Ricchi da morire – Delitti in famiglia
di John Patton Ford
con Margaret Qualley, Glen Powell, Ed Harris, Topher Grace, Jessica Henwick
Questa è una storia dickensiana ibridata con un romanzo di vendetta, un po’ Conte di Montecristo un po’ cine coreano, un po’ humour nero inglese anni Sessanta. Beckett Redfellow (Powell) è figlio di madre single ripudiata dalla famiglia ricchissima. Cresce praticamente da trovatello, ma tiene duro perché nel suo futuro l’aspetta una fortuna immensa se elimina tutti concorrenti sull’albero genealogico. Ecco che Beckett si infiltra nella famiglia che se ne è fregata di lui e ad uno ad uno inizia a eliminare i parenti. Un serial killer di famiglia. Con qualche problema: in gioventù s’è innamorato di una bambina terribile (che da grande diventa Margaret Qualley), rischia di perdere un amore vero e l’FBI sospetta. Inoltre sarebbe dotato per finanza anche se non uccidesse… La storia la racconta al prete poco prima dell’esecuzione e il resto dovete vederlo da voi. Somiglia a certe storie inglesi degli Ealing Studios (crimini disperati ma non seri) e dovrebbe tirar fuori qualche sorriso acido, il regista John Patton Ford è all’opera seconda e la prima era I crimini di Emily, un’altra disgraziata che ricorrreva al crimine per entrare nella vita. Glen Powell chissà, forse è stato scelto perché nel film precedente Hit Man- Killer per caso, era un professore che per aiutare la polizia si prestava a incontrare disgraziati in cerca di un assassino a pagamento, recitava la parte del killer e li portava in tribunale. Fingeva, anche se qualcosa gli scappava di mano. Il problema è che anche in Ricchi da morire sembra fingere…







































