No Good Men
di Shahrbanoo Sadat
con Shahrbanoo Sadat e Anwar Hashimi
Difficile vivere in un paese in cui un medico in tv ti consiglia, se tuo marito ti picchia, di coprire i lividi con un trucco più pesante. Ed è l’Afghanistan poco prima del ritorno al potere dei talebani. L’operatrice tv Naru (Sadat) convince a fatica il superiore Qodrat (Hashimi) a portarla a riprendere un’intervista a un capo talebano. Il talebano lascia l’intervista perché a Naru è sceso il velo sulle spalle, Qodrat perde l’intervista ed è seccato perché l’aveva detto che non era cosa da donne, per liberarsi di Naru le chiede di intervistare le donne afghane per San Valentino e lei, contro ogni aspettativa riesce a farle parlare (male) dei maschi afghani. Naru viene così accettata (parzialmente) in un mondo a misura di uomini “non buoni” (no good men), arroganti, maneschi, rozzi, patriarcali: lo dicono le donne, lo dicono le abitudini degli afghani “governativi”, dei talebani fanatici, del marito di Naru (un parassita) e in apparenza anche dell’intelligente Qodrat, che in realtà vuole proteggere Naru. Perché la protegge? Perché è sbocciato l’amore. Un amore castissimo, da censura afghana. Siamo alle soglie del ferragosto 2021, gli americani stanno per sganciarsi e i talebani scendono dalle montagne a eliminare i residui diritti civili. Il film fa sorridere e indignare e Shahrbanoo Sadat gioca a tutto campo: interprete, regista, sceneggiatrice e produttrice. In Germania (girarlo in Afghanistan era impossibile…). Ha aperto Berlino 76.





































