A un anno dalla scomparsa il fratello Roberto traccia le gesta di uno dei personaggi più multiformi e creativi che la generazione dei Settanta abbia messo in circolo. Anni dove Gianfranco ha avuto parte importante in quelle che sono state le istanze e aspirazioni della generazione giovanile molto attiva su vari fronti. Il libro “Gianfranco Manfredi – La musica, la scrittura” è edito da Cluster – A (pagg 197 – 17,50€). Solo il fratello Roberto poteva scriverne un libro e restituirci la grandezza del personaggio, Roberto che intanto annuncia l’uscita del suo terzo album “Technocracy” come Manfreud.
Un libro per ricordare un fratello di idee e di avventure, ma anche un fratello vero. È stato complicato mettere insieme il tutto? Quando hai cominciato? Tutto da solo o hai avuto il supporto della famiglia?
Il libro l’ho cominciato a scrivere mesi dopo la sua scomparsa. Gianfranco mi mancava e tutt’ora mi manca tantissimo ed è stato un modo per sentirlo ancora vicino. Ho conservato foto, lettere che ci scrivevamo da ragazzi, articoli, scritti e soggetti mai pubblicati. Ho ritenuto fosse giusto ricordarlo per tutto quello che ha fatto nella sua vita, non solo per le sue opere più conosciute, ad esempio il suo romanzo più noto, la sua canzone che tutti ricordano o il suo fumetto di maggior successo. Purtroppo la gente ama ricordare solo i successi e raramente cerca di approfondire la conoscenza di un artista o di un autore in modo più approfondito. La famiglia come sempre è stata di gran supporto, ma sicuramente ho dimenticato o non citato altri scritti di Gianfranco, perché nel campo della scrittura lui ha composto di tutto, dalla canzone alle sceneggiature cinematografiche, dalla narrativa alla saggistica, dalle serie tv ai fumetti.
Gianfranco per tanti anni poteva definirsi un cantautore, quali sono le canzoni e i lavori in tal senso che devono restare nella storia della canzone italiana?
Gianfranco ha scritto oltre duecento canzoni, non solo per lui ma anche per altri come il suo compagno d’arte Ricky Gianco, ma anche per la Pfm, Gino Paoli, Mia Martini, Donatello, Nicola Arigliano e tanti altri…Sicuramente la sua canzone più nota è “Ma chi ha detto che non c’è” che è diventata la canzone del Movimento, contro le sue stesse previsioni. Personalmente preferisco “Un tranquillo festival pop di paura” come riflessione critica della nostra generazione, ma mi piace ricordarlo anche per le sue canzoni più ironiche e satiriche come “Compagno no, compagno si, compagno un cazzo…” che a ben vedere potrebbe essere un ritratto del Pd d’oggi, se vogliamo, cioè di quella sinistra che sinistra non lo è più. Gianfranco si è spinto ben oltre dalla cosiddetta canzone militante. Era troppo colto e intelligente per chiudersi in quel recinto. Una sua canzone che ho sempre amato è “Gabbiani Metropolitani”, tratta da uno dei suoi album più intensi: “In paradiso fa troppo caldo”
Quando secondo te ha deciso di abbandonare la carriera di cantautore? Con la fine di l’Ultima Spiaggia?
No. Gianfranco ha continuato a scrivere canzoni anche dopo la fine degli anni Settanta, solo che essendo bravissimo a scrivere ha deciso di esplorare l’arte della scrittura in altri campi, come il cinema, il teatro, le serie tv, la narrativa e infine i fumetti. Nel campo della scrittura Gianfranco ha prodotto l’impossibile.
Oltre a Ricky Gianco, con il quale ha condiviso un’intero spettacolo, quali altri artisti era vicino?
Sicuramente a Gaber, Jannacci e Sergio Endrigo, tutti “figli d’arte” d Nanni Ricordi che poi è stato anche il suo produttore discografico. Gli artisti di quella Milano che purtroppo non c’è più.
Quella volta al Parco Lambro che assaltarono il supermercato e il furgone dei polli congelati, pare che Gianfranco stappò lo spumante. Ma quell’anno, l’ultimo Parco Lambro del 1976, era anche pieno di contraddizioni. Come le viveva?
Questa dello spumante, non so chi l’abbia inventata. Sicuramente è una bufala del web a cui nessuno ormai è immune. In realtà l’esperienza di quel Festival è stata tutto, tranne che gratificante. Chiunque abbia partecipato a quel Festival, in particolar modo Gianfranco ed io, avendo anche prodotto l’album discografico dal vivo, non ha assolutamente un bel ricordo. All’alba dell’ultimo giorno, mentre stravolti dalla fatica, smontavamo il palco, guardammo il prato pieno di immondizia, con la consapevolezza che l’avventura della nostra gioiosa utopia era giunta al termine. Gianfranco lo scrisse idealmente nella sua canzone: “Un tranquillo festival pop di paura”, parafrasando il noto film di John Borman. Quella canzone è l’esatta fotografia di quello che accadde al Lambro.
Quindi arriva irresistibile la passione per il cinema. Quanto dura? Quali sono i punti massimi? Come attore come autore di sceneggiatura.
Anche in quel caso, Gianfranco cominciò per caso. Salvatore Samperi era un fan delle sue canzoni, Si conobbero e divennero amici. Fu Samperi a chiedergli di scrivere le sceneggiature di alcuni suoi film: Il primo fu “Liquirizia”. Come era stato per le canzoni, quando Nanni Ricordi fu il suo talent scout, per il cinema il talent scout fu Samperi. E’ il periodo romano di Gianfranco che fin da ragazzo è stato sempre un grande appassionato della cosiddetta settima arte. Negli anni Ottanta però imperversava la commedia, quindi il cinema d’autore era in una fase calante. Tuttavia Gianfranco ebbe modo di scrivere per registi importanti come Steno, Loy, Vanzina e tanti altri. Parallelamente fu uno dei primi autori delle serie tv di quel periodo, sceneggiando “Valentina” e “Colletti Bianchi” per la Fininvest. Lasciò il cinema dopo il suo film “Il trasformista” del 2002 con la rega di Luca Barbareschi. Film coraggioso che non piacque a Berlusconi e che per questo non ebbe spazio nelle sale. Come attore ha interpretato molti ruoli, persino da protagonista assieme a Natassja Kinski, nel film “In camera mia”. A mio modesto parere però, il meglio di sé come attore, Gianfranco l’ha dato in teatro con i suoi spettacoli di teatro-canzone.
Infine il fumetto dove ottiene ottimi riscontri. Riassumendo?
Per la Sergio Bonelli Editore Gianfranco ha scritto e ideato molti fumetti per oltre 25 anni. Come racconto nel libro, anche in quel settore, trovò un suo talent scout che lo esortò a scrivere un nuovo fumetto. Era l’editore Casarotti della Dardo Edizioni. Gianfranco andò a trovarlo perché dopo la fiction “Valentina”, basata sul personaggio di Guido Crepax, avrebbe voluto portare sul piccolo schermo una serie basata sul personaggio a fumetti Black Macigno. Casarotti gli disse: “Senta ma perché invece di portare Black Macigno in tv, lei che viene dalla tv non mi inventa un nuovo personaggio a fumetti?” Così Gianfranco, che non aveva mai scritto sceneggiature per i fumetti, ma solo romanzi e saggi, inventò Gordon Link. Un anno dopo Bonelli lo chiamò per scrivere alcuni numeri di Dylan Dog. E da lì nacquero i suoi personaggi più noti tra cui “Magico Vento”, tradotto persino negli Stati Uniti e in India. Una bella favola ma vera, di quelle che oggi risultano impossibili.
E la canzone? Abbandonata definitivamente o qualcosa ancora scriveva?
Pochi giorni prima di lasciare questa valle di lacrime, Gianfranco stava scrivendo una canzone insieme a Ricky Gianco e poco prima della sua malattia, aveva programmato una tournée con nuove canzoni. Praticamente non aveva mai smesso, anche se il mondo della canzone era praticamente agonizzante, da molti anni.
Cosa abbiamo dimenticato?
Tante cose come i suoi saggi e i suoi romanzi, ma meglio scoprirli nel libro.
Ci sono idee per continuare a ricordare il suo operato?
Di questo se ne sta occupando la figlia Diana, che continua a produrre la sua newsletter Boiler su Substack, che vanta molti iscritti e tante altre iniziative. Sarebbe fantastico che un editore ristampi tutti i suoi romanzi, perché a parte Feltrinelli e Mondadori, Gianfranco ha pubblicato tantissimi libri con editori poco noti. Tra questi cito “Ho freddo” e “Tecniche di resurrezione”, romanzi horror fantastici che sono dei veri capolavori.
Il vostro rapporto è sempre stato di condivisione o avete avuto anche discussioni?
Quando abbiamo lavorato insieme, a Re Nudo, in tv o nella discografia, abbiamo sempre condiviso tutto in serenità, anche perché il suo talento mi ha sempre messo un po’ in soggezione; pertanto, per me Gianfranco ha rappresentato sempre una guida, un esempio da seguire, non solo professionale. Poi io a un certo punto, ho cercato strade diverse, non solo creative. Ad esempio, mi sono messo a studiare la produzione, perché non mi bastava essere solo un creativo, volevo approfondire e conoscere tutti gli aspetti del settore, imparare cioè a mettere insieme la competenza tecnico-organizzativa e la creatività artistica. Cosa che ho fatto e che continuo a fare anche adesso. Gianfranco invece, è sempre stato un artista e un autore totale, forse l’ultimo grande intellettuale della sua generazione, che però ha avuto il merito come pochi, di esplorare e setacciare diversi ambienti artistici e culturali, con una vivacità intellettuale e una dedizione alla scrittura, davvero straordinarie. Non mi viene in mente nessuno che abbia scritto opere diverse ed eterogenee quanto lui. Spero che il mio libro: Gianfranco Manfredi ( la musica, la scrittura ) Cluster-A edizioni, lo dimostri degnamente.








































