Per l’edizione 2026, il filo conduttore è il rapporto tra cinema e autobiografia, tra storie private e storia collettiva
Il programma di anteprime e proiezioni si costruisce intorno a tre titoli del listino Kitchenfilm, prossimamente in uscita nelle sale italiane. A inaugurare le proiezioni serali sarà Shape of Momo, ritratto intimo di tre generazioni di donne ambientato in un isolato villaggio femminile nel cuore dell’India, diretto dalla regista Tribeny Rai, alla presenza dello sceneggiatore Kislay.
Il regista belga Valery Carnoy sarà a Rimini per presentare il suo La Danse des Renards (Wild Foxes), vincitore dell’Europa Cinemas Cannes Label alla 57ª edizione della Quinzaine des Cinéastes, sulle dinamiche del maschile e della violenza, film ambientato all’interno di un collegio belga dove i ragazzi ambiscono a diventare campioni di pugilato, che offre una riflessione sulle dinamiche del maschile e della violenza. La chiusura del festival sarà invece affidata a Songs of Forgotten Trees, premiato all’ultimo Festival di Venezia con la Miglior Regia nella sezione Orizzonti, alla presenza della regista Anuparna Roy. Il film è il racconto dell’incontro di due donne migranti a Mumbai che condividono un appartamento e scoprono, pur nelle differenze, una profonda empatia. Oltre al film di chiusura, la terza edizione di C-Movie dedicherà una particolare attenzione al rapporto cinematografico tra Italia e India, attraverso un percorso di visioni e incontri che interroga il mito dell’India nell’immaginario italiano. Tra gli appuntamenti, l’incontro con Italo Spinelli (autore della voce Treccani sul cinema indiano), e la proiezione del film da lui diretto ambientato in India, Gangor, storia di un fotoreporter inviato in un villaggio indiano per raccontare con le sue immagini lo sfruttamento delle tribù locali: la fotografia di una giovane madre del luogo genererà un forte scandalo. Si prosegue con la visione di Vrindavan Film Studios di Lamberto Lambertini con Enzo Decaro, opera metanarrativa che mette in scena la storia di un ragazzo italiano che si reca in India per girare un film tratto da antichi racconti mitologici indiani insieme a un regista locale.
Altro tema che attraversa il percorso di visioni di questa edizione di C-Movie è l’incontro tra Cinema e Generazioni. Archivi, testimonianze e memoria ne costituiscono il filo conduttore, a partire dal restauro di Vite di ballatoio di Daniele Segre, documentario che racconta la quotidianità di un gruppo di transessuali immigrati dal Sud Italia, residenti nei palazzi popolari della Torino degli anni Ottanta. La proiezione sarà accompagnata dalla storica del cinema Donata Pesenti alla presenza di Elena Bosio, moglie del regista, scomparso nel febbraio 2024.
Il dialogo tra epoche e sguardi proseguirà con la proiezione di La camera di consiglio di Fiorella Infascelli, presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma che vede tra i protagonisti Sergio Rubini e Massimo Popolizio, film ambientato nel 1987 durante l’atto conclusivo del Maxiprocesso di Palermo: otto giurati, quattro donne e quattro uomini, vengono isolati per trentasei giorni con il compito di deliberare condanne o assoluzioni per oltre quattrocento imputati, in un racconto che intreccia responsabilità civile e coscienza individuale. In occasione della proiezione verrà organizzato un incontro dal titolo Giustizia e Responsabilità, con l’assessore Francesco Bragagni e l’Osservatorio sulla criminalità organizzata, nata per diffondere una cultura della legalità nella provincia di Rimini e una rappresentante di Soroptimist Italia.
Da l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano verrà proiettato il corto documentario Zappaterra, diretto da César Augusto Meneghetti ed Elisabetta Pandimiglio, uno degli undici documentari prodotti da Nanni Moretti e Angelo Barbagallo tratti dalle testimonianze raccolte nell’Archivio. Il corto nasce a partire dall’autobiografia di Margherita Ianelli, in cui la scrittrice ripercorre il Novecento italiano, la sua infanzia contadina, l’occupazione tedesca che l’Italia ha dovuto affrontare e il dopoguerra. La proiezione sarà seguita dall’incontro con Natalia Cangi, direttrice organizzativa della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano. e con Patrizia Di Luca, Unirsm, Istituto storico della Resistenza di Rimini. Invece dall’archivio delle origini del cinema emerge, invece, un film muto del 1920, The Tiger’s Coat di Roy Clements, che vede protagonista l’attrice Tina Modotti, Il film, che verrà proiettato al festival, è una testimonianza preziosa della prima fase americana della diva, una delle figure più emblematiche e poliedrica del XX Secolo, in collaborazione con la Cineteca del Friuli che lo ha da poco restaurato.
Ospite d’eccezione della terza edizione di C-MOVIE 2026 sarà Lidia Ravera, protagonista della serata inaugurale. Scrittrice da sempre attenta alla narrazione generazionale e autobiografica, Ravera rappresenta una voce centrale nel dialogo tra scrittura, cinema, corpo e memoria.
In occasione del cinquantesimo anniversario di Porci con le ali, romanzo del 1976 scritto a quattro mani con Marco Lombardo Radice, caso editoriale che ha segnato un’epoca raccontando la complessa relazione tra due adolescenti, la scrittrice sarà protagonista di un incontro che intreccia arte, testimonianza e riflessione sul corpo come spazio politico e narrativo.







































