Universal Syncopations, pubblicato dalla ECM nel 2003, si poneva come uno degli album più interessanti e degni di nota di quegli anni. E nel tempo ha continuato a essere considerato una perla del jazz moderno, in cui Miroslav Vitous capeggiava un micidiale combo, comprendente Jan Garbarek, Chick Corea, John McLaughlin, Jack DeJohnette, con cui andava condiviso il merito di tanto risultato.
Come suo sviluppo, il formidabile contrabbassista ceco, fondatore e – dopo tre anni turbolenti – transfuga dei Weather Report, nonché dalla carriera infinita a fianco dei più grandi e come solista d’eccezione, propose nel 2007 un volume due del tutto inatteso. In primis per i ripetuti cambi di organico: erano nove i jazzisti a declinarsi in trio, quartetto e quintetto, in base alle esigenze dei pezzi affrontati, spesso suonati sulla base di registrazioni precedenti oppure con apporti successivi di una grande orchestra con coro. Ma soprattutto per il variegato collage stilistico proposto, che andava da un nuovo concetto di third stream a silenziose tempeste sonore, da vocalità apparentemente casuali a forme quasi bachiane, da jazz “libero” con parate di fiati a canzoni vere e proprie.
Oggi l’etichetta ECM, che aveva proposto quei due lavori ai tempi, ci offre Mountain Call, un “nuovo” lavoro di Vitous che tanto nuovo non è, dato che è stato registrato proprio in quel periodo – tra il 2033 e il 2010 nel suo studio personale – e soprattutto con la medesima “poetica”. Quella che esponeva allora: «da dove verrà la musica del futuro? Dal meglio del campo classico e dal meglio del jazz, o del campo creativo. Quindi è suono classico fuso con forza creativa… Non ho mai sentito nessuno riuscirci. Erano sempre due musiche diverse messe insieme, non una sola… Io sono quel musicista che è classico e anche una forza creativa. Sono entrambe le cose. Ed è questo il tipo di musicista che produrrà questa musica in futuro: qualcuno che ha una formazione in entrambi gli ambiti».
La costruzione dei brani di Mountain Call segue una logica processuale più vicina alla musica contemporanea che al jazz. Non c’è sviluppo tematico, ma trasformazione graduale di cellule sonore. Vitous lavora per addensamenti e rarefazioni: introduce un gesto, lo ripete, lo modifica, lo lascia dissolvere. La forma è aperta eppure risponde a una necessità interna, anche quando è improvvisata il materiale sonoro possiede una propria direzione naturale, anche quando richiama certe pratiche minimaliste, senza la tipica reiterazione, definisce orizzonti.
La parte del leone la fanno i duetti, realizzati con due giganti che ci hanno lasciato da poco, il formidabile clarinettista francese Michel Portal, scomparso a febbraio, e il geniale batterista americano Jack DeJohnette, morto a ottobre. Gli otto brani con il primo (che utilizza lo strumento basso in metà di essi) vivono come dentro un loro ecosistema, che respira, si contrae, si rigenera. Le voci strumentali, spesso improvvisate, sono presenze, figure che attraversano la scena come ombre luminose, che si alzano liriche oppure che scivolano curiose, che sviluppano inquietudini e che sfoderano registri contrastanti. Senza nostalgia né feticismo, in una sorta di temporalità instabile si muovono in un fluido che scorre in più direzioni e dentro cui l’ascoltatore non è spettatore, bensì esploratore anche di sé stesso.
Rapido excursus ritmico il primo incalzante duetto con il batterista, mentre il secondo, Epilog, più articolato e completato da un pretemporalesco campione orchestrale, rifiuta la linearità e preferisce la deriva e la possibilità dello smarrimento, che però sanno aprire a una forma di lucidità. DeJohnette è anche protagonista di una delle due suite, la sincretica Evolution, divisa in tre parti di poco più di due minuti ciascuna. I due ritmi, insieme al clarinetto basso di Bob Mintzer, più sottile e attendibile rispetto a quello di Portal, sono supportati dalla Czech National Symphony Orchestra nella loro dichiarazione quasi “politica” sulla necessità di una continua metamorfosi, per la musica, per l’uomo, per la civiltà. La musica diventa così un laboratorio di possibilità, un luogo in cui immaginare ciò che resta dopo il crollo. Spezzati o centrifughi, infidi o solari, cameristici o cinematografici, i lampi espressivi possiedono un calore che è quello delle pietre che trattengono il sole mentre il vento taglia e stride.

L’altra suite, Rhapsody in cinque parti per meno di dieci minuti, vede a fianco del leader, il bravo, seppur poco conosciuto, sassofonista hard bop Gary Campbell, l’imprevedibile batterista Gerald Cleaver e la voce, quasi rassicurante in questo contesto, di un’allora poco più che ventenne Esperanza Spalding (destinata a diventare anche apprezzata contrabbassista). Completato da sample orchestrali, il quadro offerto è più alla Chagall che alla Kandinskij, sviluppa quella “musica totale” che il nostro Giorgio Gaslini teorizzò genialmente, denota una disciplina jazzistico-contemporanea quasi “necessaria”. La sua incoerenza espressiva è voluta, insinuante, ci ricorda che la musica può ancora essere un atto di ricerca e un gesto di libertà insieme.
Vitous afferma che «lo studio è di per sé uno strumento in più», il suo suono diventa così studio stilistico e l’aver approfondito ogni dettaglio musicale gli permette una libertà svincolata dagli stessi modelli da lui creati in passato. La musica è una combinazione totalizzante che evolve quasi di per sé, una pan-musica in cui invece di un filo conduttore, il protagonista predilige uno scontro-incontro tra diverse culture e tradizioni, che non necessariamente sono chiamate ad amalgamarsi.
Mountain Call è un album che va ascoltato e riascoltato diverse volte perché non cerca di piacere. Non ammicca, non semplifica, non si concede. È un disco che pretende attenzione, che rifiuta la passività dell’ascolto contemporaneo e chiede tempo. Se poi però non se ne percepisce il magma libertario, le “sincopi universali”, il battito ancestrale, il futuro necessario, probabilmente è perché le orecchie contemporanee da troppo tempo non sono attente al palpitare del cuore.







































