The Long Walk

Marcia o muori nell'America del futuro. Futuro?

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The Long Walk
di Francis Lawrence
con Cooper Hoffman, David Jonsson (II), Garrett Wareing, Tut Nyuot, Charlie Plummer

Gli Stati Uniti impoveriti, anzi falliti, sotto una dittatura militare che odia gli intellettuali, con un Maggiore che chiama i giovani a fare in modo che il paese torni “il numero uno”. No. Non è il telegiornale. È La lunga marcia di Stephen King quando si firmava Richard Bachman, una predizione del lontano 1979 che ha sfiorato la regia di George Romero e di Frank Darabont per diventare un film di Francis Lawrence, il regista degli ultimi Hunger Games, specializzato in giovani disperati e affamati che diventano gladiatori nell’ex democrazia americana. Qui però in versione “povera”. The Long Walk comincia con una lettera di ringraziamento per il volontario che si appresta a camminare per 500 chilometri senza fermarsi per nessuna ragione: chi rallenta, dopo 3 avvertimenti viene ucciso. L’ultimo in vita avrà ogni desiderio esaudito, denaro per vivere senza problemi e avrà “ispirato la nazione” (così dice il Maggiore). Partono in 100, ne resterà uno solo e il film li segue chilometro dopo chilometro. Il protagonista è il Cooper Hoffman di Licorice Pizza, i morituri si limitano a camminare in un’America squallida e distopica, chiacchierare, raccontarsi gioie e dolori, urinare, defecare, morire eliminati. Ma ci sono segreti che emergono – è il caso di dirlo- strada facendo. La sceneggiatura è di JT Mollner, lo stesso dello stranissimo horror Strange Darling. Il tema del “marcia o muori” è un’ossessione della letteratura di King che rischia di vedere molte sue creature passare dall’horror al neo-realismo. Adesso è ai bordi della politica.

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