È una delle voci più riconoscibili e magnetiche della scena soul-funk australiana, soprattutto è un’artista capace di trasformare il palco in un luogo di energia pura. Cresciuta tra soul classico, reggae e pop radiofonico, Kylie Auldist ha sviluppato presto una vocalità calda, elastica, profondamente fisica, che unisce la tradizione afroamericana alla solarità del suo background australiano. La sua ascesa prende forma con The Bamboos, collettivo funk di Melbourne che la consacra come interprete di riferimento, grazie a una presenza scenica travolgente e a un timbro che sa essere velluto e acciaio.
Parallelamente, Auldist costruisce una carriera solista ricca di sfumature, esplorando soul, disco, elettronica e pop con una naturalezza che pochi riescono a sostenere. Il successo internazionale arriva anche grazie alla collaborazione con i Cookin’ on 3 Burners, culminata nella hit globale “This Girl”, che porta la sua voce nelle radio di mezzo mondo. Ma Auldist non si lascia definire da un singolo episodio: continua a reinventarsi, a cercare nuove forme, a fondere groove e modernità.
La sua storia artistica è un percorso di continua metamorfosi, sempre guidato da una voce che la conferma come una delle interpreti più versatili e luminose del soul contemporaneo. Lo conferma Hybrid, il suo sesto album (settimo contando anche l’EP del 2016 Waste Of Time) da leader, che non si accontenta di confermare ciò che già sappiamo della cantante australiana, ma che ne espande la figura, la spinge oltre i confini del soul tradizionale e la proietta in un territorio dove groove, elettronica, funk e sensibilità pop convivono senza frizioni.
Auldist ha sempre incarnato un’idea di soul profondamente fisica, solare, diretta. La sua vocalità è un corpo in movimento: calda, elastica, capace di passare dal velluto all’acciaio in un battito di ciglia. Ma in Hybrid – titolo che è giù la dichiarazione di una poetica – questa energia si trasforma, diventa più stratificata, più cinematografica, più consapevole del proprio potere evocativo, dipingendo canzoni che si muovono con disinvoltura tra soul classico, sonorità errebì moderne e funk alla eighties.
Non è un disco che cerca di “aggiornare” il soul, semplicemente – si fa per dire – lo mette in dialogo con il presente, le sue contraddizioni, la sua velocità, la sua fame di contaminazione. Auldist non rinnega nulla della sua storia, ma la usa come trampolino. Il risultato è un lavoro che suona familiare e nuovo allo stesso tempo, dimostrando come la lezione del passato è materiale vivo, malleabile, pronto a essere rimodellato, in cui la voce è protagonista. E non solo: è architettura emotiva di brani costruiti attorno alle sue sfumature, ai suoi respiri, ai suoi accenti. C’è una cura raffinata nel modo in cui le armonizzazioni vengono stratificate, i cori rispondono alla linea principale, le pause diventano parte integrante del ritmo.
Sviluppato con una fidata cerchia di musicisti con cui ha collaborato negli ultimi dieci anni, tra i quali citiamo in particolare il tastierista e produttore Warren Hunter, il chitarrista Gillan Gregory, il bassista Luke Hodgson e il batterista Graeme Pogson, eccellenti folletti anche dal vivo, Hybrid completa una trilogia – con Family Tree del 2016 e This Is What Happiness Looks Like del 2021 – che vede Auldist non cercare di esaudire il bisogno di dimostrare, bensì lasciarsi andare a una libertà espressiva nuova, che le permette di trovare una nuova intensità. E di fare della sua voce un gesto narrativo, un modo di raccontare il mondo.
Dalla traccia di apertura One Time Offer ai già apprezzati singoli Birthday Boy e Get In The Game, da ballad emozionanti come Close To You, dove Kylie è affiancata da Thndo (la vocalist Thandolwethu Emily Nomvula Sikwila, nata nello Zimbabwe ma da anni in Australia), e Wanna Be Where You Are fino alla chiusura GD Goddess, dai sapori soul electro, tutto scorre alla perfezione. Il doppio filo conduttore sono la metamorfosi, sia personale che artistica, e l’esplorazione della vulnerabilità individuale, esposte con un sentire raro, che richiede una grande lucidità emotiva. E la forza di affermare la propria luce in un mondo che spesso premia il cinismo.







































