Luchino Visconti in tre atti

Dal 17 marzo al 29 novembre 2026, alla Cineteca Milano Arlecchino, la rassegna che celebra i 120 anni dalla nascita e a 50 anni dalla morte di un autore che con il suo cinema ha lasciato una traccia indelebile nella storia culturale del nostro paese

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Ossessione

La manifestazione è suddivisa in tre atti, “Gli esordi”, “I grandi affreschi”,  “La fine della borghesia”

Il 2 novembre 1906 in uno stabile elegante di Via Marsala a Milano in zona Brera a due passi dal Corriere della Sera nasce Luchino Visconti, quarto di sette figli del duca Giuseppe Visconti di Modrone e di Carla Erba, nipote del fondatore della casa farmaceutica e figlia di Luigi Erba, musicista amico di Verdi.  La casa natale è quella della nonna materna Anna Erba, ma la famiglia abita il palazzo Visconti in Via Cerva, luogo di cultura e di intrattenimento di molti intellettuali cittadini.  Studente svogliato, Luchino al liceo Berchet ama la scenografia e l’arredamento, il melodramma e il teatro, compie grandi viaggi all’estero tra le capitali europee e si fidanza successivamente con la principessa Irma Windisch – Groetz. Dopo aver prestato servizio militare in Cavalleria a Pinerolo, torna a Milano nel 1928, dove suo padre nel frattempo ha fondato al Teatro Eden in Piazza Castello una sua compagnia di prosa nella quale debutta la giovane Andreina Pagnani. Il giovane Luchino muove così i primi passi sulle scene allestendo due spettacoli.

Nel 1933 incuriosito dal cinema e influenzato da alcuni film sperimentali dei surrealisti Buñuel e Dalì, acquista una cinepresa in 35 mm con la quale, pur non avendo nozioni di regia, cerca di girare una pellicola incentrata su di un soggetto stile melodramma, storia di un adolescente innamorato di tre donne, una ragazzina, una prostituta e una signora più matura che rappresenta per lui l’ideale femminile cui presta il volto sua cognata Nicky di cui è invaghito. Le riprese avvengono in esterni nelle campagne milanesi e negli stabilimenti Milano Films alla Bovina. Purtroppo questa pellicola verrà distrutta nell’ incendio causato dai bombardamenti a Palazzo Visconti nel 1944.

Nel 1936 a Parigi l’incontro con Jean Renoir avvenuto grazie all’amica Coco Chanel, la celebre stilista e sua amante, gli apre le porte del cinema. E’ costumista e aiuto regista per il film Partie de campagne. In quel periodo prende coscienza della sua omosessualità in seguito alla frequentazioni con Gide, Cocteau e il fotografo Horst e matura, nonostante le sue origini aristocratiche, una convinzione politica che lo porta a abbracciare l’ideologia marxista.  Rientrato in Italia dopo la morte della madre, si trasferisce a Roma per dedicarsi allo spettacolo. Nel ’43 dirige Clara Calamai che ha sostituito Anna Magnani in attesa di un figlio, in Ossessione inizialmente intitolato Palude. Nasce il neorealismo. Arrestato dai fascisti come resistente rischia grosso, ma fortunatamente si salva.

Nel ’45 è a Milano dove cura la regia di La via del tabacco in scena al Teatro Olimpia dal 4 dicembre e poi di altri allestimenti al Nuovo, al Manzoni, alla Scala. Nel 1960 inizia la faticosa lavorazione del suo capolavoro Rocco e i suoi fratelli tra freddo e nebbia incontrando molte difficoltà (l’Amministrazione Provinciale gli negherà il permesso di filmare la scena decisiva, quella dell’uccisione della prostituta Nadia all’Idroscalo). Visconti torna nella metropoli lombarda nel ‘62 per il mediometraggio Il lavoro, folgorante episodio di Boccaccio ‘70 ambientato all’ interno di un piccolo e fatuo gruppo di famiglia altoborghese. Tanti sono in capolavori che Luchino realizzerà nella sua carriera artistica, destinati a rimanere per sempre nella storia del cinema italiano.

Il programma della Cineteca Milano è suddiviso in tre atti: “Gli esordi”, “I grandi affreschi”, “La fine della borghesia”. Ne “Gli esordi” (17 marzo – 6 aprile) rientrano: Ossessione (1943), La terra trema (1948), Bellissima (1951) e il corto Anna Magnani (1953). Di questa sezione fanno parte anche due film di Jean Renoir realizzati con la collaborazione di Visconti, Une parte de campagne (1936) e Le Bas-fonds (1936), e il documentario Un tournage à la campagne di Alain Fleischer (1994). La sezione “I grandi affreschi” (11 luglio – 9 agosto) proporrà: Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il gattopardo (1963), Vaghe stelle dell’Orsa (1965), Lo straniero (1967). Nel terzo atto ”La fine della borghesia” (2 – 9 novembre) sarà possibile vedere: La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), Ludwig (1973), Gruppo di famiglia in un interno (1974), L’innocente (1976).

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

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