Orofino, musicista e autore siciliano che ha fatto della passione per la musica brasiliana una delle cifre distintive del proprio percorso artistico, ha pubblicato il 19 giugno – con l’etichetta indipendente Megghiu Suli – Orofino, il suo primo 45 giri.
Un progetto concepito fin dall’inizio attorno alla forma del disco a due lati, con i brani Amarello e Eu che dialogano tra loro come due facce complementari dello stesso racconto musicale.
Le due canzoni, scritte e prodotte da Orofino (con Marco Castello che ha co-prodotto Amarello) e disponibili in vinile e digitale, si muovono in una dimensione d’ascolto più fisica e rituale, in cui ciascun lato mantiene una propria identità. Amarello e Eu restituiscono due anime complementari dello stesso universo musicale: la vitalità luminosa del primo e l’introspezione delicata del secondo. Un omaggio autentico alle sonorità brasiliane, reinterpretate attraverso uno sguardo personale e mediterraneo, con il cavaquinho – fedele compagno di viaggio e cifra stilistica del progetto – al centro della narrazione.
Nel loro dialogo, Amarello e Eu costruiscono un equilibrio naturale tra energia e contemplazione, colore e profondità, e rendono omaggio alla tradizione musicale brasiliana senza rinunciare a una voce contemporanea e autentica, confermando la capacità di Orofino di trasformare influenze lontane in un linguaggio personale e riconoscibile.
Ecco la nostra intervista ad Orofino, in cui ci racconta il progetto:
Concepire il progetto su un 45 giri costringe l’ascoltatore a un gesto: fermarsi, alzarsi e girare il disco. Questo “rituale” gli permette di entrare anche fisicamente in un altro mondo, separando la festa dall’introspezione. Come si concilia questa dimensione d’altri tempi con l’ascolto liquido dello streaming, dove tutto scorre senza interruzioni e questa ricerca dello stacco netto va perduta?
Credo che il vinile stia vivendo una nuova giovinezza proprio perché oggi siamo immersi nel digitale. Le nuove generazioni sentono sempre di più il bisogno di avere tra le mani qualcosa di fisico, di concreto, non solo un file che scorre sullo schermo. Ascoltare un disco su un giradischi, con i suoi gesti e i suoi tempi, ha una bellezza tutta particolare: ti costringe a fermarti, a dedicare attenzione alla musica. È un’esperienza diversa, più consapevole, che può convivere benissimo con lo streaming, offrendo però un altro tipo di ascolto.
L’ascolto dei due brani rivela un contrasto netto: si passa dall’energia collettiva di un samba suonato con una band intera all’intimità assoluta di una ballata. Questa transizione così netta riflette due tuoi momenti personali o voleva essere proprio un manifesto delle due anime della musica brasiliana — la festa e la saudade?
Il contrasto tra i due brani è stato voluto e pensato fin dall’inizio. Mi affascinano entrambe le visioni della musica: quella che serve a far festa, a trasmettere energia e positività, e quella che invece riesce a fermare il tempo, invitandoti a riflettere, sempre in una chiave luminosa. In questo senso sì, è anche un manifesto e un omaggio alla musica brasiliana, che riesce a tenere insieme perfettamente la dimensione della festa e quella della saudade.
In Amarello si respira un’energia corale, con un tappeto sonoro ricco di elementi e sfumature. Come si è sviluppato l’arrangiamento di questo brano?
Amarello è una canzone che mi rappresenta molto: è solare, positiva, aperta. L’arrangiamento si è sviluppato in modo estremamente naturale durante i tre giorni di registrazione, insieme a musicisti che sono prima di tutto amici. Abbiamo lavorato mantenendo un’atmosfera leggera e positiva, suonando, jammando, lasciando emergere spontaneamente le idee migliori. Da lì abbiamo poi selezionato e organizzato tutto, dandogli una forma precisa e coerente, anche grazie al lavoro sulla direzione artistica che ho condiviso con Marco Castello.
A differenza della coralità del Lato A, Eu si apre in modo estremamente nudo e confidenziale: solo la tua voce e un intreccio acustico. Nella seconda metà del brano l’atmosfera cambia in modo molto sottile: l’arrangiamento si stratifica, entrano i fiati sullo sfondo, poi lo shaker e nuove sfumature di corde. Come avete lavorato a questa progressione per arricchire il pezzo senza spezzare l’intimità iniziale?
Eu, a differenza di Amarello, è un brano molto intimo e confidenziale. È nato durante uno dei miei viaggi in Messico, a Cabo Pulmo, in un momento di grande pace, quando mi sono ritagliato del tempo tutto per me e ho scritto la canzone chitarra e voce. Successivamente, in studio a Napoli, insieme al mio caro amico Gigi Scialdone, abbiamo deciso di arricchire la seconda parte con arrangiamenti molto delicati, mai invasivi. L’idea era quella di aggiungere sfumature senza rompere l’intimità iniziale, accompagnando il brano in modo naturale e rispettoso del suo mood.
Canti in portoghese brasiliano, ma la genesi di questo progetto tocca la Sicilia (Ortigia), il Messico (dove hai scritto Eu) e Napoli (dove l’hai registrata). Come riescono a convivere questi luoghi così diversi all’interno di una lingua e di un genere che appartengono a un altro emisfero?
Ho scelto di cantare in portoghese brasiliano perché amo profondamente quella lingua e quel Paese: la trovo calda, solare e malinconica allo stesso tempo. In fondo sento che Sicilia, Messico, Napoli e Brasile hanno moltissime cose in comune. Sono luoghi “colorati”, abitati da persone aperte e accoglienti, ma spesso segnati anche da difficoltà e contraddizioni nel vivere quotidiano. Questa affinità emotiva e culturale mi fa sentire a casa, anche quando canto in una lingua che appartiene a un altro emisfero.
Dopo il singolo Amsterdam nel 2023 e questo nuovo 45 giri, come intendi far proseguire il tuo percorso solista? Quali sono le prossime direzioni che vorresti esplorare?
Voglio continuare il mio percorso solista così come ho fatto finora: in maniera naturale, spensierata, senza aspettative particolari, guidato solo dal piacere di creare musica che possa far stare bene chi l’ascolta. Ho già altri brani pronti che devo ultimare e che vanno in direzioni diverse, perché amo sperimentare e lasciarsi emozionare da cose nuove. Per me la musica resta prima di tutto un viaggio, e voglio continuare a seguirlo con curiosità.
Bio
Luigi Orofino è un musicista curioso e giramondo. Il suo percorso inizia nel 2016 a Ortigia, nel cuore di Siracusa, dove si avvicina da autodidatta al cavaquinho, tradizionale strumento brasiliano. Quella che nasce come una passione personale si trasforma presto in un viaggio musicale fatto di incontri, condivisione e scoperta.
Tra le strade, le piazze e i vicoli di Ortigia, Luigi intreccia amicizie e collaborazioni con musicisti come Marco Cappuccio, Peppe Siracusa, Stefano Ortisi, Erlend Øye e Marco Castello. Lunghe jam session improvvisate, pranzi interminabili e una profonda passione per la musica condivisa diventano il terreno fertile su cui cresce la sua identità artistica.
Nel 2018, seguendo Erlend Øye in Sud America insieme a Stefano Ortisi e Marco Castello, nasce quasi per caso La Comitiva. Quello che inizialmente sembra un gioco tra amici si trasforma rapidamente in una realtà internazionale, con tournée tra Sud America ed Europa e un album omonimo che uscirà poi nel 2024.
Nel novembre 2022, durante un viaggio a Città del Messico, Luigi incontra DJ Tennis. Da quell’amicizia nasce una collaborazione che porta, nel giugno 2023, alla pubblicazione del suo primo singolo solista, Amsterdam. Registrata a Siracusa nella casa di Erlend Øye, Amsterdam prende forma durante tre giorni di intensa convivenza creativa insieme a Gigi Scialdone, Lucio Aquilina, Stefano Ortisi, Peppe Siracusa, Marco Cappuccio e Marco Castello, che ne firma anche la produzione.
Parallelamente all’attività musicale, Luigi lavora come manager di Marco Castello e contribuisce allo sviluppo dell’etichetta indipendente Megghiu Suli.
Oggi, dopo anni di viaggi, collaborazioni e sperimentazioni, Orofino continua a guardare al Brasile come alla propria casa musicale dell’anima, come dimostra il 45 giri appena pubblicato.







































