Direttore artistico della manifestazione è Giulio Sangiorgio
Ospite di apertura del festival il regista statunitense Abel Ferrara, autore di classici contemporanei come Il cattivo tenente, The Addiction, Fratelli, Kings of New York, e già premio Glory to the Filmmaker alla Mostra di Venezia e Pardo d’onore a Locarno – che a Busto presenterà, dopo un’intervista pubblica a cura del critico Sergio Sozzo, il documentario Turn in the Wound, una testimonianza che esplora i conflitti umani.
Come di consueto, il festival si occuperà anche di raccontare i primi passi dei maestri, in una sezione che da quest’anno si intitolerà Prima di diventare grandi, con incontri preceduti o seguiti da conversazioni con gli ospiti. Tra quelli di quest’anno lo scrittore best seller e regista Donato Carrisi, che dialogherà con il direttore Sangiorgio prima di presentare il proprio esordio cinematografico La ragazza nella nebbia; il visionario “Almodovar italiano” Pappi Corsicato, che dopo il successo mondiale della serie Netflix Incanto, torna a raccontare la sua carriera eccentrica, formalmente esaltante, tra commedie romantiche napoletane e documentari d’arte, introducendo la sua opera prima Libera; lo sceneggiatore e poi regista Enrico Vanzina, che non racconterà solo di sé e della sua lunga carriera di successo nel cinema popolare italiano, ma anche e soprattutto del cinema del padre, introducendo la visione di I tartassati di Steno.
Per i due concorsi per opere prime si vedranno Fantaisie (Francia, 2025) di Isabel Pagliai, la documentazione paradossale del mondo interiore di Louise, cronaca di due solitudini che si incontrano tra le righe di un diario e lo spazio fantastico di una foresta; Macdo (Messico, Grecia, 2025) di Racornelia Ezell, uno scavo impietoso nell’orrore quotidiano e sommesso dell’istituzione famigliare. La regista e interprete crea un’ipnotica intensità tra l’immagine vacillante di una vecchia videocamera analogica e la tensione drammaturgica che si accumula in un crescendo rivelatore.
Cinque titoli del concorso italiano: Gioia mia, esordio alla regia di Margherita Spampinato, con Aurora Quattrocchi e Marco Fiore. Durante un’estate trascorsa in Sicilia, un bambino viene lasciato temporaneamente dalla famiglia a casa della nonna. In questo tempo sospeso tra giochi, silenzi e nuove scoperte, il rapporto con l’anziana donna e con il paesaggio circostante diventa un percorso di crescita emotiva fatto di piccoli gesti e memorie familiari; Tienimi presente, esordio alla regia di Alberto Palmiero e vincitore del Premio Miglior Opera Prima alla Festa del Cinema di Roma 2025; la storia di Alberto, un giovane aspirante regista che vive a Roma inseguendo il sogno di fare cinema; Una cosa vicina, documentario di Loris Giuseppe Nese con Francesco Di Leva, protagonista un bambino che cresce circondato da segreti familiari e dalla morte prematura degli uomini della sua famiglia. Solo da adulto scoprirà il peso che il suo cognome porta con sé nella città in cui vive e, attraverso il cinema, deciderà di confrontarsi con il proprio passato per ricostruire la propria identità. E ancora Waking Hours di Federico Cammarata e Filippo Foscarini, una vicenda ambientata ai margini di una foresta al confine orientale dell’Europa. Un gruppo di passeur afgani vive nell’attesa delle persone da aiutare ad attraversare la frontiera. Tra notti insonni, fuochi improvvisati e la presenza costante della barriera di confine, il film racconta una comunità sospesa tra sopravvivenza, solidarietà e pericolo.







































