Nel cuore del Salento, al Forum Eventi di San Pancrazio Salentino, il viaggio nella musica dei Genesis inizia con l’accoglienza di Carlo Massarini, storico giornalista e divulgatore musicale tra i più apprezzati in Italia, uno degli artefici della popolarità della band inglese nel nostro Paese grazie a programmi e testate che hanno segnato un’epoca come Per Voi Giovani e Ciao 2001.
Fin dalle prime battute trova conferma una delle osservazioni che ci aveva affidato nell’intervista pubblicata nei giorni scorsi: questo non è un progetto pensato per replicare i Genesis, ma per reinterpretarli. Massarini accompagnerà l’ascolto con brevi interventi di contestualizzazione e riflessione. Non una lezione di storia della musica, né tantomeno una biografia della band, ma un racconto capace di riportare alla mente il contesto culturale nel quale prese forma il rock progressivo.

Ricorda il coraggio di quei giovani musicisti che decisero di ignorare molte delle convenzioni dell’industria discografica: la libertà delle strutture compositive, la durata spesso monumentale dei brani, i testi immersi in mondi fantastici e visionari, le scenografie teatrali che trasformavano i concerti in vere e proprie rappresentazioni.
Dopo il saluto alla Nova Amadeus Chamber Rock, al coro e alla rock band, invita sul palco il direttore d’orchestra Stefano Sovrani, chiamato a guidare una formazione imponente composta da oltre sessanta orchestrali e più di venti coristi.
L’inizio è affidato esclusivamente all’orchestra. Una scelta che si rivela immediatamente efficace. Le partiture orchestrali provenienti dall’esperienza della London Symphony Orchestra e gli arrangiamenti di Dee Palmer permettono di cogliere quanto profonda sia la componente sinfonica della musica dei Genesis.
L’ouverture costruita sui temi di Watcher of the Skies, Mad Man Moon e Follow You Follow Me mette in evidenza la straordinaria ricchezza armonica delle composizioni della band inglese. Privati per qualche minuto della componente rock, quei temi mostrano tutta la loro eleganza melodica, quasi a voler dimostrare che il confine tra rock progressivo e musica sinfonica è molto più sottile di quanto si possa immaginare.
Quando fanno il loro ingresso Martin Levac e Nick D’Virgilio, lo spettacolo entra in una nuova dimensione. Le due batterie, disposte simmetricamente al centro del palco, diventano immediatamente il fulcro visivo della scena, incastonate all’interno del grande semicerchio formato dall’orchestra.
Con le prime note di Firth of Fifth iniziano anche le reazioni emotive del pubblico. Per molti presenti non si tratta semplicemente di ascoltare un brano: è il riaffiorare di decenni di ascolti, ricordi e suggestioni. E quando arriva Cinema Show, gli archi, i legni e gli ottoni amplificano ulteriormente quella sensazione, costruendo un paesaggio sonoro che conserva intatta la memoria dell’originale ma ne amplia continuamente gli orizzonti.
Uno dei momenti più attesi arriva con The Carpet Crawlers, dove la voce di Martin Levac, sostenuta dal coro e dagli arrangiamenti orchestrali, riempie gli spazi del Forum Eventi con una delicatezza quasi irreale. Guardando il pubblico si coglie una sensazione particolare: dietro i volti di molti spettatori sembra riaffiorare l’entusiasmo dei ragazzi che, decenni fa, avevano scoperto quel mondo fatto di racconti fantastici, visioni e poesia.
Martin Levac si è confermato un protagonista assoluto. Non soltanto per la sorprendente somiglianza vocale e fisica con Phil Collins, ma soprattutto per la sua capacità di entrare in sintonia con il pubblico. Con naturalezza ha coinvolto la platea nei cori e nelle parti più partecipative dello spettacolo.
Se Levac ha rappresentato il volto più familiare dei Genesis, Nick D’Virgilio ha stupito per la sua versatilità. Introdotto come batterista, ha mostrato qualità vocali e interpretative di altissimo livello.
Dopo la delicata Undertow, affidata alla giovanissima Giorgia Andreozzi, diciottenne artista emergente scelta da Serena Brancale per aprire alcune date del suo tour, la scena è stata conquistata dal travolgente “Killer Drum Duet“. Più che una sfida tra percussionisti, è stato un vero dialogo musicale capace di mostrare tutta la ricchezza espressiva degli strumenti a percussione.
Con I Know What I Like il pubblico è tornato protagonista, cantando e seguendo le evoluzioni sceniche di Levac, impegnato a rievocare la celebre “tambourine dance” di Phil Collins.
Dopo circa novanta minuti di musica, Massarini torna sul palco per introdurre Supper’s Ready, la monumentale suite di oltre venti minuti considerata da molti il vertice creativo dell’intera produzione Genesis. Un’opera che attraversa visioni apocalittiche, simbolismi religiosi e paesaggi immaginari per culminare nell’immagine della Nuova Gerusalemme. Nelle parole finali del suo intervento, il significato della composizione diviene un personale messaggio di speranza e rinascita, ricordando come, in fondo, “tutti noi aspettiamo una nuova Gerusalemme”; le sue parole vengono accolte da un lungo e sentito applauso del pubblico.
Al termine della suite, il lungo applauso tributato a musicisti, coristi, orchestrali e organizzatori ha rappresentato il giusto riconoscimento per un progetto tanto ambizioso quanto complesso. Sul palco sale anche il produttore Giorgio Rosa, di cui va apprezzato in particolare il coraggio di trasformare una passione personale in una produzione di grande respiro.
Il pubblico ha invocato il bis e la risposta non si è fatta attendere. The Lamb Lies Down on Broadway e The Musical Box hanno regalato gli ultimi momenti di una serata che non ha cercato di imitare i Genesis, ma di restituirne l’essenza attraverso una veste nuova, capace di emozionare tanto chi li ascolta da una vita quanto chi li scopre oggi.







































