Willy Vlautin, un nuovo libro una nuova dolorosa certezza

0

Sì, perché di questo si tratta, di una nuova dolorosa certezza, un nuovo libro di Willy Vlautin è la certezza di trovarsi di fronte a uno che con le parole opera in modo poetico e molto, molto musicale, con un dono dell’essenza meraviglioso.

C’è un tipo di silenzio che  Vlautin conosce meglio di chiunque altro. Non è il silenzio dei grandi spazi, il deserto del Nevada, le highway senza fine, è il silenzio dentro una stanza quando qualcuno se n’è andato e ha lasciato il segno ovunque tranne che nell’aria.

The Left and the Lucky , il titolo originale del libro è il suo ottavo romanzo, e come nei lavori precedenti, The Horse, The Night Always Comes , Vlautin costruisce ritratti di gente che va avanti per inerzia pura, che sopravvive semplicemente perché sa incassare. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso. C’è una tenerezza che non cerca scuse. La traduzione attenta e poetica di Gianluca Testani è un valore aggiunto alla proposta così importante di Jimenez Editore.

Eddie Wilkens ha quarantadue anni, dipinge case a Portland, Oregon. Sua moglie se n’è andata. Il suo operaio principale, Houston, è un alcolizzato funzionale che Vlautin disegna con precisione comica e dolente. Eddie compra una Pontiac LeMans ammaccata e quando gli chiedono se vuole rimetterla a posto risponde: «No, mi piace così. Tengo anche i segni. Mi piacciono i segni.» Quella frase è tutto il libro in sedici parole.

Russell ha otto anni e vive accanto. Ha lividi sul corpo, un fratello sadico che si chiama Curtis, una madre assente e una nonna che scivola lentamente nella demenza. La sua fuga dall’orrore quotidiano è un’isola immaginaria vicino alle Hawaii dove vorrebbe costruirsi una barca o un aereo per andarci da solo. Eddie è steady, calmo, risoluto. Cucina, porta a casa la pizza, paga i suoi operai in orario, mantiene le promesse. In un mondo che ha smesso di aspettarsi qualcosa di buono dagli uomini, il semplice fatto che Eddie si preoccupi diventa un gesto quasi rivoluzionario.

Vlautin esplora un territorio raro in letteratura: l’uomo come figura di cura. La sua scrittura è così diretta e forte che riesce a raccontare un personaggio attraverso quello che compra al supermercato, o l’odore dell’ambiente in cui si muove. Non c’è psicologia spiegata, non ci sono interni. Lo stile di Vlautin si regge su un’esteriorità metodica. I pensieri interiori raramente entrano in scena; sappiamo solo quello che un personaggio fa o dice. La prosa è così coerente da diventare ritmica. Come una walking bass line — non la senti finché non si ferma, e allora senti il vuoto.

Per chi viene dalla musica e Vlautin viene dalla musica, da Richmond Fontaine e dai Delines, da quella tradizione alt-country e addirittura soul che ha sempre saputo che le canzoni tristi sono le più oneste leggere questo libro è sentire qualcosa di familiare. Come ha detto Neil Young di tutta la sua produzione: «È tutta una canzone sola». Lo stesso si potrebbe dire dei romanzi di Vlautin, che danno dignità e voce ai diseredati.

La storia costruisce verso un momento di profonda tristezza, ma non è priva di speranza. Al centro di tutto c’è Eddie. Perché tollera così tanto? Perché perdona chi lo delude? La risposta, rivelata tardi, sta in un dolore privato che ha plasmato la sua capacità di pazienza. La zia Frances coglie la verità della sua vita in modo netto: «Avere qualcuno che ha bisogno di te perché tu non molli.»

Vlautin ha scritto nelle note finali: «Di tutti i libri che ho scritto, The Left and the Lucky è stato il più difficile da lasciare andare.» Si capisce perché. Questi personaggi fanno quello che fanno i personaggi dei grandi romanzi: continuano a vivere dopo l’ultima pagina, da qualche parte in un quartiere di Portland sotto la pioggia, intorno a un cane vecchio e una macchina ammaccata.

L’America di Vlautin non è quella dei broker di Wall Street né quella delle campagne elettorali. È un’America di persone silenziose che portano avanti lotte silenziose — disfunzione familiare, il ritmo ripetitivo del lavoro a bassa paga, la solitudine che non urla ma corrode — sempre illuminata dal basso dall’idea che la bontà alla fine resista.

The Left and the Lucky è un libro scritto con la mano di uno che suona. Poche note, quelle giuste. Tutto il resto è quello che ascolti tra una nota e l’altra.

I lettori si innamoreranno di questa ode a una comunità in difficoltà.

Publishers Weekly

Una storia cupa ma compassionevole e piena di speranza,che mostra come il legame umano sia fondamentale per la sopravvivenza.

Kirkus Reviews

 


LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome