Il Trento Film Festival da sempre vuole riflettere sul passato, studiare il presente e immaginare il domani
Il capoluogo trentino è pronto ad ospitare uno dei festival italiani più longevi. Ogni anno il Trento Film Festival ci fa scoprire una terra diversa. Se il 2025 è stato l’anno dell’Argentina, questo 2026 volge dunque lo sguardo a Est, in particolare alla Corea del Sud, Paese da tempo al centro di una rivoluzione cinematografica.
Dalla ricca produzione cinematografica coreana degli ultimi anni sono stati selezionati 15 film, tra cui 9 lungometraggi e 6 cortometraggi. Tra i titoli più strettamente legati al tema della montagna figurano Run-Off di Kim Young-Mi, incentrato sul percorso di una squadra femminile di hockey alle soglie dei Giochi Asiatici del 2009, e The Himalayas di Lee Seok-Hoon, che ripercorre le imprese dell’alpinista Um Hong-gil, primo scalatore a raggiungere tutte le 16 cime più alte del mondo. Um Hong-gil sarà inoltre presente come ospite al Trento Film Festival 2026.
Il Trento Film Festival commemorerà due icone del cinema internazionale recentemente scomparse, Claudia Cardinale e Robert Redford. A loro è dedicato il programma che prevede la proiezione di alcuni film simbolo delle loro carriere, tra cui La Pantera Rosa, L’uomo che sussurrava ai cavalli e Il cavaliere elettrico.
Ad aprire il festival sarà Per silenzio e vento di Marco Zuin, un documentario che esplora il rapporto spirituale tra uomo e montagna, andando oltre l’idea di conquista per abbracciare quella dell’ascolto. In chiusura, invece, Climbing for Life di Junji Sakamoto, dedicato alla straordinaria storia di Junko Tabei, prima donna a scalare l’Everest.
Tante sono le storie che provengono dalla Patagonia ai Balcani, dall’Iran al Canada, passando per l’Europa e l’Asia, poiché il Il Trento Film Festival non è solo cinema, ma un laboratorio culturale aperto. Tra gli ospiti di questa edizione figurano artisti, alpinisti, esploratori e intellettuali come Giada Colagrande, Mauro Corona, Paolo Mieli e Andrea Pennacchi.
Significativo è il tema del passaggio generazionale, che attraversa tutto il programma: dai dialoghi tra padri e figli fino agli incontri con giovani autori e nuove voci della cultura contemporanea. Come afferma Mauro Gervasini, responsabile del programma cinematografico del festival: “La complessità della montagna si esprime con una lingua visiva nuova, più consapevole, più aperta alla percezione nella sua totalità”. Altri film in cartellone il corto Film de roche di Laurence Olivier oppure Le chant des forêts di Vincent Munier, vincitore del César come miglior documentario, o ancora il corto A Bear Remembers di Zhang & Knight; Trillion di Victor Kossakovsky, che rielabora con una finissima trama fotografica in bianco e nero il mito di Sisifo caro agli esistenzialisti francesi, oppure The Wind Blows Wherever It Wants del georgiano Ivan Boiko, transumanza di pastori con le loro greggi contemplata come fosse il flusso di un fiume, seguendo i tempi naturali della montagna. Per i film sull’alpinismo in concorso si vedranno Old Man Lightning di Dawn Kish con il leggendario climber americano John “Verm” Sherman, Girl Climber di Jon Glassberg con Emily Harrington, Pas peur du bonheur di Ambroise Abondance con l’atleta paralimpico Oscar Burnham ma anche 3000 km en bicicleta di Ivan Vescovo con l’ex biker olimpico Iñaki Mazza che a soli 21 anni ha abbandonato il circo Barnum dello sport agonistico per vivere il gesto atletico in purezza in una attraversata della Patagonia in BMX. Tra i tredici lungometraggi del Concorso anche un film di finzione, The North di Bart Schrijver, al centro una amicizia messa a dura prova da un viaggio a piedi lungo le 600 miglia della Scozia.







































