Dopo quattro anni di assenza dai grandi palchi, Caparezza ha scelto il pubblico di “Rock in Roma” per inaugurare il suo nuovo tour, trasformando l’Ippodromo delle Capannelle in un universo narrativo dove musica, teatro e fumetto convivono senza soluzione di continuità. Più che un concerto, quello andato in scena ieri sera è stato un racconto in movimento: due ore abbondanti di immagini, cambi di scena, ironia e riflessioni che hanno confermato ancora una volta come l’artista pugliese continui a occupare uno spazio unico nella musica italiana.
Una scenografia che racconta una storia
La scenografia, ispirata all’immaginario del disco-fumetto Orbit Orbit, ha trasportato il pubblico in una dimensione fantascientifica popolata da pianeti, astronauti e creature aliene. Ma, come accade da sempre nei concerti di Caparezza, l’apparato visivo non è mai semplice spettacolo: ogni elemento dialoga con i testi, amplificandone il significato e costruendo un’esperienza immersiva. Il risultato è uno show dal ritmo serrato, capace di alternare momenti di leggerezza a passaggi di forte intensità emotiva.
La scaletta
La scaletta è stata costruita intorno all’ultimo album Orbit-Orbit, ma non sono mancati alcuni grandi successi di Capa come Vengo dalla Luna, Fuori dal tunnel e Vieni a ballare in Puglia, che come da tradizione segna la fine del concerto.
Il ricordo di Naji al-Ali e il simbolo di Handala
Uno dei momenti più significativi della serata è arrivato quando Caparezza ha deciso di interrompere il flusso dello spettacolo per ricordare il fumettista palestinese Naji al-Ali, autore di una delle icone più potenti della cultura e della resistenza palestinese. Un richiamo tutt’altro che casuale in un tour che mette il fumetto al centro della propria narrazione artistica e che, in ogni tappa, coinvolge un disegnatore chiamato a realizzare un’opera dal vivo destinata a essere battuta all’asta per beneficenza.
Caparezza ha raccontato la storia di Handala, il bambino creato da Naji al-Ali nel 1969. Raffigurato sempre di spalle, con i piedi nudi e le mani intrecciate dietro la schiena, Handala rappresenta il popolo palestinese in esilio. Il suo autore spiegò che il bambino avrebbe mostrato il volto soltanto quando i palestinesi fossero tornati nella loro terra. Da allora Handala è diventato un simbolo universale di resistenza, memoria e dignità, capace di superare i confini del fumetto per entrare nella storia dell’arte e dell’impegno civile. Il silenzio con cui il pubblico ha accolto questo racconto ha dimostrato come anche in un grande festival estivo possa esserci spazio per la riflessione.
L’attenzione per il pubblico
Non sono mancati gli episodi che raccontano il rapporto speciale tra Caparezza e i suoi fan. Durante il concerto l’artista ha fermato brevemente l’esibizione per consentire i soccorsi a uno spettatore che aveva accusato un malore, attendendo che la situazione tornasse sotto controllo prima di riprendere lo spettacolo. Un gesto semplice ma significativo, accolto da un lungo applauso.
Uno spettacolo che lascia il segno
Il concerto di Rock in Roma ha confermato ciò che i fan aspettavano da tempo: il ritorno di Caparezza non è soltanto quello di un musicista, ma di un autore capace di trasformare il live in un’esperienza culturale completa. Tra satira, filosofia, fumetto, musica e impegno civile, il suo spettacolo continua a dimostrare che il concerto può essere ancora un luogo dove divertirsi, emozionarsi e, soprattutto, pensare.
Live report di Stefania Rossi







































