Live Nation ha perso il processo svoltosi a New York per aver violato la legge antitrust

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Live Nation

Dopo un processo intentato dal DOJ (Dipartimento di Giustizia) e avallato da numerosi Stati americani, avvenuto in una Corte del Distretto Meridionale di New York e durato diverse settimane, Live Nation e la sua controllata Ticketmaster, accusate di avere un potere eccessivo sul mercato della musica live, danneggiando artisti, location e fan, sono state giudicate colpevoli dalla giuria popolare di aver violato le leggi federali antitrust.

Durante le dichiarazioni conclusive, diversi procuratori generali hanno accusato il gigante dei concerti di essere un “bullo monopolistico”, che aveva danneggiato la concorrenza e fatto lievitare a dismisura i prezzi dei biglietti. L’anno scorso l’azienda ha organizzato 55.000 concerti e venduto 646 milioni di biglietti in tutto il mondo.

La procuratrice generale di New York, Letitia James, ha diffuso questa dichiarazione: «Live Nation e Ticketmaster hanno approfittato per troppo tempo di fan e artisti aumentando i prezzi dei biglietti, strangolando chiunque volesse mettersi in concorrenza con loro. Ora una giuria ha riconosciuto ciò che sappiamo da tempo: Live Nation e Ticketmaster violano la legge e, così facendo, costano ai consumatori milioni di dollari. Sono orgogliosa di aver guidato una coalizione bipartisan di procuratori generali in questo caso e continueremo a lavorare per far rispondere Live Nation e Ticketmaster delle loro azioni».

Ora al giudice federale Arun Subramanian è affidato un compito davvero arduo: dovrà decidere se comminare una multa, che si presuppone piuttosto salata, oppure imporre una pena ancora più severa, cioè costringere Live Nation a vendere la controllata Ticketmaster. Inoltre potrebbero essere stabiliti risarcimenti per chi ha acquistato biglietti a prezzi troppo alti: la giuria ha stabilito che, oltretutto, ogni singolo biglietto venduto è stato gravato da un surplus indebito di 1,72 dollari.   

Questa sentenza è anche uno schiaffo al dipartimento di Giustizia di Donald Trump che aveva raggiunto un accordo di patteggiamento con Live Nation solo poche settimane fa. Tuttavia, 34 dei 40 Stati che avevano presentato la causa federale hanno respinto i termini e hanno proseguito il processo autonomamente.

Il caso era iniziato nel 2024: secondo l’accusa, Live Nation nel corso degli anni avrebbe creato un monopolio che non rispetta le regole dell’antitrust, gestendo direttamente un numero molto alto di locali e avendo, attraverso la controllata Ticketmaster, una sorta di monopolio sulla vendita di biglietti.

Tutto questo si sarebbe ripercosso sia sul costo dei biglietti (in costante ascesa), danneggiando quindi i fan, sia sugli stessi artisti, in pratica quasi obbligati a sottoporsi al giogo di questo colosso dell’intrattenimento.   

David Marriott, rappresentante legale dell’azienda, ha sostenuto che Live Nation «opera come un concorrente forte e legittimo all’interno di un settore dinamico, e, assieme a Ticketmaster, svolge un ruolo significativo nell’arricchire la vita delle persone organizzando grandi concerti ed eventi di intrattenimento dal vivo».

Ma il Dipartimento di Giustizia ha ribattuto che le pratiche adottate da Live Nation soffocano la concorrenza, facendo aumentare il costo dei biglietti, e offrendo minori opportunità agli artisti e opzioni limitate per le location alla ricerca di un partner per poter vendere i biglietti.

La questione, pur essendosi aggravata in tempi recenti, va avanti da molti anni. Qualcuno ricorderà che già nel 1994 i Pearl Jam sollevarono il problema, testimoniando davanti al Congresso. La band accusò Ticketmaster di rifiutarsi di offrire ai fan tariffe più accessibili. Però l’anno successivo la causa fu archiviata e i Pearl Jam tornarono “a casa”, affidando nuovamente la vendita dei biglietti a Ticketmaster (anche se con alcune limitazioni).

Successivamente, Robert Smith dei Cure e Neil Young hanno più volte alzato la voce contro contro le commissioni “inauditamente alte” praticate da Ticketmaster. I fan del rapper Drake fecero una class action in Canada contro la società perché per il tour “It’s All a Blur” aveva venduto biglietti per i concerti del loro idolo all’astronomica cifra di 789,54 dollari.

Uno dei casi più clamorosi è successo nel 2023, quando ai ticket per il tour americano di Bruce Springsteen fu applicato il cosiddetto dynamic pricing (come per i voli aerei: più c’è richiesta, più costano), raggiungendo prezzi assurdi tipo 5.000 dollari.

Durante il processo svoltosi a New York, sono stati chiamati a deporre come testimoni Kid Rock, Ben Lovett dei Mumford & Sons, Matthew Caldwell, CEO della squadra di basket Minnesota Timberwolves, Desiree Perez, CEO della società Roc Nation fondata da Jay Z, Michael Rapino, CEO di Live Nation (negli ultimi tempi ha rilasciato numerose interviste, sostenendo che il costo dei biglietti è troppo basso e che occorre applicare il dynamic pricing) e l’ex CEO di Ticketmaster Irving Azoff.

Anche in Italia negli ultimi mesi ci sono stati parecchi malumori perché le due maggiori aziende che operano nel settore dell’entertainment, Live Nation e la multinazionale tedesca CTS Eventim (controlla TicketOne al 100%, il principale promoter di artisti italiani Friends & Partners al 60%, Vertigo, Vivo Concerti – acquisita nel 2018 – ed ha ottenuto la gestione di infrastrutture come l’arena di Santa Giulia a Milano); mentre Live Nation a febbraio ha acquisito il gruppo ForumNet, diventando così proprietaria del Forum di Assago, del Teatro Repower e del  Carroponte di Sesto San Giovanni. Gestisce inoltre l’Inalpi Arena di Torino. A questo va aggiunto un sostanziale controllo dei due ippodromi milanesi. Alla luce della sentenza newyorkese, non si esclude che altri promoter possano intentare causa a questi due colossi per tentare di limitare il loro strapotere. 

Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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