Amarga Navidad

Pedro Almodóvar: un'autofiction dentro l'autofiction

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Amarga Navidad
di Pedro Almodóvar
con Aitana Sánchez-Gijón, Milena Smit, Bárbara Lennie, Patrick Criado, Vicky Luengo, Leonardo Sbaraglia Quim Gutierrez

Amarga Navidad (Amaro Natale) è una canzone di Chavela Vargas, ma è anche un bel titolo da melodramma alla Douglas Sirk (che ad Almodóvar piace tanto). Anche la musica del film è quella consueta da mélo di Alberto Iglesias. I protagonisti vivono in case da rivista e vestono sicuramente controllati da un armocromista che li ha armonizzati  con la grafica dei titoli di testa. La storia è alla moda letteraria, autofiction. Attenti. In questo film c’è un regista gay Raùl (Sbaraglia) che da cinque anni fa soldi ma non crea, che sta con il silenzioso Santi (Gutierrez) e ha un’assistente Monica (Sanchez-Guijon) la cui compagna ha appena tentato il suicidio. Nella sceneggiatura che il regista Raul sta scrivendo c’è Elsa (Lennie) regista che fa i soldi con gli spot (e rimpiange i primi film di insuccesso ma “di culto”) che sta col pompiere Bonifacio (Criado) che fa lo strip per gli addii al nubilato. Anche Elsa ha un’amica, Natalia (Luengo), che tenta il suicidio. Nel film, dopo aver letto la sceneggiatura, Monica rinfaccia a Raùl di essere un egoista che sfrutta i dolori altrui. Lui risponde che è una necessità della creazione e che è autofiction. Nella realtà non sappiamo cosa sia successo ad Almodóvar e se ha trasformato i suoi rimorsi in questo mélo acrobatico nei piani narrativi (ma moderato) dove  lo spettatore quando c’è da sorridere sta nel vago e quando c’è da piangere si chiede se ha il vestito adatto. È appena stato presentato a Cannes.

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