La cronologia dell’acqua

Kristen Stewart affronta da regista il romanzo di Lidia Yuknavitch

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La cronologia dell’acqua
di Kristen Stewart
con Imogen Potts, Tora Birch, Earl Cave, Jim Belushi

Vita di Lidia Yuknavitch dal suo libro La cronologia dell’acqua. Famiglia che definire disfunzionale è poco. Mamma alcolizzata. Padre incestuoso e fragile. Vita sentimentale complicata. Vita sessuale complicata. Vita sportiva (campionessa di nuoto, “una fottuta sirena”) più complicata, vita chimica e alcolica molto  complicata. Vita letteraria ovviamente complicata perché coerente: a un certo punto allieva di  Ken Kesey, autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, “troppo giovane per essere un beatnik, ma troppo vecchio per essere un hippy”. Scrittura frammentata e dolorante che racconta questa esistenza in atomi, schegge,  pezzi a ruota libera (in apparenza: in realtà c’è moltissimo controllo). Il film della Stewart scritto con la Yuknavitch è coerente al libro: lacerato, frammentario, fluviale e doloroso: tutti i liquidi del corpo che alimentano il motivo del liquido che si ripresenta nella scrittura che diventa sceneggiatura e diventa film. Bello? Piacevole? Sostenibile? Ansiogeno? Beh , provate a tenerla ferma l’acqua… Il tema è giustamente la cronologia dell’acqua, del corpo, dello sport, del dolore. Un difetto? Da un’attrice falsamente mainstream (la filmografia da attrice della Stewart è tra le più inquietanti e meno consolatorie) forse ci si aspettava meno carica dirompente. Diciamo che in questo film non si fanno prigionieri, neanche tra gli spettatori. E Imogen Potts è brava a reggere la spinta. Ma è il primo lungometraggio da regista della Stewart. Passato a Cannes nella sezione Un Certain Regard.

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