In the Grey
di Guy Ritchie
con Eiza González, Jake Gyllenhaal, Henry Cavill, Rosamund Pike, Carlos Bardem, Fisher Stevens
Dunque, c’è un cattivissimo (Bardem) che ha avuto in prestito un miliardo di dollari per le sue attività e non ha nessuna intenzione di restituirlo. E ci sono dall’altra parte finanzieri (rappresentati dalla Pike) che lo rivogliono indietro: non sono meno cattivi, ma in apparenza più legali. Poi c’è una signorina intelligentissima e perfettissima (Gonzalez) che si muove in the grey, nella zona gigia tra legalità e illegalità, e per recuperare i soldi (in cambio di una bella percentuale) usa tutte le arti della giurisprudenza per spogliare il cattivissimo in tribunale, ma ha anche due specialisti (ex di corpi militari, Gyllenhaal e Cavill) che possono intervenire col ricatto e le maniere forti. Insomma, un film di gruppo alla Ritchie (tipo Gentlemen o Il ministero della guerra sporca), con interpreti atletici, brillanti e coreografici e un’accuratissima spiegazione di come, nel caso le buone maniere non funzionino, bisogna prevenire le mosse del nemico considerando tutte le eventualità (combattimento, estrazione, fuga) visto che si gioca sul suo terreno, cioè su un’isola… Prima parte preparazione, seconda parte azione. I cattivi sono un po’ automi assassini, i buoni sono acrobatici, spacconi e sanno usare senza esitazioni tutto quello che corre, salta, naviga, spara e esplode senza fare un plissé (si allenano molto, è vero). Problemi: la prima parte è così minuziosa nelle spiegazioni che lo spettatore dopo un po’ invoca il sangue, la seconda parte è ipercinetica, ma come al solito i buoni sono infallibili e i cattivi sembrano sparare a salve. Convenzioni, direte voi. Il problema è che tutto è stravisto e difficilmente una personalità resta impressa. Ma che fatica il lavoro illegale…







































