Claudio Covato. Tenete a mente questo nome, perché è un musicista davvero valido, capace di scrivere canzoni, perlopiù in dialetto siciliano, di grande impatto, e di trasmettere grandi emozioni quando è sul palco.
Tenetelo a mente perché, dopo aver vinto lo scorso anno il Premio De André, ieri sera è stato proclamato vincitore assoluto del prestigioso Musicultura.
Classe 1993, nato a Rosolini, cittadina incastonata tra Agrigento e Ragusa, Claudio Covato dà vita al suo progetto cantautorale nel dicembre 2023, dopo anni di studi musicali e di ricerca artistica. Laureato in chitarra classica e canto lirico al conservatorio, approfondisce anche composizione e tecniche improvvisative personali, strumenti che arricchiscono le sue canzoni e i suoi spettacoli. È un ragazzo dal fisico possente e molto preparato tecnicamente, che sul palco sprigiona una grande energia. Canta in siciliano (anzi, in ragusano stretto, come ci tiene a precisare), riuscendo a coinvolgere chi lo ascolta con la sua chitarra e una voce capace di mille sfumature
Dopo aver pubblicato vari singoli, incluso il potente Chiddu ca ma resta, la canzone che gli ha fatto vincere sia il De André (anche in quel caso era stato un percorso piuttosto accidentato: prima aveva vinto la selezione di Catania del tour di scouting E ti piace lasciarti ascoltare, poi aveva superato le semifinali di Isernia, infine si era imposto a Roma davanti a una giuria molto nutrita), sia Musicultura, da alcune settimane è impegnato nella realizzazione di nuovi brani che andranno a far parte del suo album d’esordio.

Dopo un lungo percorso, Musicultura 2026 si è conclusa con due serate, durante le quali sono stati dati sette premi.
Per due notti Macerata ha ascoltato con attenzione, sospeso il fiato e poi applaudito. La 37ª edizione di Musicultura ha intonato le sue ultime note e consegnato i verdetti finali, chiudendosi sotto il cielo dello Sferisterio ma lasciando dietro di sé una scia ancora viva di parole, emozioni e melodie che hanno attraversato il palco.

Dicono gli organizzatori: «Qui, dove la canzone d’autore incontra la ricerca, il coraggio e la libertà espressiva, otto artisti hanno trasformato le proprie storie in musica, dando voce a visioni, fragilità e sogni, stupendo e raccontando il presente attraverso linguaggi diversi ma ugualmente autentici».
Claudio Covato fa incetta di premi. Con il brano Chiddu ca ma resta, è stato lui il preferito del pubblico presente in arena nelle due serate conclusive del Festival, aggiudicandosi il titolo di vincitore assoluto e quindi il Premio Banca Macerata di 20.000 euro. Il cantautore siciliano ha ricevuto inoltre il Premio della Critica intitolato al fondatore di Musicultura Piero Cesanelli, dal valore di 3.000 euro, conferito dai giornalisti presenti in sala stampa e consegnato da Paolo Giordano. Personaggio dotato di una forte ironia, a caldo Covato ha commentato: «20.000 euro? E chi li ha mai visti? Ci crederò quando li vedrò». Si è ricreduto quando Ferdinando Cavallini, presidente della banca main sponsor della manifestazione, oltre alla targa gli ha consegnato un assegno in formato XL.
È stato sempre lui a vincere anche il Premio Grotte di Frasassi, guadagnando così l’occasione di portare la sua musica oltre il palco dello Sferisterio e farla dialogare con uno dei luoghi più affascinanti del territorio marchigiano. Ai 2.000 euro in denaro si aggiunge infatti la possibilità di vivere una residenza artistica all’interno delle Grotte, trasformandole in uno spazio di ricerca e creazione, dove il suono incontra la natura e ne accoglie suggestioni, silenzi e profondità.

La giuria universitaria, composta dagli studenti degli atenei di Macerata e Camerino, ha assegnato il Premio per il Miglior Testo, di 2.000 euro, che intende valorizzare non solo la qualità della scrittura, ma anche la capacità di arrivare in profondità attraverso parole autentiche, schiette ed essenziali. A ottenerlo è il collettivo Narratore Urbano con Il mio coinquilino vuole uccidermi, un brano che, “raccontando il presente senza cedere alla semplificazione e restituendone tutta la complessità umana e morale, si distingue per una scrittura intensa e per l’uso di una metafora inedita, aprendo così uno spazio di autentica riflessione e mostrando come la canzone possa essere, insieme, racconto, coscienza e occasione di dialogo”.

Un altro premio, poi, è stato assegnato dai detenuti della Casa di Reclusione di Barcaglione, nell’ambito del progetto “La casa in riva al mare”, che per il terzo anno ha aperto spazi di dialogo e riflessione all’interno del contesto carcerario. La musica, dunque, come ponte tra il dentro e il fuori, capace di attraversare confini e restituire voce a prospettive spesso invisibili. Ad aggiudicarsi il riconoscimento è stato Fimmine de guerra di DDUMA, che ha convinto la giuria con “una voce avvolgente che mette in circolo adrenalina, un flusso sonoro di saliscendi che accendono l’immaginazione, e un testo che tocca in profondità per come, tra la lingua salentina e l’italiano, dà voce e universalità alle pene degli ultimi, ai figli di nessuno”.

Rosita Brucoli, con il brano Agente!, ha ricevuto invece il Premio Nuovo IMAIE, di 10.000 euro, destinato al sostegno dei live e dei progetti di tournée: un supporto diretto e concreto al percorso dell’artista, che incentiva la dimensione dal vivo e valorizza una proposta che si è distinta per riconoscibilità e solidità del progetto musicale.

Spazio, poi, a un momento speciale pensato per celebrare un percorso artistico che, negli anni, ha saputo lasciare un’impronta personale e riconoscibile nella canzone italiana. Le Università di Macerata e Camerino, insieme a Musicultura, hanno conferito a Brunori Sas l’Onorificenza per Alti Meriti Artistici, rendendo omaggio a uno dei cantautori più significativi e apprezzati della scena contemporanea. A consegnare il premio sul palco dello Sferisterio sono state due studentesse degli atenei, a testimonianza di un legame che unisce il mondo della cultura, della formazione e della musica d’autore.
Nella motivazione si sottolinea come Brunori abbia “raccolto e rinnovato la grande eredità della scuola cantautorale italiana, con uno sguardo personale in bilico tra la lucida analisi sociale e l’introspezione più intima. Con rara sensibilità poetica e innata ironia, ha dato voce ai dubbi di un’intera generazione, trasformando il quotidiano e il provinciale in storie universali, senza mai salire in cattedra, sedendosi semmai accanto all’ascoltatore”. Un percorso artistico che, prosegue la motivazione, “ha ribadito che la canzone popolare e d’autore può essere, al contempo, un’alta forma d’arte, un veicolo d’impegno civile, un porto sicuro per le umane fragilità”.








































