Il Duo Gazzana è senza dubbio una delle realtà più raffinate e coerenti della scena cameristica europea. Pianista Raffaella e violinista Natascia, hanno dimostrato nel tempo un incrollabile impegno nella lettura dei testi originali, cercando sempre di far emergere ciò che in essi è inespresso ed enfatizzando il messaggio e l’anima nascosti. Si sono esibite in tutto il mondo, da Milano a Wellington, dall’India all’Europa, da New York a Città del Capo, da Singapore a Seoul e via dicendo – compresi ad esempio i festeggiamenti per la visita di re Carlo III in Italia o quelli in Myanmar in onore del Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi – facendosi apprezzare per la scelta dei programmi, il calore delle interpretazioni, la presenza scenica e la sintonia stabilita con i diversi pubblici.
A 15 anni da Five Pieces, il loro primo disco per la etichetta New Series della ECM, la più prestigiosa in assoluto dedicata alla musica da camera, rimangono le uniche artiste italiane a comparire in quel catalogo. Manfred Eicher, il produttore di tutte le incisioni ECM, continua ad apprezzarne le qualità interpretative e nel febbraio dello scorso anno ha messo a loro disposizione la sala da concerto Reitstadel di Neumarkt in Germania, considerata un autentico gioiello acustico, per registrare il quinto album del Duo per la label di Monaco di Baviera.
Il titolo Prokofiev, Pärt, Schnittke ne indica i contenuti, che le vedono affrontare momenti fondamentali del secolo scorso con un’adesione che è ricerca delle sfumature e con un’attenzione che è profondità e integrità. Un album che, nel ribadire la loro eleganza espressiva, chiede all’ascoltatore la disponibilità emotiva necessaria per accettare la fragilità e la forza – che vi convivono senza protezioni – della musica da camera del Novecento e del primo post-Novecento.
Dopo aver affrontato nel precedente lavoro Robert Schumann, Edvard Grieg e Tõnu Kõrvits (il compositore estone è uno dei diversi che hanno scritto appositamente per loro, dal nostro Bruno Canino all’ucraino Valentin Silvestrov, dal vietnamita Đặng Hữu Phuc allo svizzero Fabio Maffei), le sorelle Gazzana ci propongono la Sonata n. 1 op. 80 e le Cinque melodie op. 35bis di Sergej Prokofiev, Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt e il Gratulationsrondo di Alfred Schnittke. La dialettica tra ombra e luce, tra rigore e risonanza, è il riferimento del loro percorso, che procede dalla densità tragica alla sospensione ascetica, alla miniatura lirica e al sorriso obliquo, ironico e malinconico.

La Sonata del compositore russo, abbozzata nel 1938 e ripresa più volte fino al 1946, possiede da un lato la ricerca di una chiarezza che vada oltre il neoclassicismo, dall’altro una suggestione quasi cinematografica (sono gli anni di collaborazione con il grande regista Sergej Ėjzenštejn) verso idee ed emozioni totali, fino alla percussività estrema. Le Gazzana scelgono un tempo interno lento, quasi respirato, che permette all’Andante assai di aprirsi come un corridoio di ombre, all’Allegro brusco di disegnare una geometria ritmica che scivola verso l’inquietudine, all’Andante di trovare un equilibrio raro tra malinconia e lucidità e al finale di passare da un enfatico senso di destino a una raccolta chiusura del cerchio.
Quasi fosse un post scriptum alla densità prokofieviana, il tintinnabulum – così Pärt definisce il suo stile compositivo – di Spiegel im Spiegel plana con una forte tensione emotiva nell’ampiezza di un tempo che si posa lieve dentro un profondo senso di spiritualità. Le Gazzana lo affrontano con una sobrietà quasi monastica, evitando ogni tentazione di sentimentalismo, meditando insieme alla musica che sanno far respirare senza aggiungere nulla.

Il ritorno al Prokofiev giovane – ricordiamo che già negli anni del conservatorio era ritenuto una promessa certa per la musica russa – non va verso il “distruttore” modernista e antiromantico di composizioni come la Suite scita e i Sarcasmes, bensì ci presenta le brevi Cinque melodie op. 35bis, la sua prima importante opera per violino e piano, trascrizione delle precedenti Cinque melodie senza parole op. 35, scritte nel 1920 per piano e voce. Sono miniature emotive, suonate con un’intesa che è respirare insieme, un fraseggio che è conversazione “sororale”, ognuna con un colore preciso: la dolcezza trattenuta dell’Andante, la sospensione tripartita del Lento, ma non troppo, la leggerezza controllata dell’Animato, ma non allegro, la serenità quasi ironica dell’Andantino leggero e scherzando, la ritrovata malinconia dell’Andante non troppo.
La linea tesa, asciutta del violino di Natascia, che fa pensare più a un filo di luce che a un lamento, insieme al pianoforte di Raffaella, il cui fraseggio non accompagna, ma scava e incide, ci riportano alla forma classica del rondò. Gratulationsrondo vede il sottovalutato compositore russo giocare come un prestigiatore malinconico con profonda ironia, sarcasmo e talvolta durezza. Il Duo ne coglie l’ambiguità passato/presente, i temi che ritornano deformati, le citazioni che sembrano specchi incrinati, per offrirci un finale che lascia un retrogusto di intelligenza e libertà, di gioco e profondità.







































