Prosegue alla Cineteca Milano Arlecchino il secondo atto della rassegna dedicata a Luchino Visconti
Il 2 novembre 1906 in uno stabile elegante di Via Marsala a Milano in zona Brera a due passi dal Corriere della Sera nasce Luchino Visconti, quarto di sette figli del duca Giuseppe Visconti di Modrone e di Carla Erba, nipote del fondatore della casa farmaceutica e figlia di Luigi Erba, musicista amico di Verdi. La casa natale è quella della nonna materna Anna Erba, ma la famiglia abita il palazzo Visconti in Via Cerva, luogo di cultura e di intrattenimento di molti intellettuali cittadini. Il piccolo Luchino come i suoi fratelli riceve un’educazione affettuosa, ma rigida. Studente svogliato al liceo Berchet, ama la scenografia e l’arredamento, il melodramma e il teatro. Compie grandi viaggi all’ estero tra le capitali europee e si fidanza successivamente con la principessa Irma Windisch – Groetz. Ha anche un’altra passione molto forte, quella dei cavalli.
Dopo aver prestato servizio militare in Cavalleria a Pinerolo, torna a Milano nel 1928, dove suo padre nel frattempo ha fondato al teatro Eden in Piazza Castello una sua compagnia di prosa nella quale debutta la giovane Andreina Pagnani. Luchino muove così i primi passi sulle scene allestendo due spettacoli. Contemporaneamente fonda anche una sua scuderia a San Siro con la quale si guadagna una certa fama di allevatore perché i suoi cavalli si aggiudicano premi importanti.
Nel 1933, incuriosito dal cinema e influenzato da alcuni film sperimentali dei surrealisti Buñuel e Dalì, acquista una cinepresa in 35 mm con la quale pur non avendo nozioni di regia cerca di girare una pellicola incentrata su di un soggetto stile melodramma, storia di un adolescente (interpretato da un affascinante giovane incontrato durante una sfilata fascista), innamorato di tre donne, una ragazzina, una prostituta e una signora più matura che rappresenta per lui l’ ideale femminile cui presta il volto sua cognata Nicky di cui è invaghito. Le riprese avvengono in esterni nelle campagne milanesi e negli stabilimenti “Milano Films” alla Bovisa.
Nel 1936 a Parigi l’incontro con Jean Renoir avvenuto grazie all’amica Coco Chanel, la celebre stilista e sua amante, gli apre le porte del cinema. E’ costumista e aiuto regista per il film Partie de campagne. In quel periodo prende coscienza della sua omosessualità in seguito alla frequentazioni con Gide, Cocteau e il fotografo Horst e matura, nonostante le sue origini aristocratiche, una convinzione politica che lo porta a abbracciare l’ideologia marxista.
Rientrato in Italia dopo la morte della madre, si trasferisce a Roma e nel 1941 liquida la scuderia di cavalli per dedicarsi allo spettacolo. Nel ’43 dirige Clara Calamai che ha sostituito Anna Magnani in attesa di un figlio in Ossessione, inizialmente intitolato Palude. Nasce il neorealismo.
Arrestato dai fascisti come resistente rischia grosso, ma fortunatamente si salva. Nel ’45 è a Milano dove cura la regia di La via del tabacco in scena al teatro Olimpia dal 4 dicembre e poi di altri allestimenti al Nuovo, al Manzoni, alla Scala. Nel 1960 inizia la faticosa lavorazione del suo capolavoro Rocco e i suoi fratelli tra freddo e nebbia incontrando come è noto molte difficoltà. Il conte Adrio Casati, presidente della Provincia, gli nega il permesso di filmare la scena decisiva, quella dell’uccisione della prostituta Nadia all’Idroscalo. Un oltraggio stupido e inutile per uno dei più grandi registi del nostro cinema che tornerà nella metropoli lombarda nel ‘62 per il mediometraggio Il lavoro, folgorante episodio di Boccaccio ‘70 ambientato all’ interno di un piccolo e fatuo gruppo di famiglia altoborghese.
ll cinema di Luchino Visconti si distingue per la capacità di coniugare realismo storico, intensità emotiva e raffinatezza formale in un linguaggio cinematografico di grande potenza espressiva. La sua opera attraversa diverse stagioni stilistiche, ma mantiene una coerenza profonda: l’attenzione ai destini individuali come specchio delle trasformazioni storiche e sociali.
Tra gli altri film della sua prestigiosa carriera di cineasta si ricordano Il gattopardo (1963); Vaghe stelle dell’Orsa (1965); Lo straniero (1967); La caduta degli dei (1969); Morte a Venezia (1971); Ludwig (1973); Gruppo di famiglia in un interno (1975); L’innocente (1976). Il regista muore a Roma il 17 marzo 1976.
Il programma della rassegna – Atto II – I grandi affreschi
Sabato 11 luglio, ore 18.00, mercoledì 15 luglio ore 20.00, Il gattopardo; Venerdì 17 luglio, ore 17.00 e mercoledì 22 luglio, ore 21.00, Senso; Lunedì luglio, ore 19.00 e sabato 25 luglio, ore 15.00, Vaghe stelle dell’Orsa; Lunedì 27 luglio, ore 21.00 e Domenica 2 agosto, ore 17.00, Le notti bianche; Martedì 4 agosto, ore 18.00 e domenica 9 agosto, ore 17.00, Rocco e i suoi fratelli.







































