Mi piace questa scelta, sì, la porto in giro come si porta una storia che scalpita: il mio basso elettrico Eko VPJ-280 Relic Fiesta Red. Non è uno strumento, è un manifesto scritto in note basse, una rivoluzione che non urla ma ti prende per lo sterno e ti fa vibrare come una corda lasciata libera. Ha quel rosso vissuto che sembra aver già suonato mille notti, come se avesse memoria anche prima di me, come certi amici che non ti chiedono spiegazioni e ti tengono il tempo mentre inciampi.

Mi piace il marchio italico, certo, ma mi piace ancora di più il suo stare dalla parte giusta della strada: quella dove si entra senza dress code, con le scarpe impolverate e le tasche leggere. È una porta spalancata mentre il mondo fa il buttafuori. E io ci passo dentro con un sorriso storto e un groove che cerca casa. Perché all’inizio succede tutto, sempre. Lì dove le dita sono ancora un po’ timide ma già sognano in grande, dove il suono è un desiderio che si allena a diventare voce.
Aprire il portafogli? Un colpo secco, una cassa dritta sul due e sul quattro. È ritmo anche quello, è realtà che fa da metronomo al sogno. E in quella frizione dolce tra ciò che vorresti e ciò che puoi, nasce qualcosa che sa di verità. I nostri eroi non facevano shopping tra vetrine lucide come acquari: prendevano quello che c’era, lo stringevano forte e lo trasformavano in lingua viva. Non cercavano la perfezione, cercavano una crepa da cui passare. E passavano, eccome.

Questo Eko, con le sue cicatrici già raccontate, è un compagno democratico, uno che non si mette in cattedra ma ti allunga una birra e ti dice: “suona, vediamo cosa succede”. Costa quanto una notte lunga e ben spesa, ma quando lo attacchi all’ampli e ci versi dentro quello che sei, il conto smette di avere senso. Diventa corrente, diventa strada, diventa una linea di basso che tiene insieme il caos come un filo invisibile che non si spezza.
Perché la coerenza non è una posa da fotografia, è una linea che cammina sotto tutto, ostinata, fedele, mentre sopra piovono assoli, errori, risate e qualche vertigine. È scegliere strumenti che parlano la tua stessa lingua, anche quando potresti tradire con qualcosa di più costoso e più brillante. È restare attaccati a quel primo impulso, quello che ti ha acceso la miccia, quello che non ti ha mai chiesto il permesso.
E allora eccolo qui, il mio Eko: non un traguardo ma un mezzo, un remo elettrico con cui attraversare le correnti, pagaiare dentro il blues e uscirne ogni volta con un graffio in più e una storia da raccontare. Legno e ferro che diventano megafono, dita che scrivono frasi senza carta, calli come punteggiatura ostinata. È casa e viaggio nello stesso colpo di plettro.

E la strada chiama, sempre:
• 25 marzo 2026 — Rigo w. Willie Nile @ Druso, Bergamo
• 27 marzo — Rigo w. Willie Nile, Alessandria
• 28 marzo — Rigo w. Willie Nile, Grosseto
• 29 marzo — Rigo w. Willie Nile @ Il Baluardo
• 4 aprile — Rigo w. Ronnie Jones, San Benedetto del Tronto
• 10 aprile — Rigo Solo/Double @ Rive Jazz Club, Cartigliano (VI)
• 11 aprile 2026 — Rigo & Robby Rock & Soul Folk Duo @ Caffè de Oliva, Malè (TN)
• 18 aprile 2026 — Rigo, Robby & Mel @ Bar Il Portico, Castelnovo ne’ Monti (RE)
• 2 maggio — Rigo’s Super Jam @ La Curt Basa d’la Pesca, Brembio (LO)
• 18 luglio — Mel Previte & The Gangsters of Love, Crognolo (RE)
Ci vediamo sotto al palco, o sopra, che tanto a certe frequenze le distanze si sciolgono. 🎸






































