Cronaca semiseria di una giornata milanese da parte di un modenese nel calore post moderno dell’estate 2026

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Ci sono giornate che sembrano avere una scaletta precisa e invece finiscono per diventare un piccolo romanzo di incontri, chilometri, musica e coincidenze. Ieri è andata esattamente così.

 

La prima tappa è stata la registrazione di “E Grazie Al Basso” su Rocker Tv. Se avete voglia di perderci un’oretta, trovate qui la puntata completa:
https://www.youtube.com/live/vbjAe-FWcjY?si=OGUnQs_dxzf1rAlr

È stato davvero bello ritrovarsi a parlare con due colleghi bassisti. Ma non è stato il classico incontro da appassionati intenti a discutere per ore di pickup, valvole, corde flat o round, compressori e pedali. Certo, anche quello fa parte del gioco. La cosa che mi sono portato a casa è stata un’altra.

È stato quel raro senso di appartenenza che oggi sembra sempre più difficile trovare. La sensazione che esista ancora una comunità fatta di persone che, pur avendo percorsi diversi, condividono la stessa lingua. Una lingua fatta di groove, concerti, chilometri, errori, entusiasmi e quella continua ricerca di un suono che forse non si raggiunge mai davvero. Si parla di bassi, certo. Ma in fondo si parla della vita.

Finita la trasmissione, approfittando della straordinaria gentilezza di uno dei due ospiti, il grande Giuseppe Fiori, ho felicemente scroccato un passaggio da Sesto San Giovanni fino al Detune.

Screenshot

Anche quello è stato un piccolo viaggio nel viaggio. Milano dal finestrino ha sempre qualcosa da raccontare. Le periferie che si rincorrono, i palazzi che sembrano cambiare pelle ad ogni incrocio, i tram che continuano imperterriti la loro traiettoria come se il tempo non li riguardasse. Una città che corre, si interrompe, riparte. Ti lascia il tempo giusto per osservare e subito dopo ti costringe a guardare oltre.

Al Detune il caldo aveva deciso di essere il protagonista assoluto della giornata. Un caldo quasi teatrale, capace di rendere ogni gesto leggermente più lento e ogni bottiglia d’acqua un oggetto prezioso.

Il soundcheck, però, ha rimesso immediatamente tutto al proprio posto. Ho avuto il piacere di suonare attraverso un impianto hi-fi davvero straordinario. Di quelli che non cercano di impressionarti con il volume ma con la qualità. Ogni nota del basso trovava il suo spazio naturale, ogni sfumatura arrivava nitida. È raro trovare locali che abbiano questa attenzione per l’ascolto. Quando succede, te ne accorgi immediatamente. È come entrare in una stanza dove qualcuno ha pensato anche al silenzio.

Poi sono arrivati i compagni di serata.

Paz De Fina con la sua chitarra acustica, capace di far sembrare semplici anche le cose più difficili. Daniele con l’elettrica, elegante e preciso. E soprattutto Vincenzo Zampa, che continua ad avere quella capacità quasi magica di attraversare le canzoni con l’energia di uno stand up comedian. Ti fa sorridere un secondo prima e riflettere quello dopo, senza che il passaggio si avverta davvero. È un talento raro: trasformare un concerto in una conversazione.

Alla fine si riparte.

L’autostrada, come sempre, decide di ricordarti che il rock and roll passa anche dai cantieri, dalle deviazioni, dalle corsie chiuse e dalle code infinite. E mentre davanti a te lampeggiano frecce gialle e luci arancioni, ti torna in mente Bruce Springsteen: “The highway’s alive tonight…”

Ed è vero.

L’autostrada è viva. Non perché sia romantica. È viva perché è popolata da persone che stanno tornando da un concerto, andando a lavorare, trasportando strumenti, rincorrendo un palco, un’idea o semplicemente il prossimo giorno.

A quel punto smetti persino di arrabbiarti per il traffico. Fa parte del mestiere. Fa parte del viaggio. Fa parte della scelta che hai fatto tanti anni fa, quando hai deciso che la musica non sarebbe stata un hobby, ma il modo attraverso cui abitare il mondo.

E forse è proprio questo il privilegio più grande.

Scoprire che, alla fine di una giornata lunga, quello che rimane non sono i chilometri percorsi o il caldo insopportabile, ma le persone incontrate lungo la strada. Perché sono loro a dare il ritmo ai ricordi. Il resto è soltanto il tempo che passa, mentre il basso continua ostinatamente a tenere il tempo.

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