Niccolò Fabi, l’arte della sottrazione: il racconto e la fotogallery del live a Roma

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In un panorama musicale sempre più orientato all’eccesso, alla sovraesposizione e alla ricerca compulsiva dell’evento, Niccolò Fabi continua a percorrere una traiettoria personale fatta di misura, profondità e sottrazione.

Il concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma di ieri sera ne è stata l’ennesima conferma: oltre due ore di musica in cui il cantautore romano ha scelto ancora una volta di mettere al centro le canzoni, affidando alla loro forza narrativa il compito di costruire un dialogo con il pubblico.

La scaletta ha attraversato diversi capitoli della sua produzione senza inseguire il facile effetto nostalgia. Fin dall’apertura con La Promessa, emerge la volontà di raccontare un percorso artistico coerente, dove ogni brano appare come una tappa di una riflessione iniziata molti anni fa e ancora in continua evoluzione. Non vale più e Amori con le ali mostrano immediatamente una delle qualità più rare di Fabi: la capacità di scrivere canzoni intime senza mai scivolare nell’autobiografismo autoreferenziale.

Il concerto procede come un lungo racconto sulla trasformazione. In Nel blu e Mimosa convivono leggerezza e inquietudine, mentre Una somma di piccole cose rappresenta ancora oggi il punto di equilibrio di una poetica che ha fatto dell’attenzione ai dettagli la propria cifra stilistica.

Fabi continua a essere uno dei pochi autori italiani capaci di restituire dignità narrativa all’ordinario, trasformando gesti minimi e osservazioni quotidiane in materia poetica. L’impressione è che il repertorio più recente abbia ormai trovato una sua piena collocazione accanto ai brani storici. Canzoni come Casa di GemmaL’amore capita e Nessuna battaglia non funzionano come semplici episodi all’interno della scaletta, ma come tasselli indispensabili di un discorso artistico che negli anni ha abbandonato progressivamente le strutture del cantautorato tradizionale per avvicinarsi a una forma di scrittura sempre più riflessiva e contemplativa.

La parte centrale dello spettacolo segna uno dei vertici emotivi della serata. Solo un uomo prepara il terreno alle esecuzioni acustiche di Al cuore gentile e Tradizione e tradimento, momento in cui la musica sembra quasi ritirarsi per lasciare spazio alle parole.

È qui che emerge una caratteristica fondamentale dell’opera di Fabi: la fiducia nel silenzio. Una qualità rara in un’epoca che spesso teme il vuoto e riempie ogni spazio possibile.

Con Io sono l’altro il concerto ritrova una dimensione più collettiva. Pubblicata in un momento storico segnato da nuove chiusure identitarie, la canzone conserva intatta la propria forza politica, non perché offra risposte, ma perché continua a formulare domande. In questo senso Fabi rimane un autore anomalo: evita accuratamente gli slogan e preferisce abitare le complessità.

Quando arrivano Una mano sugli occhi e soprattutto Costruire, il pubblico reagisce come accade solo con le canzoni che hanno superato la dimensione del semplice successo per entrare nella biografia emotiva di chi le ascolta.

La chiusura affidata a Una buona ideaLontano da me e Lasciarsi un giorno a Roma assume inevitabilmente un valore simbolico. Quest’ultima, eseguita nella città che l’ha vista nascere e crescere artisticamente, diventa una sorta di ritorno alle origini, ma senza alcuna concessione celebrativa. Piuttosto, il suggello coerente di una serata costruita sull’ascolto e sulla consapevolezza.

A distanza di oltre venticinque anni dal debutto, Niccolò Fabi continua a occupare un territorio quasi unico nella musica italiana. Un territorio in cui la scrittura prevale sull’immagine, la ricerca sulla formula e la profondità sulla velocità. La sua non è una musica che cerca di imporsi. È una musica che sceglie, ostinatamente, di restare.

Report di Stefania Rossi

La fotogallery del live
Danilo D'Auria
Classe 1983, vive a Roma dal 2002. In questa città alimenta la sua passione per la fotografia, che cresce giorno dopo giorno. Attratto dall'atmosfera dei concerti, di cui è sempre stato un assiduo frequentatore, dal 2013 è fotografo di musica live. Dal 2014 collabora con la rivista Classic Rock, inoltre scatta anche per La Repubblica XL e 100DECIBEL. Altre sue foto sono state pubblicate su Drum Club e su ExitWell. Per quest'ultima testata ha scattato anche alcune copertine. Ha firmato anche la copertina del numero 41/2014 del magazine americano VENTS.

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