La mattina scrivo

Vita grama di scrittore caparbio

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 La mattina scrivo
di Valérie Donzelli.
con Bastien Bouillon, André Marcon, Virginie Ledoyen, Adrien Barazzone, Valérie Donzelli

Alla soglia fatidica dei quaranta Paul Marquet, fotografo separato e lontano da moglie e figli,  decide di diventare scrittore: ha pubblicato qualche libro, è stato recensito, ha ottenuto elogi, non vende, sta per essere dimenticato e il nuovo libro in casa editrice non piace. E lui cambia casa, riduce i consumi, cerca lavoretti che gli lascino tempo per scrivere (montare armadi, sturare scarichi, potare  piante) che trova con una app in cui si offre a tariffe indecenti: a poco a poco, dai 3000 euro standard di un tempo arriva alle soglie della povertà. Il passo successivo sarebbe finire clochard per strada. E pochi capiscono la sua vocazione: gli rinfacciano che è un finto povero e basterebbe allinearsi al mondo. Il tutto attraverso immagini rigorose e una voce fuori campo su musica classica che ricorda certe calme, ma intense narrazioni di Truffaut. L’atmosfera è da cinema anni Sessanta, ma l’acutezza sociologica è  sulla  negatività del presente, dove la libertà viene usata per spiegare la povertà. E la quiete con cui il narratore la spiega la rende molto più terribile di molte denunce. Poi accade qualcosa per cui vale davvero la pena di “leggere” il film (e guardare il libro omonimo, di Franck Courtes), che in effetti spiega la sua stessa genesi proprio nel lavoro, insomma all’opera, à pied d’oeuvre, come recita il titolo originale. Valerie Donzelli (La guerra è dichiarata) ha chiamato a interpretare il protagonista il pronipote di Josephine Baker, Bastien Bouillon. A Venezia Leone per la miglior sceneggiatura.

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