Il titolo non è esatto. La pianista americana Marilyn Crispell incontrò il contrabbassista svedese Anders Jormin per la prima volta nel 1992 al Solo Festival di Stoccolma, per poi incidere con lui due anni dopo l’album dal vivo Spring Tour in trio con il batterista Raymond Strid. Ma soprattutto i due hanno collaborato nell’eccellente cd di Jormin In Winds, In Light del 2004, che conteneva un ciclo di canti sacri. Ma il nuovissimo Memento (ECM/Ducale) è in effetti la loro prima collaborazione in duo su disco.

Cresciuta negli ambienti della ricerca, Crispell svolge da decenni una folta attività testimoniata da un bel po’ di album incisi per varie label e al fianco di personaggi importanti quanto Anthony Braxton, ad esempio, oppure con la supercoppia ritmica formata da Paul Motian e Gary Peacock. E passando dalle eleganti, equilibrate e poetiche prove su ECM, caratterizzate da una cura certosina delle dinamiche, in un progressivo accollarsi rischi maggiori, fino al seguire la furia anarcoide di un indiscutibile maestro come Cecil Taylor.

Jormin non solo è da tempo il vero deus-ex-machina dell’attività del Bobo Stenson Trio, è un compositore attento e profondo, in grado di confrontarsi con la musica contemporanea (come ha mostrato in Sphere del combo di Stenson), con il folklore (con la partner Lena Willemark), con certo pop elegante tipico del suo Paese e ovviamente con la corrente “lunga” del jazz scandinavo, di cui è da diversi anni uno degli esponenti di punta e meno prevedibili.

Anders Jormin – foto © Discover Double Bass

Memento non è il primo album in duo con un contrabbassista per la pianista di Philadelphia, che nel 2013 ci aveva proposto lo struggente Azure in coppia con il compianto Peacock. Ma «quando ho sentito Anders suonare, ha toccato una corda dentro di me che ha risuonato profondamente», ha dichiarato, illuminando il rapporto con l’artista scandinavo. Ne esce un disco che sembra muoversi in una dimensione parallela, come se tutto accadesse “nel frattempo”, mentre la vita scorre altrove. Questo jazz non è mai lineare, preferisce insinuarsi, suggerire, aprire porte. Le melodie si allungano come fili sottili, i temi emergono e si ritirano, i silenzi diventano parte integrante della narrazione.

La colta pianista/compositrice irradia il suo talento, lasciandone emergere soprattutto la componente introspettivo-impressionista, la ponderata fraseologia, i labili equilibri, i sussurri impalpabili. La tensione quasi astratta del contrabbassista/compositore emerge nei tratteggi quasi evanescenti, nella discorsività sempre per accenni, nella dinamica sempre malata. Insieme in Memento offrono una narrazione lieve e apparentemente distaccata, che possiede – consentite – “l’insostenibile leggerezza dell’essere”, la cui gravità si insinua negli spiragli delle tessiture degli 11 brani, anche i più brevi capaci di disvelarsi con lentezza.

Classe e raffinatezza si snocciolano lungo tutto il lavoro, che inizia con For The Children, dedicato ai bambini coinvolti nel fuoco incrociato di tutti i conflitti, sostenuto dall’espressivo uso dell’archetto da parte di Jormin. È la prima di quattro improvvisazioni in duo, incentrate sullo spazio, sul dialogo (Dialogue è il titolo della seconda), sulla memoria (i registri acuti di Embracing The Otherness) e sulla meditazione di Contemplation in D, e dove abbondano passaggi tinti di grande lirismo e dalle indiscutibili concezioni cameristiche.

Marilyn Crispell – foto di Caterina Di Perri

Seguono due versioni, quella “mattutina” con il pianoforte cristallino a esplorare il tema e quella “serale” in cui prevale il basso dai toni scuri, di Three Shades Of A House, brano di Jormin (originariamente commissionato per accompagnare una mostra della pittrice norvegese Hanne Borchgrevink) già presente nel cd del 2018 Contra La Indecisión del trio di Stenson. Song è una composizione di Crispell degli anni 90 e «parla della distanza tra due persone». La title-track è una miniatura per pianoforte solo dal fraseggio perfetto che parla di vicinanza alle persone che amiamo e che ci mancano, perché lontane o perché ci hanno lasciato. Le bellissime spiagge della Cornovaglia sono l’oggetto dei ricordi (sottolineati dai richiami dei gabbiani evocati dall’archetto che stride sulle corde acute) di The Beach At Newquay, viste da Crispell per la prima volta durante un tour con il sassofonista scozzese Raymond MacDonald.

Ricordano «un raggio di sole congelato» le due tracce conclusive, pesanti di pause che parlano quanto le note. The Dark Light, che fa solo riferimento a una nota composizione di Jormin, propone un incontro contradditorio tra luci e ombre, gioia e tristezza, sussurro e tempesta. Dragonfly, affettuoso addio all’amico Gary Peacock, scomparso nel settembre 2020, porta in evidenza il pianoforte caldo e dal suono rustico dell’autrice. E alla fine dell’ascolto del cd, di cui  non va dimenticata la lucida produzione di Manfred Eicher, si ha l’impressione di aver sfogliato un diario sonoro, scritto senza fretta, in cui ogni brano è una fotografia emotiva alla ricerca continua di un equilibrio mutevole e di un tempo interiore, mai cronologico.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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