Per i posteri: la prima canzone suonata nell’Unipol Dome (che per noi da ora in avanti sarà sempre e soltanto Arena Santa Giulia), la nuova venue milanese che, dopo aver ospitato diverse gare olimpiche, da ieri è uno dei luoghi privilegiati per i concerti dal vivo, è un superclassico del repertorio di Ligabue, Balliamo sul mondo, con i 16.000 spettatori che occupano ogni ordine di posto e ballano estasiati.
Le luci si sono spente alle 21.14, e dopo un minuto scarso sono partite le note registrate della celebre aria verdiana Amami Alfredo. Sui 520 metri quadri di ledwall che stanno dietro il grande palco largo 20 metri e profondo 16 appare l’immagine di una Terra bellissima, immersa in un cielo stellato. Poi una serie di foto (Trump seduto alla sua scrivania, scoppi di bombe, facce allarmate…), proiettate sugli schermi a un ritmo sempre più incalzante, sono un chiaro messaggio che nel mondo qualcosa non funziona come dovrebbe.
Partono dunque le note della già citata Balliamo sul mondo, e la festa ha inizio. Già sul finale del brano è chiaro che Liga ha ritrovato la sua anima rock, infatti il pezzo si conclude con la classica immagine di 4 chitarristi in fila a bordo palco. Poco più avanti, Luciano dirà che per l’occasione ha voluto al suo fianco tutti i chitarristi che nel corso della sua carriera hanno lavorato con lui: Max Cottafavi, Mel Previte, Niccolò Bossini e Fede Poggipollini (su Capitan Fede passatemi un’osservazione scherzosa: visto da lontano, con il suo look total black, a parte il foulard, le scarpe e la chitarra bianca, pareva un pinguino. Però gli a solo avevano la forza dirompente di sempre).

Si prosegue con un altro classico, Marlon Brando è sempre lui e, mentre sul ledwall scorrono spezzoni di film d’epoca, parte il primo coro. Dopo aver salutato il pubblico, propone Sarà un bel souvenir, quindi si concede la prima passeggiata sulla passerella centrale che s’incunea per ben 18 metri tra il pubblico e canta Ti sento, cui fa seguire L’odore del sesso.
A questo punto chiama sul palco il primo ospite, Giuliano Sangiorgi. Lo presenta come un vecchio amico, e dice che già tre anni fa avevano programmato un duetto, ma poi era saltato. Cantano insieme Vivo morto o X, un gran bel pezzo, anche se l’apporto di Sangiorgi non è straordinario, con qualche acuto un tantino fuori luogo.
Ma lo show torna immediatamente sulla retta via, con un’infilata di classici uno più bello dell’altro, Voglio volere, Lambrusco & popcorn, I “ragazzi” sono in giro e la sempre toccante Una vita da mediano, ormai un manifesto per più d’una generazione. Infatti scatta il momento telefonini tutti accesi che illuminano l’arena e cori da stadio.

Un video in cui una serie di personaggi famosi, tutti uomini (Pierfrancesco Favino, Linus, Marco D’Amore, Rosario Fiorello, Marco Bocci, Luca Zingaretti, Luca Argentero, Salvatore Esposito, Stefano Fresi, Edoardo Leo, Giorgio Panariello, Marco Giannini, Raul Bova, Giuseppe Fiorello, Vinicio Marchioni, Amadeus) introducono Nessuno è di qualcuno, brano inedito di Luciano Ligabue dedicato al tema della violenza contro le donne, i cui diritti verranno devoluti all’Associazione Una Nessuna Centomila.
Al termine dell’esecuzione di questa canzone, entra in scena Fiorella Mannoia, che annuncia che il 21 settembre all’Arena di Verona si terrà la quarta edizione di Una Nessuna Centomila, evento speciale che anche quest’anno riunirà le più grandi voci italiane per sensibilizzare l’opinione pubblica contro la violenza sulle donne, devolvendo l’intero incasso ad associazioni che si muovono concretamente sul territorio per aiutare le vittime di abusi.
Ecco il testo integrale di Nessuno è di qualcuno, la nuova canzone di Ligabue.
La tua parola contro la sua
Soltanto un caso fra troppi altri
Nessuno era lì al posto tuo
Ma intanto parlano
Spiegano
Sei ancora tu
Sei ancora tu
Con tutto quello che vuol dire
Sei rimasta tu
Sei comunque tu
Si fotta chi non sa vedere
Nessuno è di qualcuno
Scrivilo sui muri
Lascia il promemoria al mondo fuori
Nessuno è di qualcuno
Mettici il tuo nome
La tua parola contro la sua
E le parole di tutti gli altri
Non era amore ma malattia
E c’è chi dubita e dubita
Sei ancora tu
Sei ancora tu
Con tutto quello che vuol dire
Sei davvero tu
Sei comunque tu
Qualcuno ti saprà ascoltare
Nessuno è di qualcuno
Scrivilo sui muri
Lasciati abbracciare e butta fuori
Nessuno è di qualcuno
Mettici il tuo nome
Nessuno è di qualcuno
Non sarà mai presto
Mettici il tuo nome e tutto il resto
Nessuno è di qualcuno
Punto e basta
E basta
E intanto il mondo
Bla bla bla bla bla bla bla bla bla
E intanto il mondo
Bla bla bla bla bla bla bla bla bla
La tua parola contro la sua
E dormi con le tue luci accese
I segni che non ti vanno via
E gli altri parlano
Spiegano
Nessuno è di qualcuno
Scrivilo sui muri
Un altro promemoria al mondo fuori
Nessuno è di qualcuno
Mettici il tuo nome
Nessuno è di qualcuno
Non sarà mai presto
Mettici il tuo nome e tutto il resto
Nessuno è di qualcuno
Punto e basta
E basta
E intanto il mondo
Bla bla bla bla bla bla bla bla bla
E intanto il mondo
Bla bla bla bla bla bla bla bla bla

Lo show riprende con altri classici (Eri bellissima, Questa è la mia vita). Quindi Luciano chiama al suo fianco un altro amico, dice di apprezzarlo da sempre, fin da quando lavorava in una piccola radio di Correggio e ancora non sapeva che da grande avrebbe fatto il cantante. Racconta che restò affascinato immediatamente dal suo mondo, quando ricevette prima un singolo, poi un album dai titoli bellissimi: Ci stiamo sbagliando e …intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film. Ovviamente è Luca Carboni: duettano sulle note di Sogni di r’n’r e sono brividi veri: uno dei momenti più emozionanti della serata.
Abbiamo citato i chitarristi, ma prima di andare avanti col racconto bisogna dire degli altri musicisti: alle tastiere c’è l’ormai collaudassimo Luciano Luisi, che con il suo armamentario composto da strumenti d’antan e altri più moderni copre ogni buco; mentre la parte ritmica è solidissima, con un instancabile Davide Pezzin al basso e un Lenny Ligabue che non sta dietro ai tamburi solo perché è il figlio del Liga, ma perché con gli anni è diventato un batterista coi contro…

Dopo un accenno, neppure inserito nella scaletta ufficiale, a Qualcuno ha visto, per caso, il mio cane blu elettrico monofase? (il brano originale dura soltanto 32 secondi), è il momento di altri quattro classici senza tempo, tra i più amati dal pubblico, Sulla mia strada, Non è tempo per noi, Piccola stella senza cielo e Leggero.
Ed è la volta di un’altra ospite, Emma. Liga la presenta dicendo che bisognerebbe darle «il patentino da rocker». Scusa Luciano, ma qui dissento proprio. A mio modesto parere il duetto su Quella che non sei è stato uno dei momenti più deboli del concerto.
Ma subito dopo lo show ricomincia a volare, prima con Happy Hour, uno dei brani più bistrattati e troppe volte frainteso dell’intero repertorio di Luciano; poi con Tra palco e realtà, canzone simbolo, uno di quei pezzi che non si possono non amare e per i quali è impossibile restare incollati al seggiolino.
Chiusura con altri due capolavori, Urlando contro il cielo e Certe notti, a coronare un concerto “all hits”, sicuramente quello che ci voleva per un’occasione del genere: non a caso questo show-evento aveva come titolo La prima notte – Music Opening Ceremony.
Di seguito una bella fotogallery di Riccardo Medana.
Probabilmente i fan più attenti avranno notato che nessuna canzone degli ultimi sei album è stata inserita in scaletta: eccezion fatta per l’inedito Nessuno è di qualcuno, sono solo 5 i brani incisi nel nuovo millennio, l’ultimo, Happy Hour, è datato 2005. Chiarisco che questa non vuole essere una nota denigratoria. Anzi, a mio modo di pensare è una forma di rispetto per il pubblico: quando si paga un biglietto, si vogliono ascoltare, come direbbe il mio amico Luca De Gennaro, “i pezzi”. E se il concerto è in un’arena di grande dimensione, si vuole far festa. Ecco, ieri sera il pubblico del Liga è andato a casa contento. È questo ciò che conta… Ricordate cosa cantavano gli intramontabili Rolling Stones nell’ormai lontano 1974 (anno, detto per inciso, in cui il vostro umile cronista pubblicava il suo primo articolo)? It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It).
Ecco la scaletta di Ligabue all’Arena Santa Giulia
1. Balliamo sul mondo (1990)
2. Marlon Brando è sempre lui (1990)
3. Sarà un bel souvenir (1991)
4. Ti sento (2002)
5. L’odore del sesso (1999)
6. Vivo morto o X (1995, con Giuliano Sangiorgi)
7. Voglio volere (2002)
8. Lambrusco & popcorn (1991)
9. I “ragazzi” sono in giro (1995)
10. Una vita da mediano (1999)
11. Nessuno è di qualcuno (2026, speech Fiorella Mannoia)
12. Eri bellissima (2002)
13. Questa è la mia vita (2002)
14. Sogni di r’n’r (1990, con Luca Carboni)
15. Qualcuno ha visto, per caso, il mio cane blu elettrico monofase? (1999)
16. Sulla mia strada (1999)
17. Non è tempo per noi (1990)
18. Piccola stella senza cielo (1990)
19. Leggero (1995)
20. Quella che non sei (1995, con Emma)
21. Happy Hour (2005)
22. Tra palco e realtà (1997)
23. Urlando contro il cielo (1991)
24. Certe notti (1995)
P.S. 1
Qualcuno mi ha chiesto come è l’Arena Santa Giulia e qual è il modo migliore per arrivarci. L’Arena è bella, i posti a sedere sono comodi e la visuale tutto sommato è buona. Ottima, almeno per l’evento inaugurale, pure l’organizzazione. Il problema è arrivarci. I parcheggi vicini sono pochi e cari (25 euro), inoltre la situazione viabilità è demenziale: ho visto lunghe code per arrivare, alcuni mi hanno detto di aver abbandonato l’auto ad oltre un km di distanza. Pure chi è venuto in bici o in moto, come consigliato dall’organizzazione, ha dovuto parcheggiare molto lontano dall’Arena. Questo lo trovo assurdo, in considerazione dei molti denari spesi e del fatto che in teoria la venue doveva essere pronta già diversi mesi fa, in quanto originariamente ideata per le Olimpiadi invernali. Il mio consiglio è usare i mezzi pubblici: metro gialla, poi le navette di collegamento (che, almeno in questo caso, hanno funzionato egregiamente). Ma resta il fatto che tutto attorno è un grande cantiere ancora aperto, ed evidentemente chi ha studiato il progetto ha pensato al corpo centrale e non alle infrastrutture. Insomma, un modo molto italiano di agire. Anche se in realtà la gestione è teutonica. Ed è notizia di questi giorni che la Guardia di Finanza, su delega della procura presso la Corte dei conti della Lombardia, sta acquisendo documenti presso il Comune di Milano nell’ambito di un’indagine contabile con l’ipotesi di danno erariale per la coperture degli “extra costi” legati alla costruzione dell’Arena. Si parla di una cifra pari a circa 134 milioni di euro. Stando agli accordi, l’impianto avrebbe dovuto essere costruito dalla società tedesca Eventim (che ora ne ha la gestione) senza l’uso di fondi pubblici. Invece pare che il colosso tedesco nel campo dell’entertainment abbia chiesto di coprire il “buco” con fondi pubblici.
P.S. 2
Probabilmente in giornata vi capiterà di leggere qualche articolo sul concerto del Liga su qualche quotidiano (ammesso che ancora ne leggiate uno). Sappiate che quell’articolo è stato scritto prima che si svolgesse il concerto, magari con qualche correzione fatta “al volo”. È un vecchio vizio (o vezzo, se preferite) quasi esclusivo del giornalismo italiano. Si “prepara il pezzo” prima che il concerto abbia inizio, su informazioni gentilmente fornite dall’ufficio stampa. Quando ancora andavo in giro per il mondo per fare interviste o seguire eventi dal vivo, ingenuamente mi stupivo che quotidiani inglesi, americani o francesi pubblicassero le recensioni dei concerti due giorni dopo. In fondo è logico: considerati i tempi di scrittura di un articolo e di stampa di un giornale, questi sono i tempi giusti. Da noi invece c’è sempre stata la corsa a “pubblicare subito”, ingannando così i lettori e fregandosene dell’aspetto critico. Del resto la critica in Italia è sempre stato un concetto astratto. Con gli anni, e con l’avvento del web, la situazione è peggiorata. Ora bisogna pubblicare tutto “in tempo reale”, fregandosene del tempo che occorre per riflettere, o magari verificare se quello che state scrivendo corrisponde a verità. Vale di più un selfie con l’artista in questione, oppure il fatto di potersi vantare di aver dato per primo la notizia. Tutto molto bello. Peccato che quella cosuccia chiamata “credibilità” ormai sia andata a farsi benedire.







































