Da qualche settimana è disponibile Fuorimoda, il nuovo album di Cristiano Sbolci.
Trovate tutti i dettagli sul disco in questo articolo, mentre qui sotto potete leggere la nostra intervista al cantautore livornese.
Il titolo del tuo nuovo album, Fuorimoda, suona quasi come una dichiarazione d’indipendenza rispetto alle tendenze del pop contemporaneo. Da quale urgenza personale e artistica è nata la necessità di rifugiarsi in un immaginario ispirato così profondamente agli anni ’70?
Il titolo Fuorimoda è, senza ombra di dubbio, una dichiarazione di indipendenza rispetto alle tendenze del pop contemporaneo, ahimè ossessionato dai numeri, dagli stream e dall’obbligo di pubblicare con una costanza spaventosa sempre nuovo materiale.
Volevo fare un disco pensato, studiato, con grande cura nelle scelte armoniche e negli arrangiamenti orchestrali. La gestazione di questo lavoro è stata meravigliosa: un viaggio idilliaco nei luoghi ameni della musica rétro.
La scelta di realizzarlo interamente in stile anni ’70 è stata naturale: sono da sempre appassionato di film noir, polizieschi, thriller e horror di quell’epoca e, di conseguenza, delle colonne sonore che li hanno accompagnati. Inoltre, mio babbo è stato allievo di Ennio Morricone all’Accademia Chigiana di Siena; quindi, ho sempre avuto un certo suono a musicare la mia vita.
L’album ha una forte impronta cinematografica, non solo nella struttura (con tanto di Titoli di testa, Intermezzo e Titoli di coda), ma anche nelle atmosfere sonore. Quanto ha influito la tua passione per il cinema nella costruzione di questa vera e propria colonna sonora pop?
Ha influito molto. Come dicevo, sono un grande appassionato di un certo tipo di cinema, in particolare quello italiano degli anni ’70. Amo registi come Fulci, Argento, Bava, Di Leo e molti altri, e di conseguenza mi sono sempre appassionato anche alle colonne sonore che accompagnavano quei film. L’idea era quella di scrivere la colonna sonora del film della mia vita.
Nel presentare questo lavoro hai descritto l’amore e la morte come due forze parallele che si muovono continuamente intrecciate, arrivando a paragonare la fine di un legame a un vero e proprio lutto. Come sei riuscito a trasformare questo contrasto così drammatico nel filo conduttore del disco?
Sono fermamente convinto che l’amore e la morte siano alla base della vita. Del resto, viviamo per amore e con la consapevolezza di dover morire, di dover accettare l’inevitabile fine. Amore e morte sono le due parole più importanti che ci portiamo addosso. Questo disco è nato dalla volontà di raccontare la perdita di un amore e l’accettazione della fine.
Dal punto di vista della scrittura, pur muovendoti dentro una cornice musicale rétro, orchestrale e molto curata, nei testi non rinunci a inserire immagini e termini legati alla nostra quotidianità più stringente e digitale. Come hai lavorato per trovare il giusto equilibrio tra questi due mondi?
Sono attratto da un certo tipo di linguaggio, da una certa poetica rétro, ma allo stesso tempo amo distruggere tutto inserendo qua e là termini più moderni, più digitali. In molti lo hanno fatto, uno su tutti Franco Battiato.
Credo sia giusto seguire la propria passione per un certo tipo di scrittura, ma anche necessario accettare certe espressioni contemporanee. Pasolini diceva: “Utilizzo la forza del passato per essere più moderno di ogni modernità”. Io ho guardato agli anni ’70 e forse, in qualche modo, sono riuscito a capire meglio la contemporaneità.
Questo album segna un ritorno importante al tuo nome di battesimo, Cristiano Sbolci, dopo le esperienze passate prima all’interno di una band (i Siberia) e poi come unica penna di un progetto (Caleido). Cosa rappresenta per te, a livello umano e artistico, questo metterci la faccia in modo così diretto e personale?
Volevo da molto tempo pubblicare qualcosa a mio nome, ma ho aspettato di avere tra le mani un disco che fosse davvero mio, che mi rappresentasse totalmente. Fuorimoda, per me, rappresenta il più grande orgoglio che abbia mai partorito a livello musicale. Niente di ciò che ho fatto in passato mi piace quanto questo album e, proprio per questo motivo, ho deciso di metterci la faccia.
Ora che Fuorimoda è uscito, quali sono i prossimi passi? Come ti immagini il futuro di questo progetto e come pensi di tradurre l’anima e le atmosfere di questo album nella dimensione dal vivo dei concerti?
Ora spero vivamente di portare un po’ in giro l’album, poi mi rimetterò a scrivere canzoni. Una volta scritte, le registrerò e successivamente tornerò a suonarle dal vivo.
Ricreare l’album sul palco è molto bello. Ho al mio fianco musicisti fidati e bravissimi: Francesco Massidda, che ha prodotto e co-scritto con me l’intero album; Alessio Masoni, che ha dato un enorme contributo durante la lavorazione; Luca Mele e Samuele Pirone.
Con loro è tutto molto semplice: amano un certo tipo di musica e la rispettano profondamente.







































