con un superband che allinea alla tromba Avishai Cohen, solista raffinatissimo, al sax tenore lo stesso Lovano e il coltraniano George Garzone, ai flauti il britannico Shabaka Hutchings al piano l’argentino Leo Genovese, alla chitarra il danese Jakob Bro e la ritmica stellare con il contrabbassista Drew Gress e il batterista Joey Baron.

Tre anche gli appuntamenti al Teatro Sociale di Città Alta, aperto nel 1808, opera di Leopoldo Pollack. Giovedì 19 alle 20.30, il nuovo trio del pianista Franco D’Andrea, eccellenza del nostro jazz, lo vede accompagnato da veterani quali su quali il contrabbassista Gabriele Evangelista e il batterista Roberto Gatto. Seguirà il quartetto della sassofonista cilena Melissa Aldana, il cui recente album Echoes Of The Inner Prophet ha ottenuto molti apprezzamenti.

Domenica 22 alle ore 17 Bergamo Jazz 2026 si aprirà al sofisticato mix di pop (da Lucio Dalla a Billie Eilish) e jazz di Simona Molinari e del suo spettacolo La Donna è Mobile, un viaggio musicale e teatrale che racconta la figura femminile attraverso la musica e le sue infinite sfumature, con il contributo di una band di sole donne: la sassofonista e flautista Chiara Lucchini, la pianista Sade Mangiaracina, la bassista Elisabetta Pasquale e la batterista Francesca Remigi.

Simona Molinari

Nella da poco restaurata Aula Picta del Palazzo Vescovile gli ottimi pianisti Wayne Horvitz e Leo Genovese si esibiranno in solitudine rispettivamente il 19 alle 18 e la mattina del 22 allee 11. Sabato 21 alle 11, nel più importante museo della città orobica, l’Accademia Carrara, si esibirà il trio Relevé della violinista Anaïs Drago con il clarinettista Federico Calcagno e il batterista Max Trabucco. Nella bellissima Sala Piatti di Città Alta, sala da concerto che abitualmente ospita concerti di musica da camera, è in programma domenica 22 alle 15 la performance del duo britannico voce-pianoforte formato dalla carismatica 85enne Norma Winstone e dal 39enne emergente Kit Downes.

Nell’Auditorium dell’Istituto Palazzolo, nel cuore della Città Bassa, si esibiranno gli statunitensi Jazz Passengers, formazione della downtown scene newyorkese sugli scudi dagli anni Novanta in avanti (il 20 alle 18), e il trio della chitarrista norvegese Hedwig Mollestad, con un’esplosiva miscela di sonorità rock e improvvisazione (il 21 alle 17). Evento speciale sabato 21 (ore 18.30) nel centro polivalente Daste con la Panorchestra di Tino Tracanna, formazione vincitrice dell’ultimo Top Jazz del mensile Musica Jazz per il “miglior disco dell’anno di jazz italiano” con l’album eponimo.

Infine Bergamo Jazz 2026 darà spazio come sempre anche ai giovani musicisti, con la rassegna “Scintille di Jazz” che si svolgerà in locali trasformati in accoglienti jazz club. Ci saranno il duo Simone LocarniGianluca Palazzo al Circolino di Città Alta giovedì alle 18.30, Daniel Rèynoso al Dieci10 alle 18.30 e Marco Pasinetti al NXT alle 23 di venerdì, Giacomo Cazzaro al NXT sabato alle 23.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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