In una Corte del Distretto Meridionale di New York è iniziato un processo contro Live Nation e la sua controllata Ticketmaster, accusate di avere un potere eccessivo sul mercato della musica live, danneggiando artisti, location e fan. Il processo è stato intentato dal DOJ (Dipartimento di Giustizia) e avallato da numerosi Stati americani.
Nei giorni scorsi Live Nation aveva chiesto di sospendere il processo per poter presentare un ricorso, ma il giudice federale Arun Subramanian – pur stralciando diversi capi di accusa – ha respinto la richiesta.
Il caso era iniziato nel 2024: secondo l’accusa, Live Nation nel corso degli anni avrebbe creato un monopolio che non rispetta le regole dell’antitrust, gestendo direttamente un numero molto alto di locali e avendo, attraverso la controllata Ticketmaster, una sorta di monopolio sulla vendita di biglietti.
Tutto questo si ripercuoterebbe sia sul costo dei biglietti (in costante ascesa), danneggiando quindi i fan, sia sugli stessi artisti, in pratica quasi obbligati a sottoporsi al giogo di questo colosso dell’intrattenimento.
David Marriott, rappresentante legale dell’azienda, ha sostenuto che Live Nation opera come un concorrente forte e legittimo all’interno di un settore dinamico, sottolinenando che, assieme a Ticketmaster, svolge un ruolo significativo nell’arricchire la vita delle persone organizzando grandi concerti ed eventi di intrattenimento dal vivo.
Ma il Dipartimento di Giustizia sostiene che le pratiche adottate da Live Nation soffocano la concorrenza, facendo aumentare il costo dei biglietti, e offrendo minori opportunità agli artisti e opzioni limitate per le location alla ricerca di un partner per poter vendere i biglietti.
La questione, pur essendosi aggravata in tempi recenti, va avanti da molti anni. Qualcuno ricorderà che già nel 1994 i Pearl Jam sollevarono il problema, testimoniando davanti al Congresso. La band accusò Ticketmaster di rifiutarsi di offrire ai fan tariffe più accessibili. Però l’anno successivo la causa fu archiviata e i Pearl Jam tornarono “a casa”, affidando nuovamente la vendita dei biglietti a Ticketmaster (anche se con alcune limitazioni).
Successivamente, Robert Smith dei Cure e Neil Young hanno più volte alzato la voce contro contro le commissioni “inauditamente alte” praticate da Ticketmaster. I fan del rapper Drake fecero una class action in Canada contro la società perché per il tour “It’s All a Blur” aveva venduto biglietti per i concerti del loro idolo all’astronomica cifra di 789,54 dollari.
Uno dei casi più clamorosi è successo nel 2023, quando ai ticket per il tour americano di Bruce Springsteen fu applicato il cosiddetto dynamic pricing (come per i voli aerei: più c’è richiesta, più costano), raggiungendo prezzi assurdi tipo 5.000 dollari.
Tornando al processo in corso a New York, nei prossimi giorni saranno chiamati a deporre come testimoni Kid Rock, Ben Lovett dei Mumford & Sons, Matthew Caldwell, CEO della quadra di basket Minnesota Timberwolves, Desiree Perez, CEO della società Roc Nation fondata da Jay Z, Michael Rapino, COE di Live Nation (negli ultimi tempi ha rilasciato numerose interviste, sostenendo che il costo dei biglietti è troppo basso e che occorre applicare il dynamic pricing) e l’ex CEO di Ticketmaster Irving Azoff.







































