Con il debutto al Teatro Arcimboldi di Milano, è iniziato il tour italiano di Genesis – One Night with the Orchestra, che prosegue il 16 giugno alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, per poi approdare il 22 giugno al Forum Eventi di San Pancrazio Salentino e concludersi il 25 giugno all’Arena Flegrea di Napoli.
Quattro location di assoluto prestigio per uno spettacolo che si presenta come uno degli eventi più originali dedicati al repertorio della storica band britannica. Un progetto che non punta a replicare i Genesis, ma a reinterpretarne la musica attraverso il linguaggio di una grande orchestra sinfonica, valorizzandone la forza evocativa e la ricchezza compositiva.
I Genesis hanno segnato la storia del progressive rock con un repertorio che continua ancora oggi a suscitare emozioni profonde in generazioni di ascoltatori. Ma il progetto ideato dal promoter Giorgio Rosa sceglie una strada diversa: non quella della semplice riproposizione filologica, bensì quella della reinterpretazione.
A raccontarlo è Carlo Massarini, figura centrale del giornalismo musicale italiano, tra quelli che hanno contribuito a formare il gusto musicale di intere generazioni attraverso la radio, la carta stampata e la televisione con l’indimenticabile Mister Fantasy. Per molti appassionati cresciuti negli anni Settanta e Ottanta, il suo nome è legato alle scoperte musicali fatte attraverso programmi come Per Voi Giovani e alle pagine di Ciao 2001, quando internet non esisteva e conoscere nuovi artisti significava affidarsi alla competenza e alla passione di pochi divulgatori.
Parlando dei Genesis, Massarini non nasconde il legame speciale con la band.
“Chiaramente hanno avuto un ruolo importante nei miei gusti. In qualche maniera li ho anche lanciati, nel senso che siamo stati noi a Per Voi Giovani e Ciao 2001, a renderli popolari in Italia”.
Parole che non suonano come un’autocitazione, ma come il ricordo di una stagione irripetibile della musica.
“Fu un periodo molto bello da un punto di vista musicale. Hanno fatto quattro o cinque album davvero straordinari”.
La passione per i Genesis è uno degli ingredienti di questo progetto, ma non è stata l’origine dell’idea. Massarini ci tiene a precisalo.
“Questo progetto non nasce da me. Nasce da un mio coetaneo, anche lui appassionato dei Genesis, Giorgio Rosa, il quale ha pensato di creare un format nel quale una band possa essere reinterpretata da una band più un’orchestra. Questo è il primo esperimento”.
Ed è proprio il concetto di reinterpretazione il cuore dello spettacolo.
“Non è una cover band. Non è una situazione nella quale qualcuno replica il più fedelmente possibile i Genesis. Questa è proprio una cosa diversa”.
Sul palco ci saranno oltre settanta musicisti della Nova Amadeus Chamber Rock e un coro diretti dal Maestro Stefano Sovrani e artisti di assoluto rilievo come Martin Levac, considerato uno dei migliori interpreti del repertorio Genesis, e Nick D’Virgilio, già batterista della formazione britannica.
Secondo Massarini, il valore aggiunto dello spettacolo nasce proprio dalla forza espressiva dell’orchestra.
“Il suono che si crea con un’orchestra, i dettagli che crea un’orchestra o la potenza di suono che crea quando si mette tutta insieme, orchestra più coro, è assolutamente imparagonabile a quella di una band. È molto più grandioso, molto più ampio, molto più drammatico in certi momenti, molto più soffuso e poetico in altri”.
Ad arricchire il tutto ci sono le partiture originali della London Symphony Orchestra e gli arrangiamenti di Dee Palmer, elementi che contribuiscono a trasformare brani storici come Firth of Fifth, Ripples, Mad Man Moon e l’immancabile Supper’s Ready in qualcosa di nuovo senza tradirne lo spirito.
Massarini non sarà sul palco come semplice presentatore. Il suo sarà un ruolo più sottile e, forse, più importante.
“Io faccio una narrazione in mezzo ad alcuni brani. Non è una serata raccontata, è una serata introdotta sul fattore emotivo, non sul fattore biografico”.
Una scelta coerente con la sua idea di Genesis.
“I Genesis secondo me hanno solo bisogno di essere ricordati emotivamente”.
Durante la conversazione emerge anche una riflessione interessante sul significato di operazioni come questa.
“La nostra musica — Genesis, Beatles, Pink Floyd, King Crimson — è quella che potremmo considerare la nostra musica classica contemporanea”, e aggiunge “Fra cinquant’anni probabilmente ci saranno concerti dei Genesis rifatti in un’altra maniera, esattamente come oggi si esegue Bach o Beethoven. Sono reinterpretazioni”.
Forse è proprio questo il senso più profondo di “Genesis – One Night with the Orchestra”: non riprodurre il passato, ma mantenerlo vivo. Non limitarsi a celebrare una stagione irripetibile del rock, ma dimostrare come quelle composizioni possano ancora parlare al presente, emozionando il pubblico attraverso nuove forme espressive







































