Arrivare a Taranto durante il Medimex significa scoprire una città che possiede una linfa culturale forse non sempre evidente a uno sguardo superficiale, ma straordinariamente vitale. Una città che per qualche giorno sembra ricordare a se stessa e agli altri di essere stata, e di poter continuare a essere, un crocevia di idee, creatività e musica.
Sabato 20 giugno la giornata per molti è iniziata nel tardo pomeriggio nel cuore pulsante della manifestazione: la Città Vecchia e gli spazi dell’Università, una delle sedi più affascinanti dell’intero festival. Qui, tra un panel e una presentazione, capita di incontrare e chiacchierare con personaggi che hanno scritto pagine importanti della musica e del giornalismo musicale italiano: Carlo Massarini, Eugenio Finardi, Luca De Gennaro, il producer e sound designer Marc Urselli e tanti altri protagonisti meno noti al grande pubblico ma fondamentali all’interno dell’ecosistema musicale contemporaneo.
Il Medimex è proprio questo: un luogo in cui gli artisti, gli operatori del settore e il pubblico finiscono per condividere gli stessi spazi e le stesse conversazioni.
Tra contaminazioni d’oriente e l’estetica punk
Il percorso conduce poi verso la corte del Castello Aragonese, dove il polistrumentista svizzero-marocchino Sami Galbi propone una performance magnetica e difficilmente classificabile. Chitarra, sintetizzatori e voce si intrecciano in una miscela di suggestioni nordafricane ed elettroniche, sostenute dalle percussioni del compagno di viaggio Vann Hunziker. Un’esibizione gratuita, come tutti gli appuntamenti del Medimex ad eccezione dei concerti del Main Stage, che mantengono comunque prezzi molto contenuti rispetto agli standard dei grandi live internazionali. Una scelta che conferma la vocazione della manifestazione a esplorare linguaggi musicali provenienti da ogni latitudine e a renderli accessibili a tutti.
La passeggiata porta poi ad attraversare il celebre Ponte Girevole della città. Qui la facciata monumentale del Castello Aragonese si trasforma per tutta la serata in uno schermo gigantesco grazie al videomapping Hey Ho! Let’s Go! realizzato da Roberto Santoro e Blending Pixels. Un’esplosione di immagini, colori e riferimenti visivi che celebra i cinquant’anni del punk attraverso l’estetica di gruppi come i Ramones, i Clash e i Sex Pistols e dell’intera rivoluzione culturale che quel movimento ha rappresentato.
Il Lungomare si accende: dagli Agents Of Time ai Pet Shop Boys
Quando si arriva alla Rotonda del Lungomare, il colpo d’occhio è impressionante. Ad aprire la serata sono gli Agents Of Time, il duo pugliese formato da Andrea Di Ceglie e Luigi Tutolo. Forti di una carriera internazionale che li ha portati nei principali festival e dancefloor del mondo, i due producer costruiscono un set coinvolgente che mette immediatamente in movimento il pubblico e prepara il terreno all’evento principale.
Il palco si colora di due lunghe bande blu e gialle, i colori della bandiera dell’Ucraina. La quantità di persone arrivate a Taranto per assistere allo show dei Pet Shop Boys testimonia quanto il legame tra il duo britannico e il proprio pubblico sia ancora fortissimo. Tra la folla si incontrano fan provenienti da tutta Italia ma anche dall’estero; qualcuno racconta di essere arrivato persino da Praga. Nell’attesa dell’inizio scopriamo, navigando sui social, che Neil Tennant e Chris Lowe hanno esplorato e apprezzato la città pubblicando numerosi reel e foto.
Alle 22.00 puntuale parte Dreamworld – The Greatest Hits Live, definito dal The Times «lo spettacolo pop più affascinante dell’anno». I Pet Shop Boys sono protagonisti assoluti della scena synth-pop ed elettronica dance dagli anni Ottanta a oggi, capaci di fondere melodie irresistibili, testi intelligenti e arrangiamenti raffinati nati dalla cultura dei club londinesi.
Sul palco sono soltanto in cinque: Neil Tennant, Chris Lowe, due percussionisti e una tastierista. Eppure la sensazione è quella di assistere a una produzione molto più ampia. Il merito è di una concezione scenica estremamente sofisticata, dove enormi schermi LED mobili ridefiniscono continuamente lo spazio visivo creando ambientazioni sempre diverse e trasformando il palco in una macchina narrativa perfettamente sincronizzata con la musica. Anche l’impegno del duo a favore dei diritti civili e della comunità LGBT+, da sempre radicato nella loro storia artistica, emerge con forza attraverso le immagini proiettate durante lo spettacolo.
Una Rotonda trasformata in dancefloor
La scaletta è una successione impressionante di classici. Il pubblico si accende subito con l’esecuzione di Domino Dancing, accompagnata da suggestioni visive dove scorrono immagini di Rudolf Nureyev. Love Comes Quickly viene accolta come un piccolo gioiello da intenditori. Ma sono tanti i brani in lista che trasformano la Rotonda in una gigantesca pista da ballo all’aperto: Suburbia, It’s a Sin, Always on My Mind, New York City Boy e in particolare Go West, la celebre reinterpretazione del brano dei Village People, accompagnata dalle immagini dei primi Gay Pride di San Francisco.
Per quasi due ore il pubblico canta praticamente ogni canzone. Dopo una pausa brevissima arriva il bis con West End Girls, il brano che nel 1985 li proiettò nell’Olimpo della musica pop mondiale: uno di quei momenti in cui si percepisce chiaramente il rapporto speciale tra una band e il proprio pubblico. L’ultima esecuzione è Being Boring, una conclusione perfetta per uno spettacolo che, pur celebrando oltre quarant’anni di carriera, non ha mai dato l’impressione di guardare al passato con nostalgia.
La prossima tappa per il gruppo sarà Istanbul. A giudicare dall’entusiasmo del pubblico, Taranto potrebbe rivelarsi una delle date più riuscite di questo tour europeo. Lo show resterà soprattutto come la prova che la scelta del coordinatore artistico Cesare Veronico di portare i Pet Shop Boys al Medimex è stata una scommessa coraggiosa e vincente. Il festival è caratterizzato da scelte artistiche di matrice differente, basti pensare a ospiti come Nick Cave o i Massive Attack. Questa svolta pop ha generato un evidente turnover nel pubblico, registrando un atmosfera, una risposta e un entusiasmo sotto il palco andati ben oltre le migliori aspettative.
Il finale a Spazioporto
La notte prosegue a Spazioporto, altro “organo vitale” della manifestazione e della vita culturale tarantina. Qui va in scena il Party Bordello, nome che richiama inevitabilmente i Gogol Bordello, con un insolito DJ set affidato a Eugene Hütz e Victoria Espinoza, Kay Bon Tempo (Puzzled Panther), affiancati da Luca De Gennaro e dal padrone di casa Gion Uein.
Un finale perfetto per una giornata in cui Taranto ha dimostrato ancora una volta di saper vivere la musica ben oltre il perimetro del palco principale.










































