Per Shakira attesi due milioni di spettatori a Copacabana

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Shakira

Shakira firma un editoriale per il quotidiano brasiliano O Globo in cui racconta perché ha accettato l’invito a Copacabana. Attese oltre due milioni di persone per lo show di stasera sulla spiaggia di Rio de Janeiro.

di Shakira

C’è una domanda che mi accompagna dal giorno in cui ho ricevuto l’invito, e ho dovuto percorrere molti chilometri, e altrettanti pensieri, prima di riuscire a darle una risposta. Perché io. Perché Copacabana. Perché Rio de Janeiro. Perché adesso.

Per rispondere, devo tornare a un giorno in cui tutto ciò che avevo costruito è crollato all’improvviso. Non è stato un processo lungo, non ci sono stati segnali graduali: è stata una sola mattina in cui mi sono svegliata come una donna diversa, vivendo una vita diversa. E il giorno dopo ho comunque dovuto alzarmi, preparare la colazione, portare i bambini a scuola, rispondere al telefono, mandare avanti una carriera. La vita non concede pause alle donne quando si ritrovano improvvisamente sole, a sostenere tutto.

Da quella mattina fino a oggi ho dovuto reinventarmi completamente. Come madre, come sostegno economico, come artista, come donna. E da questo percorso di apprendimento, a volte confuso, a volte illuminato da una chiarezza che solo il dolore può dare, è nato questo tour: Las mujeres ya no lloran (Le donne non piangono più). Non è un grido di vendetta, né una bandiera di vittimismo. È esattamente il contrario. È la consapevolezza silenziosa che piangere non basta più, che ci sono figli da crescere, bollette da pagare, vite da portare avanti. E che si può fare, e si può fare con dignità.

Viaggiando per il mondo con questo tour, ho iniziato a vedere il mio volto riflesso in tanti altri. Donne che mi aspettavano dopo i concerti per raccontarmi, in due minuti e con gli occhi pieni di luce, la loro versione della stessa storia. Donne sole ma non sconfitte. E ho capito che quella che pensavo fosse un’esperienza profondamente personale era in realtà la biografia condivisa di un’intera generazione di donne latinoamericane.

Perché la donna latina è cambiata.

Per decenni libri e film l’hanno raccontata come devota alla casa, silenziosa, secondaria. Quell’immagine è superata. La donna latina di oggi ha deciso di andare avanti e diventare il pilastro di tutto. È il sostegno economico principale, prende decisioni, guida, costruisce progetti, cresce figli da sola quando necessario. Ma non ha confuso le sue priorità. Prima di tutto, resta il cuore della casa, il tempio dell’amore per la famiglia, colei che custodisce i valori e gli affetti da trasmettere ai figli, colei che trasforma la vita in una danza anche quando la giornata è difficile.

Fa ciò che deve fare, sì, ma non ha perso di vista il perché lo fa. E in questo momento storico, non è un dettaglio. È un modo per non perdere se stessa.

Poi sono arrivata in Brasile. E ho scoperto che in questo Paese ci sono 20 milioni di madri single che crescono le loro famiglie in silenzio, ma con una determinazione che ti scuote. Venti milioni di donne che tengono in piedi case, scuole, una parte enorme dell’economia di una nazione senza chiedere permesso né riconoscimento.

Quando ho sentito questo numero, sono rimasta in silenzio a lungo. Poi ho pensato: io sono una di loro. Spero che questo concerto possa essere, anche solo per una notte, uno specchio in cui queste donne possano vedersi, perché sono loro a portare, nei loro corpi e nella loro vita quotidiana, il DNA più puro della donna latina contemporanea.

A quella donna voglio dedicare il 2 maggio.

E per farlo, non esiste luogo migliore al mondo di Copacabana. Perché se ti fermi a guardare Rio de Janeiro, ti accorgi che il pianeta ha messo lì, quasi intenzionalmente, tutto ciò di cui un essere umano ha bisogno per restare fedele a se stesso. Come se la natura avesse voluto renderlo così evidente da non lasciare dubbi. L’oceano. La luna. Il tramonto. La spiaggia. Le onde. I tamburi che spuntano a ogni angolo senza essere chiamati. Le montagne che scendono verso il mare. Persone che hanno capito, molto tempo fa, che la vita è fatta per essere danzata. Rio è un luogo in cui il pianeta sembra prenderti per mano e dirti: guarda, questo è ciò che conta, non distrarti.

Ciò che conta è essere presenti. Con i piedi nella sabbia. Con gratitudine per il pianeta in cui viviamo. Perché in quella presenza c’è amore, c’è felicità, c’è il senso della vita. Non serve cercarlo altrove.

Eppure stiamo vivendo un momento in cui il mondo lo ha dimenticato. Passiamo ore con gli occhi incollati a schermi progettati per muoverci attraverso la paura e metterci gli uni contro gli altri. Nel frattempo ci sono guerre reali, missili reali, giovani che muoiono per parole che non sono nemmeno loro. Abbiamo perso di vista ciò che conta davvero perché qualcuno ha progettato un algoritmo per farcelo dimenticare.

Questa è la mia risposta.

Ecco perché io. Ecco perché Copacabana. Ecco perché adesso.

Perché se il pianeta Terra avesse un altare capace di parlare per sé, quell’altare sarebbe Copacabana. E in un mondo confuso dalla manipolazione algoritmica, Rio offre all’umanità quell’altare per poter tornare a vedere chiaramente.

Ci incontreremo lì, dove la marea umana si fonde con quella del mare. E se avremo il coraggio di cantare insieme, con una sola voce, il 2 maggio, forse quella notte l’intero pianeta ci ascolterà e ricorderà ciò che stava per dimenticare.

Con amore,
Shakira

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