Il testamento di Ann Lee

Storia del Cristo donna degli Shaker

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Il testamento di Ann Lee
di Mona Fastvold
con Amanda Seyfried, Lewis Pullman, Thomasin McKenzie, Matthew Beard, Christopher Abbott

Riecco la coppia di The Brutalist alla sceneggiatura, Mona Fastvold e Brady Corbet, ma stavolta è lei che dirige (terzo film dopo The Sleepwalker e Il mondo che verrà). Vengono seguiti, alla maniera degli opuscoli agiografici,  con una grafica e una fotografia che ricorda in parte The Brutalist,   i momenti della vita di Ann Lee,  leader religiosa e profetessa  della setta  Shaker, o Società Unita dei Credenti nella Seconda Apparizione del Cristo, parte dei calvinisti puritani quaccheri, così definiti perché durante le cerimonie religiose danzavano e si scuotevano alla presenza del divino. Il passaggio al musical (con sontuose coreografie e canti di preghiera) appare quasi ovvio, affascina ma è ridondante. Di famiglia poverissima, lavoratrice in una filanda e poi cuoca in un ospedale inglese, la vita di Ann Lee e la sue profezie sembrano scandite dal sesso (che si vede di sguincio ma determina ogni snodo narrativo): sposata a un fabbro ferraio, dopo quattro gravidanze finite con la morte dei neonati Ann Lee ha una visione in cui la rinuncia alla sessualità anche nel matrimonio diviene condizione dell’accesso alla Grazia. Con la danza e gli scuotimenti (che sembrano quasi lo sfogo di un’enorme repressione) arrivano le conseguenze religiose e politiche che porteranno la setta addirittura a optare per la migrazione nei nuovi stati dell’America in procinto di ribellarsi alla corona inglese. Solo in alcuni particolari si scoprono i talenti degli Shakers nella costruzione di mobili di uno stile che poi verrà considerato tout court “americano”: di purezza ascetica e design così moderno da attirare l’attenzione degli architetti. Chissà se anche quelli brutalisti

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